Il Sole 24 Ore - 23.08.2019

(Jacob Rumans) #1

14 Venerdì 23 Agosto 2019 Il Sole 24 Ore


Finanza & Mercati


GIGANTI MALATI/


Industria. Quarto profit warning per il colosso tedesco,


che denuncia Bruxelles per lo stop alla fusione con Tata


Futuro più leggero


per ThyssenKrupp


in crisi di risultati


Matteo Meneghello


T


hyssenKrupp ritorna sul
«luogo del delitto» e si

accinge a presentare una


denuncia al Tribunale
dell’Ue contro la decisio-

ne con cui la Commissio-


ne, lo scorso giugno, ha bocciato il
piano strategico di scissione in due

società e la conseguente joint venture


con Tata nel segmento europeo dei
prodotti piani in acciaio. Si tratta se-

condo Reuters di una mossa simboli-


ca, che però dice molto sulla difficile
situazione che sta vivendo il gigante

tedesco, la cui operatività negli ultimi


mesi è stata rallentata dalle difficoltà
di alcuni mercati di riferimento (ac-

ciaio e automotive), unite all’esigenza


di dispiegare un’azione strategica di
riposizionamento e semplificazione

del business, ulteriormente ostacola-


ta dall’«incidente» di Bruxelles.
La preoccupante discesa della pro-

fittabilità dei numerosi business in-


crociati della conglomerata tedesca (si
va dai sottomarini all’acciaio, passan-

do per gli ascensori e l’automotive) si


è innescata circa due anni fa. Da allora,
pressato dai fondi (tra i principali, nel-

l’azionariato, figurano gli svedesi di
Cevian e l’onnipresente Elliot), il

gruppo ha inanellato quattro profit


warning di fila. L’ultimo è di pochi
giorni fa: con la pubblicazione della

terza trimestrale, è stata fissata a circa


 milioni la previsione per l’ebit


adjusted nei  mesi, contro gli ,-,
miliardi previsti a maggio. Poco più di

un anno fa le previsioni per l’esercizio


precedente (poi chiuso con un ebit di
,) erano di circa  miliardi. Secondo

Moody’s le condizioni quadro per Tk


dovrebbero restare difficili per alme-
no altri  mesi. Nei giorni scorsi

l’agenzia ha declassato il merito di


credito del gruppo (che ha visto la
massa debitoria sfondare i  miliardi),

portando il rating a Ba da Ba.


All’interno di questa spirale nega-
tiva, però, lo sgambetto che ha fatto

più male è stato quello della Comunità
europea. Tk, che esattamente un anno

fa aveva sostituito sia il ceo, Heinrich


Hiesinger sia il chairman, Ulrich Leh-
ner, aveva elaborato una strategia di

rilancio che prevedeva lo spin off del


gruppo in due società distinte, per ri-
solvere l’annoso problema della com-

plessità del business. La prima newco,


Materials (con ascensori, auto e im-


piantistica) da quotare a Francoforte,


la seconda, Industrials, con Marina,
servizi, cuscinetti e forgiati e il %

della programmata jv con Tata. Il no di


Bruxelles ha fermato tutto. «Nella sua
valutazione competitiva - ha spiegato

ieri l’azienda in una nota - la Commis-


sione europea ha per la prima volta
dato una definizione restrittiva del

mercato che estende indebitamente il
campo di applicazione della vigente

normativa sulla concorrenza. «Il con-


solidamento dell’industria siderurgi-
ca europea è ancora giusto e necessa-

rio, come dimostra anche l’attuale si-


tuazione critica del mercato per i pro-
duttori - ha spiegato ieri Donatus

Kaufmann, membro del board -. La


sovracapacità e l’elevata pressione
delle importazioni dall’Asia creano un

ambiente in cui la prevista jv con Tata


non avrebbe compromesso la concor-
renza. Ci rammarichiamo della deci-

sione della Commissione e la conside-


riamo troppo ampia e sbagliata».
Il ceo Guido Kerkhoff ha dovuto

però in questi mesi operare una bru-


sca inversione di marcia. E lo ha fatto
già da maggio, quando si era intuito

che la squadra guidata da Margrethe


Vestager avrebbe chiuso la strada.
Il nuovo piano di riallineamento

annunciato prevede l’uscita parziale


dal business degli ascensori (è valuta-
to circa  miliardi di euro) attraverso

una quotazione, jv o cessione di quote


(per le quali ci sono già interessi di Ko-
ne e dei fondi Kkr, Cvc e Advent. I ver-

tici hanno poi individuato alcuni bu-


siness nelle quali si prevede un gra-
duale disimpegno. Il gruppo ha messo

nel mirino tre aree: ammortizzatori e


stabilizzatori per l’industria automo-
bilistica nell’area components tech-

nology, la costruzione di linee di pro-


duzione per l’industria auto nell’area
industrial solutions, e lamiere da tre-

no (per costruzioni, cantieri navali,
acquedotti) nell’area steel europe. Si

tratta di attività che - spiega l’azienda



  • contribuiscono al % del fatturato
    ma pesano per un quarto sul calo del


flusso di cassa rispetto a quanto pre-


visto. «Valuteremo il potenziale di
queste attività. Vediamo sicuramente

opportunità per il loro sviluppo ma


non necessariamente sotto l’egida di
Tk. Non permetteremo che continui

una situazione in cui business senza


prospettive chiare bruciano denaro e
distruggono il valore creato da altre

aree» ha spiegato Kerkhoff.


Con la riorganizzazione Thys-
senKrupp prevede di tagliare almeno

mila posti di lavoro, di cui mila nel


settore dell’acciaio. La riduzione del
perimetro non dovrebbe però colpire,

secondo quanto si deduce dalla lettu-


ra delle linee guida del piano, una del-
le principali controllate italiane del

gruppo tedesco, Acciai speciali Terni.


Una scelta per certi versi paradossale,
visto che l’asset italiano era ritornato

nell’alveo di Tk nel  contro la vo-


lontà dei tedeschi (che l’avevamo ce-
duto ai finlandesi di Outokumpu in-

sieme a tutto il business dell’inox), per


ragioni anche in questo caso legate al-
l’antitrust. Dopo avere completato il

risanamento era logico, secondo mol-
ti osservatori, attendersi una cessione

e alcuni operatori italiani, tra questi


Marcegaglia, avevano pubblicamente
espresso il loro interesse a un deal,

tuttora immutato. Ast è ora giudicata


strategica all’interno del business di
Tk, così come Berco, la controllata che

produce forgiati in due stabilimenti


nel ferrarese e nel trevigiano.


© RIPRODUZIONE RISERVATA

LA CONTROLLATA ITALIANA


Berco rivede l’utile


grazie alla riorganizzazione


Era la «pecora nera» del gruppo, i


tedeschi nel  volevano
chiuderla senza sentire ragioni e

per scongiurare questa ipotesi il


Governo Letta aveva persino scritto
all’ambasciatore tedesco in Italia.

Oggi, dopo tre stati di crisi


consecutivi (il primo, gestito da
Lucia Morselli, con mobilità

volontaria per oltre  lavoratori)


la Berco, società con sede a
Copparo (Fe) e un’unità nel

trevigiano, ha ritrovato l’utile ed è


uno degli ingranaggi fondamentali
dell’area forged technologies di

ThyssenKrupp, che da settembre


sarà svincolata dalla divisione
materials per diventare una

business unit indipendente, a


diretto riporto del board. «Per noi è
una promozione significativa -

spiega l’ad, Piero Bruno -, un


riconoscimento dei nostri sforzi.
All’ultimo Baumann, la fiera più

importante per il nostro settore, ha
voluto essere presente il ceo Guido

Kerkhoff. Un segnale


inequivocabile del nostro nuovo
status. Basti pensare che fino a

ottobre l’estensione della nostra


mail era Berco, ora è invece
ThyssenKrupp». Per Berco

(produce sottocarri per il mining e


per il movimento terra) è stato
decisivo il cambiamento del

footprint del segmento di


riferimento. «L’obiettivo era
trovare sinergie e contaminarci con

una mentalità più vicina al mondo


dell’auto, più lean ed efficiente -
prosegue Bruno -. Ha funzionato,

anche se c’era chi temeva il
contrario». In questo esercizio, per

la prima volta dalla crisi, il cash


flow è tornato positivo, e si prevede
un ritorno all’utile. «Oggi siamo

correttamente dimensionati, con


mila dipendenti - conclude l’ad -.
Ora cerchiamo nuove figure, con

skill più adatti al mercato».


—M. Me.


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Ba


IL RATING DI
MOODY’S
L’agenzia ha
declassato il
merito di credito
dal precedente
Ba2. Secondo
Moody’s le
condizioni quadro
dovrebbero
restare difficili per i
prossimi 18 mesi

La strategia


di rilancio


prevede


un’ipo


per la


divisione


ascensori


e l’uscita


da altri


business


800 milioni


L’Ebit atteso in euro


Nell’ultima trimestrale è


stato rivisto al ribasso dai


1,1-1,2 milioni precedenti


Il colosso di
Essen. Dopo il

fallimento del


piano di scissione
in due società,

ThyssenKrupp


cerca una
soluzione alla

crisi di risultati


AFP

Quarto di una serie di articoli
Prime tre puntate dedicate
a Basf (13 agosto), Boeing (14 agosto)
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