La Stampa - 18.09.2019

(Kiana) #1

GIORDANO STABILE
INVIATO A GERUSALEMME


L’incubo per Benjamin Netanya-


hu si è materializzato alle dieci
di sera, quando, pochi secondi


dopo la chiusura dei seggi i pri-
mi exit poll mostravano che
neanche questa volta aveva otte-


nuto la maggioranza. Due sui
tre sondaggi autorizzati davano


il suo Likud superato di almeno
un seggio dal partito del grande


rivale Benny Gantz, Blu e Bian-
co. Una prospettiva tanto più ne-


gativa, perché prevedeva che
Gantz, assieme alla Lista unica


araba e ad Avigdor Lieberman
(Yisrael Beiteinu), potesse arri-


vare a una maggioranza di 63
seggi su 120. Una coalizione dif-


ficile ma che, se confermata, po-
trebbe consegnare all’ex genera-
le l’incarico per formare il nuo-


vo esecutivo e segnare la fine po-
litica del primo ministro più lon-


gevo della storia di Israele.
Tutti i numeri dovranno esse-


re convalidati dallo spoglio fina-
le, questa mattina. Ma la tenden-


za, nella notte, sembrava chia-
ra. Netanyahu non ha chance di


formare una maggioranza se
non a costo di coalizzarsi con


l’ex alleato Lieberman, una pos-
sibilità esclusa dopo lo stallo del


9 aprile scorso, e tanto più im-
probabile perché il leader dei
russofoni ha stretto un patto


elettorale con Gantz prima del
voto. Il sondaggio di Channel


12 dava al centrodestra 57 seg-
gi, 55 al centrosinistra e 8 a Lie-


berman, più che mai l’ago della
bilancia. Per Channel 13 era il


centrosinistra a essere in vantag-
gio 58 a 54. Il terzo sondaggio


dava a Lieberman 10 seggi.


Tra appelli e violazioni
L’affluenza è stata di 2,4 punti


più alta rispetto al 9 aprile e que-
sto ha giocato a sfavore di Neta-
nyahu. Cinque mesi fa la mino-


ranza araba si era astenuta in
massa, ieri la Lista unica araba


ha recuperato molti elettori e
avrebbe ottenuto fra gli 11 e i 13


seggi. Lo stesso premier ha subo-
dorato il pericolo durante il voto


e, in violazione di tutte le regole
elettorali, ha pubblicato sulla pa-


gina Facebook del Likud son-
daggi riservati per invitare i suoi


sostenitori ad andare in massa
alle urne. «Non è un trucco», ha
esortato i suoi: «Sinistra e arabi


sono in vantaggio, andate a vo-
tare». Una violazione che gli è co-


stata la sospensione da Face-
book, per la seconda volta in po-


chi giorni. Ma le sue preoccupa-
zioni sono adesso altre. Per due


volte quest’anno Netanyahu ha
ottenuto elezioni anticipate e le


ha trasformate in un referen-
dum su di lui. Contro la sinistra


e contro la magistratura. Le in-
chieste per corruzione e abuso


di potere l’hanno messo all’an-
golo la scorsa primavera. A otto-
bre rischia un rinvio a giudizio.


Lieberman ha approfittato di
questa debolezza per sfilarsi dal-


la maggioranza e puntare alla
leadership del centrodestra.


L’opposizione si è coalizzata at-
torno alla figura di Gantz, un


«antipolitico», ferreo sulla sicu-
rezza e aperto a riforme sociali.
La politica estera, l’appoggio to-
tale di Trump, hanno aiutato Ne-
tanyahu a pareggiare in aprile.
A settembre questo sostegno
non si è fatto sentire. Il premier
ha puntato sul voto negli inse-
diamenti, ha promesso di annet-
tere parti della Cisgiordania.
Non è bastato. Gli alleati di de-
stra e religiosi (Yamina, Shas,
Utj) non sono andati benissimo.
La Knesset resta bloccata come
cinque mesi fa. L’ipotesi non det-
ta, ma che resta la preferita del
presidente Rivlin, è una grande
coalizione Likud-Blu e Bianco.
Ma la condizione posta da Gan-
tz è che non ci sia Netanyahu.

Benny Gantz, leader del partito Blu e Bianco L’attuale premier Benjamin Netanyahu

REUTERS


L’insediamento di Tekoa un giorno potrebbe diventare parte di uno Stato palestinese

Nei Territori assediati dalla paura


“Continuiamo a sperare in Bibi”


DALL’INVIATO A GERUSALEMME


A


l piccolo emporio
all’ingresso dell’inse-
diamento di Tekoa la
tensione è ancora più
forte che cinque mesi fa. Il pae-
saggio è idilliaco, le case a due
piani immerse nei pini e negli oli-
vi, le aiuole curate e colorate del
giallo e del rosso delle peonie.
Ma i tremila abitanti sanno di es-
sere sulla frontiera, appesi al filo
dei risultati, con i primi exit poll
che danno in testa Benny Gantz.
Ma qui è Bibi o il nulla, il rischio
di rimanere nel limbo per altri
decenni. Tekoa, fondato nel

1975 su terre espropriate al vici-
no villaggio arabo di Al-Tuqoa,
è ad appena 18 chilometri da Ge-
rusalemme, sulla strada che por-
ta a Hebron. Gush Etzion, il fa-
migerato crocevia con le sue fer-
mate dell’autobus sotto costan-
te attacco, è a un tiro di schiop-
po. La sbarra d’acciaio e i con-
trolli all’ingresso significano
questo: essere nei Territori «con-
tesi», in quello che un giorno po-
trebbe diventare un pezzo dello
Stato palestinese. Oppure, co-
me ha promesso Benjamin Neta-
nyahu, parte a pieno titolo dello
Stato di Israele.
«Gli arabi ci assediano – spie-
ga senza mezzi termini Yona
Cohen, 52 anni, insegnante di

sostegno -. Vivevo a Gerusalem-
me, sono venuta qui per uscire
dal caos e dalla paura. Non vo-
glio essere sbattuta fuori». Ne-
tanyahu, ammette, non le pia-
ce più di tanto ma di Benny Gan-
tz non si fida fino in fondo: «Ha
detto che potrebbe allearsi con
la Lista araba, è disposto a tutto
pur di arrivare al potere». Spe-
ra in un risultato netto a favore
del centrodestra anche se l’in-
certezza è totale. «Ho votato
per Ayelet Shaked – precisa -. E’
una donna forte e coerente. So
che resterà fedele a Netanya-
hu, non come Lieberman. E’ im-
portante che i partiti di destra
siano in crescita, è in base agli
alleati che Bibi si muoverà».

Uniti contro Avigdor
Yona porta i capelli biondi a ca-
schetto, sciolti. È laica e ha scel-
to Tekoa perché è un insedia-
mento dove laici e religiosi vi-
vono fianco a fianco senza pro-
blemi, a differenza di quelli ul-
traortodossi. «Ognuno vive a
suo modo. E poi quello che con-
ta è che il costo della vita è la
metà rispetto a Gerusalem-
me». Su un punto laici e religio-
si concordano. Ed è il disprez-
zo per Lieberman. «Dice che
vuole annettere la Giudea e la
Samaria, che farà più di Neta-
nyahu. Ma in realtà è soltanto
un russo manovrato da Putin.
E Putin è amico dell’Iran, e de-
gli arabi». Anche sul piano di

pace, il fantomatico «accordo
del secolo» promesso da Do-
nald Trump le opinioni sono
nette. Va bene tutto, purché
non nasca lo Stato palestinese,
che «ci distruggerebbe».
Su questo però dissente la fi-
gura religiosa più importante
di Tekoa, influente in tutta
Israele, il rabbino Yossi Fur-
man. E’ il rettore del collegio
Machanaim, a otto chilometri
da Tekoa. Magro come un chio-
do, dall’energia trascinante, è
adorato dai ragazzi. Indica il
paesaggio dalla finestra del
suo studio. «Lì c’è il monte di

Erode, accanto l’insediamen-
to ebraico, sulla collina di fron-
te il villaggio palestinese. So-
no come i fili di un tappetto.
Non si possono separare senza
distruggerlo». Per Yossi Fur-
man l’idea di cacciare gli arabi
è folle, e persino blasfema. «Se
Dio voleva soltanto il popolo
ebraico su questa terra avreb-
be disposto così. Il fatto che ci
siano anche i palestinesi è un
suo messaggio. Forse dobbia-
mo imparare qualcosa da loro,
forse vuole dirci qualcosa at-
traverso di loro. Dobbiamo es-
sere umili e imparare. Non è la
“nostra terra” e la terra che Dio
ha dato a noi e anche a loro».

«Osare la pace»
Per Yossi Furman il vero peri-
colo per la pace è rappresenta-
to dai laici nazionalisti, non
dai religiosi. Poi mostra un fo-
to appesa dietro la scrivania.
E’ il famoso scatto preso a un
comizio di Hitler: tutti con la
mano tesa nel saluto nazista,
tranne uno, un uomo scono-
sciuto. «Si può sempre espri-
mere la propria opinione e so-
stenere le proprie idee, anche
quando non sono in sintonia
con il potere. Questo è il tem-
po del coraggio. Dobbiamo
osare la pace». GIO. STA.—
c BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

IL VOTO NELLO STATO EBRAICO


REPORTAGE


Netanyahu senza maggioranza, Gantz avanti


I destini di Israele nelle mani di Lieberman


Likud e alleati sotto i 60 seggi. L’ex generale cerca l’appoggio di Yisrael Beiteinu. Recupera la Lista araba


La nuova Knesset

Lista Unica
Araba 12
(Balad, Hadash,
Taal, United
Arab List)

Laburisti
Gesher 5
(centrosinistra liberali)

Unione
Democratica
5

Blu-Bianco 33
(centristi, Gantz)

Likud 32
(destra nazionalista
Netanyahu)

UTJ - United
Torah Judaism 8
(ultraortodossi
ashkenaziti)

Shas 9
(destra
ultraortodossa
sefardita)

Yamina 7
(destra radicale laica)

Yisrael Beiteinu 9
(destra radicale laica)

120


seggi

Maggioranza

61

Exit poll
ore 22.

La 18

a
Knesset

Hadash 6
(sinistra radicale,
nazionalisti arabi)

Balad UAL 4
(nazionalisti arabi)

Laburisti 6
(centrosinistra)

Meretz 4
(sinistra
progressista)

Blu-Bianco 35
(centristi, Gantz)

Likud 35
(destra nazionalista
Netanyahu)

Shas 8
(destra ultra
ortodossa,
sefarditi)

UTJ 8
(ultra
ortodossi,
askenaziti)

Yisrael Beiteinu 5
(destra radicale laica)

Hayemin 5
(estrema destra religiosa)

Kulano 4
(liberali)

120


seggi

Maggioranza

61

Il rabbino Furman:
cacciare gli arabi non

è la soluzione,
la terra è di tutti

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