Il Sole 24 Ore - 23.08.2019

(Jacob Rumans) #1

2 Venerdì 23 Agosto 2019 Il Sole 24 Ore


Primo Piano


Intesa possibile su cuneo,


Iva e autonomia leggera


Le due ricette. Per la manovra convergenze su investimenti green, Sud e lotta all’evasione


Lavoro e famiglia tra le priorità. Tra gli scogli concessioni autostradali e riforma bancaria


Marco Rogari


ROMA


Punti di contatto, in primis sull’econo-


mia. A partire dalla necessità di tagliare


il cuneo fiscale-contributivo, bloccare


gli aumenti dell’Iva, dare una spinta


agli investimenti “green” e a quelli per


il Sud, rafforzare la lotta all’evasione. E


dare il via a un’autonomia regionale


sulla falsariga del modello “leggero”


adottato dall’Emilia Romagna a guida


Pd. Ma anche distanze ancora marcate


sulla revisione della concessioni auto-


stradali o sui contenuti della riforma


bancaria. E due nodi tutti da sciogliere:


la tempistica per il taglio dei parla-


mentari e la gestione dei flussi migra-


tori. Al netto delle diverse strategie po-


litiche che dovrebbero portare alla na-


scita di una nuova maggioranza “gial-


lo-rossa” tutt’altro che scontata, il


“decalogo” programmatico illustrato


da Luigi Di Maio, che conferma sostan-


zialmente molte delle priorità indicate


nell’ultimo anno e mezzo dal MS, può


saldarsi, almeno sulla carta, almeno


per una fetta cospicua con i cinque


punti approvati dalla direzione del


Partito democratico per dare il via alla


trattativa per la nascita di un governo.


La manovra prima di tutto. Un’ur-


genza per Nicola Zingaretti così come


per Di Maio, che uscendo dal colloquio


con il capo dello Stato ha evidenziato i


rischi per il Paese di un eventuale


“sconfinamento” nell’esercizio prov-


visorio. Il sentierio è comune: una ma-


novra sostenibile per il Paese e per i


conti pubblici, rispettando il più possi-


bile i parametri Ue. Con un chiaro pun-


to di partenza: la sterilizzazione delle


clausole di salvaguardia da , miliar-


di nel . Ma anche con tre precise


direttrici su cui sembrano poter con-


vergere Cinque stelle e Dem: taglio del


cuneo fiscale-contributivo per impre-


se e lavoratori; sostegno agli investi-
menti, a cominciare da quelli che ga-

rantiscono la sostenibilità ambientale;


contrasto dell’evasione.
Margini per un intesa sembrano

esserci anche sul lavoro (priorità di


entrambi i partiti), con Di Maio che
insiste sul salario minimo. Analoga la

situazione sul fronte delle misure per
la famiglia e la natalità, per la casa e la

disabilità e sulla sburocratizzazione.


Sul Sud le due ricette sono simili, an-
che se uno scoglio potrebbe essere

rappresentato dal ruolo della Banca


pubblica per gli investimenti, molto
cara ai Cinque stelle. Convergenza già

evidente sulla tutela della scuola e


della sanità pubblica. Distanze ridot-
te anche sull’impianto dell’autono-

mia, che nel decalogo del MS è di-


ventata «differenziata» in parallelo
alla riforma degli enti locali, quindi

vicina al “sistema-Bonaccini” adotta-


to in Emilia Romagna.
Più complessa appare invece la

trattativa sul capitolo delle infrastrut-
ture, inserite nel decalogo del MS alla

voce “tutela dei beni comuni”, mentre


per il Pd è uno dei temi su cui indirizza-
re la manovra. I Cinque stelle tra l’altro

ribadiscono la necessità di rivedere le


concessioni autostradali, su cui il Pd
sembra frenare. Sul reddito di cittadi-

nanza non dovrebbero crearsi frizioni,


mentre “quota ” potrebbe essere
oggetto di confronto per un restyling

che potrebbe essere chiesto dai demo-


cratici. Tutta da giocare la partita sulla
riforma sistema bancario e pure quella

sul conflitto d’interssi. Un compro-


messo sembra invece già alla portata
sulla riforma della giustizia avviata dal

ministro Bonafede. Tutto sarà però


condizionato da un accordo impre-
scindibile sul taglio dei parlamentari,

da realizzare entro la legislatura per il


MS mentre il Pd che chiede l’aggancio
a una nuova legge elettorale. Ma anche

sicurezza e immigrazione incideranno


nella trattativa tra MS e Pd.


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ENI, ENEL, POSTE, LEONARDO E LE ALTRE


Il valzer delle nomine:


400 poltrone entro il 2020


Si parte da Alitalia, poi i big


Gianni Dragoni


Quattrocento poltrone da assegnare


nell’arcipelago delle società pubbli-
che. È la dote che la crisi di governo

aperta da Matteo Salvini consegna


al nuovo esecutivo che verrà, nel
quale potrebbe rientrare il Pd, cioè

lo stesso partito che ha messo l’im-
primatur a quasi tutti gli incarichi in

scadenza.


Nei prossimi mesi il governo do-
vrà fare scelte cruciali su quelle che

un tempo si chiamavano partecipa-


zioni statali e sui destini di manager
che un tempo non disdegnavano di

essere chiamati boiardi di Stato e,


pur di restare in sella, sfoggiavano
virtù camaleontiche.

In ballo ci sono  poltrone da as-


segnare a breve in una decina di socie-
tà i cui vertici sono già scaduti, come

già riferito dal Sole  Ore l’ agosto,


mentre il piatto più ricco ci sarà l’anno
prossimo: più di  caselle da sparti-

re in una sessantina di società, tra le


controllate dirette del ministero del-
l’Economia e le aziende controllate

indirettamente.


Scadono nella prossima primavera
e quindi saranno da nominare i vertici

delle società pubbliche più importan-


ti, Eni ed Enel, Leonardo e Poste, Ter-
na ed Enav, tutte quotate in Borsa.

Il valzer però comincia con una


poltrona nuova di zecca. L’ammini-
stratore delegato della Nuova Alitalia.

Il lavoro di Ferrovie dello Stato come


capofila del piano di salvataggio della
compagnia va avanti nel confronto

con Atlantia, la società dei Benetton
scelta come quarto socio, accanto alla

compagnia americana Delta e al Mef.


Ancora non ci sono impegni. L’offerta
finale e vincolante deve essere pre-

sentata entro il  settembre.


La società di cacciatori di teste
Egon Zehnder ha analizzato una

quindicina di profili. In corsa ci sono,


tra gli altri, l’ex numero due di Fiat
Chrysler Alfredo Altavilla (ora nel cda

di Telecom) e l’ex ad di Meridiana ed


ex presidente Enav, Roberto Scara-
mella, ora partner di Oliver Wyman,

società di consulenza che lavora al


piano Alitalia.
La sensazione è che Gianfranco

Battisti, l’ad di Fs cui spetta la scelta,


da condividere con gli altri partner,
non abbia ancora calato la carta de-

cisiva. Le Fs dovranno anche espri-


mere il presidente. La partita Alitalia
è intrecciata con gli sviluppi della vi-

cenda della concessione ad Auto-


strade per l’Italia (controllata di At-


lantia) che il MS ha sempre detto di
voler revocare ai Benetton.

Tra le nomine pendenti c’è il nuovo


cda di Invitalia. Sono scaduti il presi-
dente Claudio Tesauro, avvocato del-

lo studio BonelliErede e l’ad Domeni-


co Arcuri, in carica da  anni, nomi-
nato da un governo di centrosinistra,

guidato da Romano Prodi. Si racconta


che il ministro dello Sviluppo Luigi Di
Maio volesse mandare a casa Arcuri.

Ma adesso le quotazioni dell’ad di In-


vitalia potrebbero rianimarsi.
L’attenzione maggiore è catalizza-

ta dai rinnovi dei vertici delle grandi


società pubbliche quotate in Borsa,
quelle che danno più potere, prestigio,

e anche stipendi più alti ai manager.
Le liste dei candidati ai nuovi cda,

che resteranno in carica per tre anni,


vanno presentate dal Mef (e dai fondi
per le minoranze) almeno  giorni

prima della data dell’assemblea con-


vocata per approvare il bilancio .
Le assemblee sono previste tra aprile

e maggio , dunque ormai man-


cano sei mesi. Per i boiardi di Stato si
apre il semestre bianco.

La situazione è simile a quella del


febbraio , quando, a ridosso della
scadenza dei vertici di Eni, Enel, del-

l’allora Finmeccanica ecc., Matteo


Renzi conquistò Palazzo Chigi a sca-
pito di Enrico Letta. Per Renzi fu

un’abbuffata di nomine con un ri-


cambio totale dei capiazienda. Dopo
nove anni andò via Paolo Scaroni dal-

l’Eni e Fulvio Conti dall’Enel, sostituiti


dagli interni Claudio Descalzi e Fran-
cesco Starace, tuttora in carica. Renzi

scelse quattro donne come presidenti,


Emma Marcegaglia all’Eni, Patrizia


Grieco all’Enel, Catia Bastioli a Terna
e Luisa Todini in Poste. Solo Todini

non è più in sella, nel  – con il go-
verno di Paolo Gentiloni – è stata so-

stituita da Maria Bianca Farina. A Ter-


na Renzi mandò il fiorentino Matteo
Del Fante, dalla Cdp.

Il  marzo  il governo Genti-


loni, di cui era ministro dell’Econo-
mia sempre Pier Carlo Padoan, ha

ufficializzato la conferma dei vertici


di Eni ed Enel, Del Fante è stato pro-
mosso a Poste in sostituzione di

Francesco Caio, a Terna è arrivato


Luigi Ferraris proveniente da Enel,
all’Enav confermata ad Roberta Neri

(in carica dal ).


Leonardo-Finmeccanica ha vissu-
to due ribaltoni: nel  Renzi ha no-

minato ad il “ferroviere” Mauro Mo-


retti al posto di Alessandro Pansa; nel
 Gentiloni ha mandato l’ex ban-

chiere Alessandro Profumo. Tre go-


verni a guida Pd hanno dato fiducia
all’ex capo della polizia, Gianni De

Gennaro, come presidente di


Finmeccanica-Leonardo: Letta lo ha
nominato nel luglio , Renzi e

Gentiloni l’hanno confermato.


I giochi delle prossime nomine so-
no aperti. Non sfugge però che, se il Pd

dovesse tornare al governo e questo


durare almeno fino a marzo-aprile
, per diversi vertici delle grandi

società pubbliche, che rischiavano di
essere messi sulla graticola da un go-

verno MS-Lega, si aprirebbe una fa-


se più confortevole, maggiori le pro-
babilità di riconferma.

Resta l’incognita del giudizio del


MS. Nel governo Conte i MS hanno
posto come pregiudiziale di non no-

minare manager indagati. Per que-


sto Renato Mazzoncini è stato ri-
mosso in anticipo dalle Fs. Se questo

criterio venisse applicato nelle no-


mine l’anno prossimo, potrebbe tro-
varsi in difficoltà soprattutto Descal-

zi, che è a processo a Milano (con


Scaroni) dopo il rinvio a giudizio per
l’accusa di corruzione internaziona-

le, per l’acquisto di un giacimento


petrolifero in Nigeria.
In caso di discontinuità all’Eni, si

potrebbero aprire nuovi spazi di cre-


scita anche per Starace, ad di Enel.
In scadenza l’anno prossimo anche

il cda di Banca Mps, con la presidente


Stefania Bariatti e l’ad Marco Morelli.
Scadono anche i cda delle due

controllate più importanti di Fs, Rfi e


Trenitalia, il cda della centrale acqui-
sti della pubblica amministrazione,

la Consip, guidato da Cristiano Can-


narsa dopo uno scandalo che ha toc-
cato il Giglio magico renziano.

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Con il ritorno del Pd


al governo più chance


per i manager in carica


A confronto


il decalogo


presentato


da Di Maio


con i cinque


punti del


programma


approvati


dalla dire-


zione Pd


Le nuove nomine, quelle già scadute e quelle in scadenza nei prossimi mesi
nelle società partecipate

SOCIETÀ

I POSTI

VERTICE
ATTUALE

ORGANI
DA RINNOVARE

Sogin


5
Luca
Desiata

Presidente


Ad
3 Cda

Invitalia


5
Domenico
Arcuri

Presidente


Ad
3 Cda

Sace


9
Alessandro
Decio

Presidente


Ad


Cda


Ansaldo
energia

7
Giuseppe
Zampini

Presidente


Ad


Cda


Fondo
innovazione

9
Nd

Presidente


Ad


Cda


Cdp
inv. Sgr

5
Salvatore
Sardo

Presidente


Ad
Cda

Cdp
immobiliare

5
Salvatore
Sardo

Presidente


Ad
Cda

Fsi
investimenti

3
Umberto
della Sala

Presidente


Ad
Cda

Simest


7
Alessandra
Ricci

Presidente


Ad
Cda

Trenitalia
Gruppo Fs

5
Orazio
Iacono

Presidente


Ad


Cda


R
Gruppo Fs

5
Maurizio
Gentile

Presidente


Ad


Cda


Fintecna


5
Salvatore
Sardo

Presidente


Cda


Banca
Mps

14
Marco
Morelli

Presidente


Ad
Cda

Enav


6
Roberta
Neri

Presidente


Ad
Cda

Terna


6
Luigi
Ferraris

Presidente


Ad


Cda


Poste


6
Matteo
del Fante

Presidente


Ad


Cda


Enel


6
Francesco
Starace

Presidente


Ad
Cda

Eni


6
Claudio
Descalzi

Presidente


Ad
Cda

Leonardo


8
Alessandro
Profumo

Presidente


Ad
Cda

Sogel


1
Biagio
Mazzotta

Presidente
NOMINE
GIÀ SCADUTE

NOMINE
IN SCADENZA
(BILANCIO 2019)

NUOVE
NOMINE





Nuova
Alitalia

Nd


Presidente


Ad


Cda


Consip


3
Cristiano
Cannarsa

Presidente


Ad
Cda

Le poltrone in gioco


FRANCESCO
STARACE
Amministratore
delegato
Enel

CLAUDIO
DESCALZI
Amministratore
delegato
Eni

ALESSANDRO
PROFUMO
Amministratore
delegato
Leonardo

Il decalogo M5S.


Luigi Di Maio con i


capigruppo alla
Camera e al

Senato,


Francesco D'Uva
(a sinistra) e

Stefano


Patuanelli,
all’uscita dalle

consultazioni al


Quirinale


ANSA

IN SCADENZA

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