Il Sole 24 Ore - 23.08.2019

(Jacob Rumans) #1

Il Sole 24 Ore Venerdì 23 Agosto 2019 13


Finanza & Mercati


PARTERRE




Criptovalute, via al primo


mercato dei derivati


Deribit, la piattaforma per scambiare contratti future e derivati


su Bitcoin e Ethereum, ha stretto un accordo con Paradigm,
servizio di messaggistica destinato ai trader istituzionali per

lanciare un “block trade” solo per le criptovalute. La possibilità


dunque di trasferire grandi volumi di titoli a prezzo concordato
tra gli istituzionali. I contratti potranno essere stipulati sulle

due piattaforme, ma regolati e liquidati da Deribit, che ha un


fondo assicurativo progettato per coprire le perdite. Deribit ha
fissato una dimensione minima per i suoi “blocchi” di  Bi-

tcoin e  Ether, ovvero circa mila dollari e mila dollari
rispettivamente, per i contratti derivati legati alle due valute

digitali, come ha spiegato il ceo John Jansen. Dieci tra le più


grandi società di criptovalute si sono iscritte al servizio. L'ini-
ziativa fa parte di uno sforzo più ampio per creare un mercato

professionale per i derivati delle criptovalute. La scommessa è


che i contratti derivati sulle monete digitali possano arrivare
a superare le dimensioni del mercato sottostante. Al momento

non è cosi. I volumi medi giornalieri di opzioni Bitcoin sono


cresciuti da  milioni  di febbraio ai  milioni  di luglio. Ma
rimangono ancora una piccola parte rispetto ai  miliardi 

circa di Bitcoin che passano di mano ogni giorno. (Ri.Ba.)


Il riassetto dell’auto coinvolge (a parole) altri due illustri pro-


tagonisti. Il ceo di Volkswagen, Herbert Diess, sarebbe interes-
sato ad acquistare una quota in Tesla e se potesse «lo farebbe

subito». Questo, almeno, è quanto ha riferito la rivista tedesca


Manager Magazin. Indiscrezioni, tuttavia, che sono state poi
smentite dalla casa automobilistica con base in Germania.

«Le speculazioni circa l’intenzione di acquistare una quota


in Tesla fatte da Manager Magazin non hanno alcun fonda-
mento», ha indicato un portavoce del gruppo. Questo dopo che

sul mercato erano iniziati a circolare rumor piuttosto detta-


gliati riguardo l’interesse di Diess per Tesla. Secondo i quali
il manager sarebbe convinto che per Volkswagen potrebbe

essere una buona opportunità ritagliarsi una posizione nella


società di Elon Musk, non foss’altro perché potrebbe benefi-
ciare dalla competenza dell’azienda nel campo delle batterie

e del software. Secondo la rivista, la Volkswagen non avrebbe
problemi a portare a termine l’operazione disponendo in cas-

sa delle risorse finanziarie necessarie. Un grosso ostacolo po-


trebbe invece essere rappresentato dalla necessità di incassare
il via libera da parte delle due famiglie che controllano il grup-

po, i Piech e i Porsche. (R.Fi.)


Un crollo dell’utile del %. È il risultato chiave del bilancio


annuale di Qantas Airways, società aerea australiana che


ha pagato l’aumento dei costi del carburante e un dollaro
australiano più debole. La compagnia ha però annunciato

agli investitori un riacquisto di azioni da  milioni di
dollari e un dividendo più elevato. Questo mentre si pre-

para, peraltro, a testare un volo chiave: oltre  ore di


servizio. Qantas effettuerà voli fantasma da New York e
Londra a Sydney, portando solo pochi membri del perso-

nale per vedere come il corpo umano regge a una traversa-


ta così lunga. Questo prima di avviare dei servizi commer-
ciali effettivi. Qantas ha detto che simulerà i voli diretti

più lunghi del mondo già a ottobre. Il carico sarà di 


passeggeri più membri dell’equipaggio, la maggior parte
dei quali impiegati in azienda che verranno poi sottoposti

a una serie di controlli e valutazioni mediche. La compa-


gnia aerea australiana vuole iniziare voli diretti che colle-
gano Sydney a New York e Londra già nel . L’ammini-

stratore delegato Alan Joyce descrive i servizi come l’ulti-


ma frontiera dell’aviazione. (R.Fi.)
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Volkswagen e l’interesse


(smentito) per Tesla




Qantas: crolla l’utile


In arrivo voli da 20 ore


Mediaset, esposto contro Vivendi:


«Il socio francese deprime il titolo»


TELEVISIONE


Segnalazione alla Consob


dopo le indiscrezioni


sul piano MediaForEurope


Vivendi e Simon si iscrivono


al registro speciale olandese


per il voto maggiorato


Andrea Biondi


Tensione sempre più alta fra Mediaset


e Vivendi in una tenzone senza fine cui


ieri si è aggiunto un ulteriore capitolo,


con un esposto alla Consob da parte


del gruppo di Cologno che accusa i


francesi di manipolazione del merca-


to. In sostanza, come spiegato in una


nota della media company guidata da


Pier Silvio Berlusconi, ai francesi viene


imputato di agire «per deprimere il


corso di borsa del titolo Mediaset» fa-


cendo filtrare notizie negative sul pro-


getto MediaForEurope: la fusione


transfrontaliera fra Mediaset e Media-


set España che darà vita alla holding


internazionale del gruppo.


Si tratta dell’ennesimo scontro a


colpi di carte bollate in una battaglia


che va avanti dal  e che da inizio


giugno si gioca attorno al progetto Mfe


contro cui Vivendi sarebbe pronta a


tutto pur di mettere i bastoni fra le ruo-


te. Posizioni ufficiali da parte francese


non ce ne sono. Per questo nella sua se-


gnalazione alla Consob, trasmessa an-


che ad Agcom «ai fini del monitoraggio


di tale autorità sui comportamenti di


Vivendi a seguito della accertata viola-


zione dell art.  del Tusmar», Media-


set chiede di fare chiarezza.


Per gli avvocati di Cologno sarebbe


del resto dimostrabile che ogni qual-


volta il titolo della società «ha toccato


la soglia di  euro per azione, disco-


standosi così in modo apprezzabile dal


valore di recesso (fissato a , euro per


Mediaset, ndr.), Vivendi ha fatto filtrare


notizie non confermate con l’evidente


intento di screditare tanto il merito


dell’operazione», quanto «la stessa


possibilità di realizzarla». Il riferimen-


to specifico è alla notizia rilanciata da


Bloomberg martedì, citando fonti, di


Vivendi intenzionata a bloccare Mfe,


«ripresa anche dal sito Dagospia». No-


tizie, spiega Mediaset, «rimaste senza


commento o smentita». Da qui l’espo-


sto con la richiesta a Consob di invitare


Vivendi «ad assumere una posizione


pubblica e univoca in merito alle sue


reali intenzioni rispetto all’operazione


e all’assemblea del  settembre».


Al di là di tutto i tempi stanno strin-
gendo, con la prima deadline al 

agosto, termine d’iscrizione al regi-


stro per il voto maggiorato in Mfe. A
quanto emerso ieri Vivendi e Simon,

il trust in cui sono gestite le azioni di


Vivendi che eccedono il % come da
dettami Agcom, si sarebbero iscritte

con una mossa che inevitabilmente


appare contraddittoria rispetto alla
volontà di far saltare l’operazione ma

che, comunque, quantomeno fa pen-


sare alla volontà di mettersi con le
spalle al coperto qualora non avesse

buon gioco l’azione per far saltare


l’operazione. Perché questo accada –
al netto di azioni legali dell’ultim’ora

da parte di Vivendi con la speranza di


riuscire a far scattare una sospensiva
per l’assemblea del  settembre – i

momenti chiave sono due: l’assem-
blea e l’eventuale esercizio del diritto

di recesso in modo da sfondare il cap


da  milioni all’operazione. Nel pri-
mo caso per l’approvazione servono

la maggioranza semplice in Spagna


(dove Mediaset ha il %) e il voto fa-
vorevole dei due terzi in Italia. Scon-

tato che a Simon sia precluso l’acces-


so, come successo in precedenza,
mentre non è detto che la stessa cosa

accada per Vivendi con il suo ,%. Il


capitale votante sarebbe quindi pre-
sumibilmente attorno al -% (di

cui % retail) con, in questo caso,


maggioranza di due terzi sul %. Per
il via libera servirebbe quindi un % a

votare con Fininvest. In questo qua-


dro non è indifferente che uno dei due
proxy advisor, Glass Lewis, abbia dato

indicazione favorevole. Se poi ci fos-


sero defezioni nel capitale per Finin-
vest sarebbe ovviamente più sempli-

ce, fino a risultare autosufficiente se


a mancare in assemblea fosse un ulte-
riore  per cento.

Più spinoso il tema del recesso. Il li-


mite è stato fissato a , euro per l’Ita-
lia (, euro il valore del titolo ieri che

ha chiuso a +,%) e , per la Spagna


( euro il valore ieri; +,%). Ma qui –
concentrandosi sull’Italia che è il pal-

coscenico dello scontro fra Mediaset e
Vivendi – molti analisti fanno riferi-

mento a un diritto che i francesi eserci-


terebbero a , euro contro i , euro
per azione pagati da Vivendi  anni fa.

Di certo, se è vero che Mfe è un progetto


europeo sulla falsariga di quello che
Vivendi ha sempre detto di voler per-

seguire, è anche vero che i francesi, co-


me il proxy Iss che ha dato indicazione
contraria a Mfe, giudicano indigesto il

punto della governance, con il raffor-


zamento della presa di Fininvest. Non
un punto da poco per Vivendi.

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PARTITA SVIZZERA


Tlc, Sunrise vuole comprare Upc


ma il socio tedesco Freenet fa muro


Sul tavolo una operazione


da , miliardi di euro,


ma serve più capitale


Lino Terlizzi


LUGANO

Si fa più duro lo scontro tra il mana-


gement della svizzera Sunrise, attiva
nelle telecomunicazioni, e il suo

maggior azionista, la tedesca Free-


net. L’oggetto del contendere è l’ac-
quisizione dell’elvetica UPC, ben

piazzata nella rete via cavo, da parte


di Sunrise. Il management di que-
st’ultima, guidato dal ceo Olaf Swan-

tee, ha affermato più volte che que-


sta operazione - con un prezzo d’ac-
quisto di , miliardi di franchi, cioè

, miliardi di euro – è una pietra mi-
liare per la società. Freenet ha mani-

festato alcuni dubbi sin dal momen-


to dell’annuncio nei mesi scorsi e ora
la divergenza si fa più netta. Ieri Sun-

rise ha annunciato l’apertura di


un’inchiesta interna sui membri
Freenet del cda, per verificare se

questi siano in conflitto di interesse,


aggiungendo che saranno esclusi
dalle future decisioni su UPC.

Il titolo Sunrise ha risentito di


questa nuova tappa dello scontro e
ieri ha chiuso in ribasso di oltre il %

alla Borsa di Zurigo. Secondo alcuni


analisti della piazza elvetica, l’azione
Sunrise ha risentito anche delle pre-

se di beneficio dopo alcune settima-
ne di rialzi, oltre che del conflitto con

Freenet. Il titolo di quest’ultima ha


chiuso con una flessione dello ,%.
A cedere UPC è la britannico-

americana Liberty Global. Sunrise è


il secondo operatore tlc in Svizzera,
alle spalle dell’ex monopolista Swis-

scom e davanti a Salt; ha una buona


posizione nella telefonia mobile e
intende unire questa alla forza di

UPC nel cavo, per insidiare la leader-


ship di Swisscom. Per molti analisti
l’operazione ha in effetti un senso

dal punto di vista industriale, ma per


una parte il prezzo è troppo elevato.
Freenet, che ha circa il % di Sunrise

(il resto del capitale è frazionato, tra


investitori istituzionali e mercato), si
è opposta al piano di aumento di ca-

pitale di , miliardi di franchi, fina-
lizzato all’operazione. La società te-

desca ritiene l’aumento troppo alto.


Freenet avrebbe pure respinto, se-
condo fonti Sunrise, un’ipotesi alter-

nativa di prestito obbligazionario. Il


vertice di Sunrise accusa Freenet di
voler puntare su una vendita di quo-

te Sunrise alla stessa società svizzera


o a Liberty Global, e di non voler mi-
rare allo sviluppo delle attività.

Mentre infuria la battaglia tra ma-


nagement e maggior azionista, Sun-
rise ha reso noti anche i suoi risultati

nel secondo trimestre . La socie-


tà ha registrato un utile netto trime-
strale di  milioni di franchi, in au-

mento del ,% rispetto allo stesso


periodo dell’anno scorso; il fatturato
trimestrale si è attestato a  milio-

ni di franchi, in ribasso dell’,%.


Sunrise ha dunque fatto del meglio
del previsto per l'utile ed è invece ri-

masta al di sotto delle attese per i ri-


cavi. Il vertice della società ha co-
munque espresso ottimismo sul-

l’andamento degli affari nella re-


stante parte dell’anno.
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ANSA

Alta tensione con Vivendi. Esposto di Mediaset contro il socio francese


Litio in testacoda: ora è troppo e cade sotto 10 dollari


Sissi Bellomo


Sul mercato del litio la febbre da Tesla


è passata. Il metallo impiegato nelle


batterie – dell’auto elettrica e non so-


lo – continua a perdere valore, men-


tre si diffonde la convinzione che po-


trebbero trascorrere diversi anni pri-


ma che i prezzi tornino a correre. Il


carbonato di litio costa ormai meno di


 dollari al chilo sulla piazza cinese,


la più importante perché è nella Re-


pubblica popolare che si concentra


circa il % della capacità di tratta-


mento del metallo: il prezzo (che ha


una forte influenza sul mercato glo-


bale) ha toccato mila yuan per ton-


nellata, equivalenti a , /kg, se-


condo le rilevazioni del Cru Group, in


ribasso di quasi il % dall’inizio del-


l’anno e più che dimezzato rispetto ai


primi mesi del  quando si era


spinto sopra  /kg. Per l’idrossido


di litio il calo nel  è stato del %


(a . yuan/tonnellata).


La situazione attuale era in gran


parte prevedibile (e qualche esperto


in effetti l’aveva prevista): la corsa al-


l’«oro bianco» – una materia prima


tutt’altro che rara nel mondo – ha


provocato un rapido aumento del-


l’offerta, tanto grande che da solo sa-


rebbe bastato a frenare i rincari. In


più c’è stato anche un rallentamento


della domanda.


I consumi di litio, beninteso, conti-
nuano ad espandersi. Ma ad un ritmo

più moderato rispetto al recente pas-


sato e lontanissimo dalla crescita
esponenziale prefigurata negli scena-

ri iperbolici che fino a poco tempo fa


entusiasmavano gli investitori. Le
vendite di smartphone – anch’essi ali-

mentati a batteria – stanno diminu-


endo a livello globale e in modo parti-
colarmente accentuato in Cina (-%

nei primi  mesi di quest’anno).


Quanto alle auto elettriche non si può
certo parlare di un boom, anche se

l’anno scorso le immatricolazioni so-
no più che raddoppiate nel mondo,

superando la soglia di  milioni.


A tirare la volata è sempre stata Pe-
chino e anche in questo caso c’è stata

una battuta d’arresto, legata non solo


all’indebolimento dell’economia (a
sua volta aggravato dall’escalation

nella guerra commerciale con gli


Usa), ma anche a una rimodulazione
degli incentivi per le auto “verdi” a

partire da marzo, che secondo Cru ha


comportato un taglio medio dei sussi-
di del -%. In un mercato automo-

tive complessivamente in contrazio-


ne da oltre un anno in Cina, le imma-
tricolazioni di auto elettriche sono ca-

late del ,% a luglio, a mila unità.


Nel frattempo a crescere in modo
esponenziale è la produzione di litio,

soprattutto in Australia, dove il metal-


lo viene estratto da un minerale chia-
mato spondumene (in America Latina

il litio proviene per la maggior parte


dai laghi salati degli altopiani andini).
La corsa all’oro bianco di Canberra

ha portato all’apertura di ben sei nuo-


ve miniere negli ultimi tre anni e ci so-
no progetti avviati per espandere an-

cora le forniture, in teoria del % nei


prossimi due anni, anche se di fronte


alla caduta dei prezzi le società coin-
volte stanno cominciando a tirare il

freno. Nel frattempo le forniture dal


Cile sono avviate a raddoppiare entro
il prossimo anno, se tutto andrà se-

condo i programmi.


In Australia qualche mineraria ha
cominciato a tagliare la produzione

nel tentativo di risollevare i prezzi del


litio. Ma il sacrificio rischia di rivelarsi
inutile secondo Cru, i cui analisti sono

convinti che nei prossimi  anni i


prezzi resteranno «molto più bassi ri-
spetto ai livelli raggiunti nel -».

Pessimista è anche Morgan Stanley,


che già l’anno scorso aveva lanciato
un allarme prezzi: il prezzo del litio

potrebbe calare di un ulteriore %


nei prossimi  anni, secondo la banca.
Lo stesso governo australiano preve-

de del resto che il surplus di offerta


durerà a lungo, almeno fino al .
Più incerto è lo scenario per il co-

balto, altro metallo prezioso per le


batterie. Anche in questo caso i prezzi
erano crollati (da un record decenna-

le di  /libbra ad aprile  ad ap-
pena   lo scorso luglio), ma la pro-

duzione – a differenza che per il litio



  • è molto concentrata e i tagli decisi
    da Glencore, hanno già avuto un ef-


fetto importante. La società il  ago-


sto ha deciso la chiusura entro fine
anno della miniera più grande del

mondo, Mutanda, nella Repubblica


democratica del Congo, perché «eco-
nomicamente non più sostenibile».

Da allora il prezzo del cobalto ha re-


cuperato oltre il  per cento.


á@SissiBellomo
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MATERIE PRIME


C


ontinua la discesa dello spread tra BTp e Bund.


Anche ieri il differenziale tra i titoli italiani e
quelli tedeschi sceso assestandosi a  punti

base,  in meno rispetto alla vigilia (). Va ricordato


che martedì, prima delle dimissioni di Giuseppe Conte
dalla carica di premier, lo spread era balzato a 

punti. Il rendimento del decennale italiano


scivola all’,%, il livello più basso da
ottobre . In questa fase di consultazioni

tra forze parlamentari gli investitori restano


ottimisti sul fatto che si trovi una quadra
affinché venga evitato lo scenario peggiore

dal punto di vista dei mercati, ovvero


l’immediato ritorno alle urne che potrebbe
complicare l’approvazione in autunno della

legge di Bilancio a cui si aggiunge
quest’anno la spinosa questione del rincaro

dell’Iva che, senza contromisure,


scatterebbe automaticamente a gennaio
. L’ipotesi di un governo “giallo-verde”,

frutto di un’alleanza tra il Movimento  Stelle e il Pd è


lo scenario “preferito” dagli operatori. Ed è su questo
che stanno puntando come confermato dalle Borse.

Ieri, in una seduta debole (Eurostoxx  a -,%)


Piazza Affari è il listino che ha fatto meglio (-,%).
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di Vito Lops


LO SPREAD SCENDE A 195


TASSI BTP COME NEL 2016


RENDIMENTO %
DEL BTP A 10 ANNI
Il tasso
del decennale
ai livelli del 2016

1,


L’offerta globale è cresciuta


in fretta, il mercato di auto


elettriche e smartphone frena


MERCATI


Prezzi in calo. Il litio scende sotto i 10 dollari al chilo


ago ott dic


2018 2019


feb apr giu


Idrossido
di litio

Carbonato
di litio

60

80

120

100

140

Fonte: Cru Group

Carbonato e idrossido di litio sul mercato cinese. In yuan/kg


Il crollo dei prezzi

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