Il Sole 24 Ore - 23.08.2019

(Jacob Rumans) #1

Il Sole 24 Ore Venerdì 23 Agosto 2019 3


Primo Piano


M5S-Pd, Mattarella dà quattro giorni per l’intesa


Rischio impasse. Giornata di scontri e schermaglie su taglio dei parlamentari


e doppio forno dei grillini con la Lega. Oggi incontro fra le due delegazioni


Totopremier. I Cinquestelle puntano su Giovannini, il Pd propone Bray,


possibili candidature di mediazione Cantone, Severino e Cartabia


Secondo giro di consultazioni. Il capo dello Stato, Sergio Mattarella, sentirà di nuovo tutte le forze politiche a partire da martedì


ANSA

LE MOSSE DEL COLLE


Per il Quirinale è l’ultimo giro utile,


senza nome per l’incarico c’è solo il voto


Nei colloqui, il taglio dei


parlamentari e la revisione


della legge elettorale


sono visti ieri nella triangolazione


dei  Stelle con il Pd e con la Lega.


Anche sull’esito delle trattative fa
capire che sarà esigente e che non

accetterà governicchi o maggio-


ranze risicate ma che vorrà verifi-
care la solidità degli accordi e so-

prattutto entro mercoledì vorrà


avere il nome del premier mentre
sulla riforma costituzionale sul ta-

glio dei parlamentari c’è l’esigenza


di ripensare alla legge elettorale.
Fissa quindi la scadenza ultima di

una decisione che sarebbe dram-


matica, alla luce della Costituzione
ma pure dell’esito delle precedenti

crisi che in passato hanno prodotto
più cambi di Governi che elezioni

anticipate. E nel suo intervento, nel


passaggio in cui parla della «di-
chiarata rottura polemica» di que-

sta maggioranza, lascia intendere


che sarà un Esecutivo di garanzia a
portare l’Italia al voto. La parola

passa di nuovo ai partiti ma è ini-


ziato il conto alla rovescia.
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ROMA

Silvio Berlusconi mette in guardia dal-


l’ipotesi di un governo, quello tra Pd e


Ms, che espone «il paese al rischio di
una imposta patrimoniale che mette-

rebbe in pericolo il risparmio degli ita-


liani e comprometterebbe la crescita».
Il leader di Forza Italia ha invece rilan-

ciato la proposta di «costituire in Parla-


mento una maggioranza di centrode-
stra che corrisponda al sentire degli ita-

liani». È questo l’invito rivolto a Sergio


Mattarella. «Qualora non sia possibile
realizzarla, la strada maestra - ha con-

fermato l’ex premier - è una sola: elezio-


ni anticipate». Una prospettiva condivi-
sa anche dalla leader di Fdi, Giorgia Me-

loni, che dopo aver espresso il suo netto
“no” a quello che ha bollato come «il go-

verno dell’inciucio delle tasse ha voluto


precisare che per il suo partito non c’è
da perseguire alcun tentativo, neppure

di centrodestra ma di andare dritti al


voto. A conferma che nel vecchio cen-
trodestra le posizioni sono ormai sem-

pre più distinte. Soprattutto dopo la


nuova apertura di Matteo Salvini al
MS. Che certo Berlusconi e Meloni non

hanno gradito perché conferma come


il leader della Lega non solo non sia di-
sponibile a concordare la strategia con

gli alleati del centrodestra ma neppure


li ritenga suoi interlocutori. «Alla fine
solo Fdi chiede come prima opzione il

voto», sentenzia Giorgia Meloni che


bolla come un “bazar” le trattative in at-
to, compresa la “sorpresa” della Lega

«che apre a un nuovo accordo con il


Ms». E in effetti mentre Berlusconi e
Meloni hanno fatto esplicito riferimen-

to a una maggioranza di “centrodestra”


presente nel Paese che dalle urne po-
trebbe ricevere il mandato per governa-

re, Salvini non cita mai il centrodestra e


ribadisce la disponibilità a ricostruire


quell’alleanza gialloverde che il Cava-
liere ha definito «disastrosa». Sempre

Berlusconi ha tenuto però a sottolinea-


re quelli che in ogni caso devono essere
i presupposti di un futuro governo di

centrodestra, che deve avere una «ine-


quivoca vocazione atlantica ed europei-
sta, in grado di realizzare una seria poli-

tica di contenimento della spesa e di ta-


glio delle tasse». Di uscire dall’euro co-
me anche recentemente rilanciato dal

leghista Claudio Borghi non se ne parla.


—B.F.
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FORZA ITALIA


Berlusconi: con Pd-M5S


rischio patrimoniale


«Costituire in Parlamento


una maggioranza


di centrodestra oppure voto»


LEGA


voluto spiegare anche la doppia in-


terlocuzione che è in corso distin-


guendo tra le «iniziative che sono
state avviate per un’intesa in Parla-

mento» e «la possibilità di ulteriori


verifiche» che gli è stata rappre-
sentata da altre forze. In sostanza,

le prime riguardano l’avvio del dia-


logo tra Zingaretti e Di Maio men-
tre le «verifiche» sono quelle di cui

ha parlato Salvini non solo nel col-


loquio riservato con il capo dello
Stato ma anche pubblicamente al-

l’uscita quando ha rilanciato la pal-


la ai  Stelle. «Se i no dovessero di-
ventare sì» aveva detto il segretario

della Lega aggiungendo anche il
«buon lavoro fatto da Di Maio».

Alla luce di questo lavoro in corso


tra i partiti e con la richiesta dei 
Stelle di incontrare una delegazione

Pd, ha concesso margini - pochi -


per non chiudere subito le porte di
questa legislatura. «Il presidente

della Repubblica ha il dovere, inelu-


dibile, di non precludere l’espres-
sione di volontà maggioritaria del

Salvini rilancia


l’intesa con Di Maio


«La strada maestra


dovrebbe essere il voto,


ma non porto rancore»


Barbara Fiammeri


ROMA

Al termine dell’incontro con il Ca-


po dello Stato, Matteo Salvini
conferma ai giornalisti quanto va

dicendo da giorni: «La strada ma-


estra dovrebbero esserele elezio-
ni» ma «non porto rancore» e «se

qualcuno mi dice ragioniamo


perché i no diventino sì, miglio-
riamo la squadra e il programma,

diamoci un tempo e un obiettivo,


ho sempre detto che sono un uo-
mo concreto, non porto rancore e

guardo avanti».


Il leader della Lega conferma
di essere pronto a tornare sui

suoi passi e manda messaggi


concilianti al Ms e sopratutto al
capo pentastellato: «Di Maio ha

lavorato bene, a insulti di altri
non rispondo» con chiaro riferi-

mento al premier uscente Giu-


seppe Conte.
Salvini tenta di ostacolare la

strada della possibile intesa tra


Ms e Pd, della «vecchia politica»
che nascerebbe esclusivamente -

sottolinea - “contro” di lui. «Sono


sicuro che ci vedremo nelle pros-
sime ore», dice sibillino prima di

congedarsi dai giornalisti. Il nu-


mero uno del Carroccio ritiene
che la partita sia tutt’altro che

chiusa. Non a caso ha di nuovo


rilanciato di essere pronto a vota-
re subito la riforma costituziona-

le per il taglio dei parlamentari


che proprio Di Maio, due ore do-
po, ha precisato essere «il pre-

supposto per il prosieguo della le-


gislatura». E per rendere il forno
leghista più appetitoso di quello

dem, sul piatto ci sarebbe anche la


promozione da capo pentastella-


to a premier. Come si dice in que-
sti casi la situazione è fluida. E il

colpo di scena di un ritorno del-


l’alleanza gialloverde non è a oggi
ancora escluso. Se invece anche

questo ultimo tentativo naufra-


gasse, la Lega è pronta a una op-
posizione durissima, da portare

anche nelle piazze in vista dei


prossimi appuntamenti elettorali
(le regionali in Umbria, Calabria,

Emilia e Toscana) per rivendicare


il consenso ottenuto nelle urne.
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OGGI IL TAVOLO CINQUESTELLE-DEM


Taglio parlamentari,


la mediazione è pronta


Pd pronto a dire sì ma chiede


correzione proporzionale


alla legge elettorale


ROMA


Una giornata sull’ottovolante per il


Pd, arrivato alla meta delle consulta-


zioni diviso tra il protagonismo di


Matteo Renzi e le perplessità di Nicola


Zingaretti a continuare ad ogni costo-


la legislatura. Se l’ex premier comuni-


cava di prima mattina il nulla osta a un


eventuale Conte bis proprio quando


questa soluzione era stata esplicita-


mente esclusa da Largo del Nazareno,


da parte sua il segretario, dopo la di-


sponibilità al dialogo con il Ms reca-


pitata a Sergio Mattarella, dettava in-


formalmente alla stampa alcune con-


dizioni capestro per alzare al massimo


l’asticella della trattativa: no al taglio


del numero dei parlamentari, accordo


preventivo sulla manovra, via i decreti


sicurezza. Condizioni che hanno im-


pensierito per qualche ora sia i renzia-


ni che i dirigenti del Ms.


In serata il clima tornava più sereno,


ma il taglio del numero dei parlamenta-


ri, imprescindibile per il Ms, resta il


primo grande scoglio da superare sulla


strada del governo giallo-rosso. In real-


tà, spiegano i suoi collaboratori, quello


di Zingaretti non è un no tout court. Co-


me si affrettano a precisare sia il capo-


gruppo alla Camera Graziano Delrio sia


il vicesegretario Andrea Orlando, della


riforma se ne può parlare ad una condi-
zione: che sia accompagnata dalla revi-

sione della legge elettorale. Già, perché


il taglio netto di  parlamentari ha co-
me effetto quello di allargare a dismisu-

ra i collegi uninominali (il % circa del


totale). Inoltre, come spiega il deputato
dem e costituzionalista Stefano Cec-

canti, «il taglio determina soprattutto al


Senato un forte effetto disposporziona-
le per le Regioni medio-piccole». Ora

queste Regioni hanno  seggi comples-


sivi garantiti, che con il taglio divente-
rebbero . «Così il primo schieramento


  • continua Ceccanti - conquista il seggio


uninominale e il primo seggio propor-
zionale, il secondo solo il secondo seg-

gio proporzionale e il terzo nessun seg-


gio». La soluzione, accettata dal MS nei
colloqui informali degli ultimi giorni, è

quella di proporzionalizzare il sistema


elettorale togliendo i collegi e introdu-
cendo una soglia congrua (%). Ma que-

sta modifica dovrebbe essere accompa-


gnata, per il Pd, almeno dall’introduzio-
ne in Costituzione della sfiducia co-

struttiva sul modello tedesco per non


aumentare ulteriormente il rischio di
ingovernabilità nonché da una modifi-

ca dei regolamenti parlamentari. Come


si vede, un “pacchetto” complessivo che
impedisce l’approvazione in quattro e

quattr’otto del taglio dei parlamenari


targato Ms. Un “pacchetto”, dunque,
che ha l’orizzonte della legislatura.

—Em. Pa.
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Parlamento per la nascita del gover-


no che si è appena dimesso. Al con-


tempo ho il dovere di richiedere nel-
l’interesse del Paese decisioni solle-

cite». Cos’è che richiede un’accele-


razione? Due circostanze. La prima:
il ruolo che l’Italia deve avere ora,

con l’avvio della vita delle istituzio-


ni europee. La seconda: le incertez-
ze, politiche ed economiche, a livel-

lo internazionale. «A fronte di que-


ste esigenze - ha detto Mattarella -
sono possibili soltanto governi che

ottengano la fiducia del Parlamento


su un programma per governare il
Paese. In mancanza di queste con-

dizioni la strada da percorrere è
quella di nuove elezioni».

Così mette l’opzione delle urne


sul tavolo che – dice - «è una deci-
sione da non assumere alla legge-

ra» ma che diventa un ulteriore ele-


mento di pressione sui partiti, oltre
quello della rapidità, per dare un

esito a una crisi che potrebbe tra-


scinarsi tra trappole contrapposte
e giochi tattici come quelli che si

SILVIO
BERLUSCONI
Il leader di Fi
chiede di formare
una maggioranza
di centrodestra
oppure di votare

MATTEO
SALVINI
Il leader della
Lega chiede
elezioni ma
rilancia per un
accordo con M5S

Il taglio


netto di


345 eletti


ha come


effetto


quello di


allargare a


dismisura i


collegi uni-


nominali


Fi ed Fdi non


hanno gra-


dito la nuova


apertura di


Salvini a


M5S che


esclude una


strategia


comune del


centrodestra


Enrico
Giovannini , ex

presidente


dell’Istat. Su
questo nome il

M5S non mette


veti. È gradito
anche dal Pd

Raffaele
Cantone, il

presidente


uscente dell’Anac,
è gradito anche

dal Partito


democratico


Paola Severino ,


vicepresidente
Luiss ed ex

ministro della


Giustizia nel
governo Monti.

Non dispiace al Pd


Massimo Bray , ex


ministro della


Cultura del
governo Letta. Il

nome è stato


avanzato dal
Partito

democratico


IL TOTO


PREMIER


del dialogo con il Pd, chiedendo e otte-
nendo il mandato a incontrare già og-

gi la delegazione dem insieme ai capi-


gruppo. Un placet necessario per far
elaborare la svolta.

Poco dopo è arrivata l’apertura di


Zingaretti: «Dalle proposte e dai prin-
cipi da noi illustrati al capo dello Stato

e dalle parole e dai punti programma-
tici esposti da Di Maio emerge un qua-

dro su cui si può sicuramente iniziare


a lavorare». Su almeno cinque dei die-
ci temi elencati dal numero uno del

Movimento la convergenza è possibi-


le: manovra «equa», salario minimo,
economia green, autonomia differen-

ziata nel segno della coesione nazio-


nale e accompagnata da un piano di
investimenti per il Sud, centralità del-

la scuola pubblica. Anche il fatto che


Di Maio si sia limitato a citare un «se-
rio contrasto a chi organizza l’immi-

grazione clandestina» senza difende-


re a spada tratta i due decreti sicurez-
za targati Salvini è stato interpretato

dai democratici come un segnale di


reale volontà di dialogo. Restano cer-
to molte distanze da colmare: dalla

Tav alla riforma della giustizia, fino


alla diversa idea di investimenti in in-
frastrutture. Ma un canovaccio, assi-

curano i pontieri, già c’è.


Paradossalmente l’ostacolo mag-
giore non è tanto il programma

quanto il nome del premier, che nelle


intenzioni del capo dello Stato dovrà
essere comunicato martedì. Nono-

stante il via libera di Matteo Renzi, il


bis di Giuseppe Conte proposto dai
Cinque Stelle resta una soluzione po-

co digeribile per il Pd, a maggior ra-
gione dopo il via libera di Zingaretti

alla permanenza di Di Maio nella


squadra. In assenza di un’altra figura
politica condivisa (Roberto Fico sa-

rebbe gradito ai democratici, ma al-


tererebbe gli equilibri interni al MS),
si fa più concreta la possibilità di un

nome terzo per lo scranno più alto di


Palazzo Chigi. Un tecnico sufficien-
temente autorevole da tenere le redi-

ni di un Governo di legislatura. I Cin-


que Stelle non mettono veti su Enrico
Giovannini, ex presidente Istat, e

Raffaele Cantone, presidente uscen-


te dell’Anac, entrambi graditi pure al
Pd. Che avanza anche il nome di Mas-

simo Bray, ex ministro della Cultura


del Governo Letta, stimato da Casa-
leggio. E non disdegna l’idea di una

donna: nella rosa, oltre alla vicepre-


sidente della Consulta Marta Carta-
bia, compare anche Paola Severino,

vicepresidente Luiss ed ex ministra


della Giustizia nel Governo Monti.
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Emilia Patta


Manuela Perrone


ROMA


Parte, ma in salita, la trattativa tra


MS e Pd. E comincia da quello che


sembra essere il vero scoglio: il taglio


di  parlamentari, condizione ine-


ludibile per Luigi Di Maio ma stoppata


in mattinata da Nicola Zingaretti. Una


scelta, quella del segretario del Pd,


dettata più che altro dalla volontà di


alzare l’asticella del confronto. Ma


sulla riforma costituzionale, in attesa


della quarta e definitiva lettura alla


Camera e mai finora votata dai dem,


il leader MS ha voluto appendere il


destino della legislatura.


L’assenza di indicazioni chiare al


primo giro di consultazioni ha con-


vinto il capo dello Stato, dopo due ore


di riflessione, a dare quattro giorni di


tempo a tutti i partiti: martedì al Colle


si terrà il secondo round per capire se


la formazione di un Governo solido è


davvero possibile. La giornata si è


consumata a colpi di tatticismi. Al pre-


sidente Mattarella il Pd ha riproposto


i cinque punti approvati dalla direzio-


ne dando la disponibilità ad andare a


vedere le carte dei pentastellati, ma si


è anche diviso sul taglio dei parla-


mentari (si veda l’articolo in pagina).


Di Maio ha risposto raddoppiando la


posta con un decalogo identitario,


mettendo in cima all’agenda proprio


il Ddl costituzionale ed evitando accu-


ratamente di citare il Pd come il prota-


gonista delle «interlocuzioni avvia-


te». Una mossa che ha irritato i dem,


soprattutto l’ala trattativista. E che è


risuonata come una sfida in piena re-


gola, visto che sul taglio dei parla-


mentari aveva riaperto poco prima il


leader della Lega. Matteo Salvini ha


auspicato il voto, ma ha anche rinno-


vato la disponibilità a un nuovo patto


gialloverde: «Se qualcuno mi dice “ra-


gioniamo, miglioriamo la squadra,


miglioriamo il programma, diamoci


un tempo e un obiettivo non contro


ma per”. Io non porto rancore, guardo


avanti e mai indietro».


Tra i dem per qualche ora è stato


molto forte il sospetto che Di Maio,


dietro la spinta della minoranza inter-


na più ostile all’intesa con il Pd e dietro


la lusinga della premiership, volesse


tenere ancora aperti entrambi i forni.


Ma i segnali di irrigidimento con la Le-


ga non sono mancati. «La leale colla-


borazione tra forze politiche è stata


minata da una rottura unilaterale», ha


attaccato il capo politico MS. Entran-


do all’assemblea congiunta dei grup-


pi, Di Maio ha poi esplicitato l’avvio


Rapidità


«nell’inte-


resse del


Paese».


Ruolo nell’


Ue e le in-


certezze


economi-


che inter-


nazionali


Lina Palmerini


Aveva promesso un’accelerazione
dei tempi per una soluzione rapida

della crisi e questa è la piega che


Sergio Mattarella ha dato all’esito
del primo giro delle consultazioni.

In estrema sintesi o mercoledì le


forze politiche - in primis Pd e 
Stelle - forniranno il nome del pre-

mier per formare un nuovo Gover-


no oppure scioglierà le Camere per
indire le elezioni nelle prime setti-

mane di novembre. Dunque  gior-
ni di tempo visto che martedì co-

mincerà il secondo giro con i partiti



  • che si concluderà il giorno dopo -
    e subito si tireranno le somme.


Tempo in più perché questa è la ri-


chiesta che è arrivata dai leader ed
è su questo punto che Mattarella ha

Concede


più giorni


sia per le


iniziative


tra Pd e


5 Stelle


che per le


verifiche


chieste


dalla Lega


Marta Cartabia ,


vicepresidente
della Corte

costituzionale. È


nella rosa di nomi
se si optasse per

una donna

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