Il Sole 24 Ore - 23.08.2019

(Jacob Rumans) #1

Il Sole 24 Ore Venerdì 23 Agosto 2019 5


Primo Piano


Tre opzioni per l’Iva


Possibili risparmi


fino a 5 miliardi


Le valutazioni tecniche. Nel menù il rinvio di due o quattro mesi


del blocco degli aumenti. Altre ipotesi: «rimodulazione» dei beni


e possibile mix con l’aumento parziale di una delle aliquote


Marco Rogari


ROMA


È lo scoglio più arduo da superare con


la prossima manovra. Lo stop agli au-


menti di Iva e accise per , miliardi


nel  è stato una sorta di convitato


di pietra delle consultazioni del capo


dello Stato con i gruppi parlamentari


e rappresenta la prima preoccupante


incognita di un eventuale sconfina-


mento nell’esercizio provvisorio. I


maggiori partiti si dichiarano favore-


voli alla completa sterilizzazione del-


le clausole di salvaguardia. Il Pd sem-


bra considerarla una delle priorità


dell’eventuale nascita di un governo


rosso-giallo. Mentre Cinque stelle e


Lega hanno già vincolato l’esecutivo


Conte (ora dimissionario), con la ri-


soluzione al Def approvata ad aprile


dal Parlamento, a bloccare in toto i


balzelli Iva. E questa resterebbe la via


maestra anche con un altro gabinetto


giallo-verde. Un’impresa tutta in sali-


ta. Anche per questo motivo nelle ul-


time settimane i tecnici del Mef (e non


solo) hanno soppesato gli effetti di al-


meno tre opzioni alternative, che


poggiano su uno “stop” in due tappe


o soltanto parziale.


L’ultima, in ordine cronologico,


studiata dagli esperti del Tesoro pre-


vede la possibilità di far slittare dai


due ai quattro mesi (ad esempio al °


marzo o al ° aprile) il blocco comple-


to degli aumenti. Una soluzione, da


rendere operativa con un decreto leg-


ge ad hoc da varare con il preventivo


ok della Commissione Ue, che sareb-
be utile per un governo di garanzia

chiamato a gestire il voto anticipato


in autunno o nell’eventualità in cui si
apra il sipario sull’esercizio provviso-

rio. Il costo dell’operazione oscille-


rebbe tra i  e i  miliardi a seconda
della durata del rinvio. E le coperture

sarebbero in parte garantite dal “te-


soretto” finale da quota  e reddito
di cittadinanza (almeno altri - mi-

liardi in aggiunta agli , già ipotecati


con l’aggiustamento di luglio) e dalle


maggiori entrate fiscali, in primis


quelle dalla fatturazione elettronica,
attese a consuntivo a fine anno.

Ma tra le numerose simulazioni e


ipotesi di lavoro approfondite negli
ultimi mesi dai tecnici del Mef ci sono

altre due opzioni quasi fatte apposta


per trasformarsi in “piani B” nel caso
in cui non dovessero essere trovare le

risorse necessarie per uno stop totale


delle clausole o se la politica dovesse
adottare una strategia diversa da

quella indicata dalla risoluzione


“giallo-verde” sul Def approvata dal-
le Camere in primavera. La prima,

più soft, si fonda su una rimodula-


zione mirata di alcuni beni e servizi
da un’aliquota Iva all’altra. Su una

piccola fetta di prodotti, come ad


esempio alcuni beni considerati in
senso generico di lusso, potrebbe

scattare l’aliquota ordinaria del %
(destinata a salire nel  al ,%

senza sterilizzazione) anziché l’at-


tuale aliquota ridotta del % (al %
il prossimo anno in assenza del

“blocco”) o quella “minima” del %.


Potrebbero invece beneficiare di
un’imposta più leggera altri beni (co-

me i prodotti riconducibili diretta-


mente o indirettamente all’infanzia)
oggi collocati in fasce di aliquote più

elevate. Questo intervento, se svilup-


pato secondo su una base non troppo
ristretta, potrebbe garantire risorse

tra i  e gli  milioni.


La dote potrebbe poi lievitare a
- miliardi percorrendo la strada

del “mix”: rimodulazione accompa-


gnata da un aumento selettivo più
a vasto raggio o parziale, facendo

cioè salire di un punto l’aliquota or-


dinaria o quella ridotta. Una solu-
zione quest’ultima su cui tra i tecni-

ci si era aperta una riflessione già ai


tempi degli ultimi governi a guida
Pd (Renzi e Gentiloni) poi rielabora-

ta dagli esperti nei  mesi di gover-


no giallo-verde.


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LA CRISI E LE PARTI SOCIALI/


Irene Pivetti. La presidente Assoferr: spendere meglio i fondi europei


«Solo con infrastrutture e logistica


agganciamo i mercati internazionali»


Claudio Tucci


«R


iagganciare l’Italia
ai grandi traffici in-

tercontinentali eu-


ro-asiatici per af-
frontare e vincere la sfida, ambizio-

sa, della Via della Seta. Rinegoziare,
e per una volta perseguendo gli inte-

ressi del nostro paese e non quelli di


Parigi, Madrid o Berlino, i corridoi
europei, vale a dire quelle direttrici

di traffico integrate previste per so-


stenere mercato unico, libera circo-
lazione di merci e persone, e svilup-

po economico degli Stati membri,


ora che la commissione Ue, appena
insediata, anticiperà la loro revisio-

ne. Penso in particolare al corridoio


 che va da Est a Sofia, e poi, oggi,
vira per la Germania: occorre invece

farlo arrivare a Bari, come era previ-


sto nei piani originali. Così facendo,
sono certa, si risolverebbero almeno

un terzo delle difficoltà economiche


del Meridione. E poi: va rafforzata la
dorsale adriatica».

Irene Pivetti, ex presidente della


Camera, a capo di Only Italia, società
di servizi per l’internazionalizzazio-

ne delle imprese, è, da un paio di


mesi, presidente di Assoferr, l’asso-
ciazione degli operatori ferroviari e

intermodali. Martedì ha assistito al-


la fine dell’esecutivo Conte; e ora
guarda con preoccupazione la fase

di incertezza e instabilità in cui il pa-


ese è entrato. «Le urgenze da af-
frontare sono tante – racconta –. A

partire da logistica e trasporti, che
devono tornare ad essere gli assi

fondamentali attorno a cui ridise-


gnare lo sviluppo dell’Italia».
Presidente, ora è in campo il ca-

po dello Stato. Si cerca una strada


per uscire presto dalla crisi...
Non c’è dubbio, la situazione è deli-

cata. Io auspico che si formerà un


nuovo governo, nei tempi e nelle
modalità che deciderà il parlamen-

to, perché non possiamo perdere al-


tro tempo. La prima priorità da af-
frontare è il collegamento con

l’Asia. Oggi a causa delle infrastrut-


ture scarse affidiamo le merci alle
nave, facendo percorsi lunghi e di-

spendiosi. Sul trasporto ferroviario


l’Italia è umiliata, c’è un monopolio
tedesco che definirei irritante. Be-

ne, è ora di cambiare musica. Servo-


no cospicui investimenti pubblici?
No, occorre una chiara volontà poli-

tica, migliorare l’efficienza del si-


stema e spendere meglio i fondi Ue.
Ha citato l’Europa. Si sta apren-

do un nuovo ciclo, si rivedranno i


corridoi per i trasporti?
Ho apprezzato la decisione di antici-

pare di un paio d’anni, e quindi ini-
ziare subito, la rinegoziazione dei

corridoi europei. Ho indicato il cor-


ridoio  che deve arrivare in Italia, in
particolare a Bari. Ciò è strategico

anche in vista del Tap. Ma possiamo


fare anche altri esempi di interventi
che non richiedono cospicui investi-

menti, ma solo volontà politica. A lu-


glio ho avuto primi incontri con gli
operatori degli hub ferroviari, enti

locali e Confindustria del Friuli Ve-


nezia Giulia. Ecco, in quella regione,
che vanta una posizione chiave es-

sendo situata all’incrocio del corri-


doio Adriatico-Baltico e di quello
mediterraneo, è fondamentale il ri-

lancio dell’intermodalità ferroviaria


per promuove la migliore integra-
zione delle attività di porti ed inter-

porti. Del resto, la parcellizzazione


del tessuto industriale regionale è
una caratteristica italiana che non

può essere cambiata. Il sistema della


logistica deve tenerne conto e affi-
nare la sua capillarità anche per il

ferro. Ciò significa la ripresa del traf-


fico diffuso e la realizzazione dei mi-
cro-interventi infrastrutturali, in-

terventi di integrazione della rete di
importo modesto, ma dalle poten-

zialità elevatissime. Lei pensi che in


Svizzera esiste un diritto soggettivo
delle aziende di collegare il sito in-

dustriale alla rete.


E da noi è bastato un inciden-
te a Firenze per bloccare i treni

per ore...


È un punto critico. Come Assoferr
incalzeremo il prossimo esecutivo

insistendo sul rafforzamento della


linea adriatica. Lo ripeto: una serie
ragionata di micro-interventi lungo

la dorsale Bari-Venezia-Trieste


consentirebbe di dare all’Italia un
tracciato alternativo in caso di inci-

dente o guasto, a servizio dei citta-


dini, e a sostegno delle imprese, pe-
nalizzate da queste gravissime in-

terruzioni. La mobilità dei cittadini


è un diritto costituzionale, quella
delle merci una necessità assoluta

dell’economia. Al nuovo esecutivo


chiederemo anche di rifinanziare, e
rendere strutturale, il ferro bonus;

di riconfermare lo sconto traccia


garantendo con trasparenza il ri-
baltamento a favore della clientela;

e di incentivare, con defiscalizza-


zione premiale, gli investimenti
privati in nuovi raccordi e recupero

di quelli già esistenti.


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Nona di una serie d’interviste
Le prime otto sono state pubblicate il
13 agosto a pag. 6, il 14 agosto a pag. 4,
il 15 agosto a pag.4, il 17 agosto
a pag. 4, il 18 agosto a pag. 5, il 20
agosto a pag. 4, il 21 agosto a pag. 4, il
22 agosto a pag. 6

L’IMPATTO


Effetto aumenti sulla crescita:


Pil in frenata dello 0,3-0,4%


Gli incrementi di aliquota


ridurrebbero


il debito pubblico


Gianni Trovati


ROMA


I super aumenti dell’Iva a cui si è im-


piccata la manovra  rischiano di


schiacciare l’economia italiana ver-


so un nuovo anno di stagnazione.


Ma anche le misure alternative da


mettere sul tavolo per evitare la lie-


vitazione delle aliquote, nell’impos-


sibilità di finanziare integralmente


a deficit il mantenimento dell’Iva at-


tuale, presentano un dazio in termi-


ni di crescita: perché anche i tagli di


spesa hanno un effetto recessivo,


così come l’aumento della pressione


fiscale che arriverebbe da una revi-


sione delle tax expenditures senza


un taglio Irpef. Il tutto mentre la ge-


lata tedesca, gli allarmi sul rischio di


recessione Usa e le altre crescenti in-


cognite internazionali spingeranno


a rivedere al ribasso il +,% tenden-


ziale stimato ad aprile dal governo


per il prossimo anno. Su questo pro-


blema è saltato il fragile equilibrio


del governo giallo-verde. Dallo stes-


so problema dovrà ripartire il pros-


simo governo, qualunque sia la via


d’uscita dalla crisi. Per questa ragio-


ne tutti i partiti sostengono ora l’esi-


genza di fermare gli aumenti Iva; ma


nessuno per ora spiega come farlo.


Sui moltiplicatori, cioè sui nume-


ri della frenata imposta all’economia


dagli aumenti dell’Iva, il gioco delle


previsioni produce risultati diffe-


renziati, ma tutti ovviamente al ri-


basso. Il punto di partenza obbliga-


torio sono i modelli targati Mef, per-


ché da lì nascono i numeri ufficiali di


finanza pubblica. La cifra più signi-


ficativa arriva dalla manovra del-


l’anno scorso. Il grosso del suo effet-


to espansivo era legato proprio dai


mancati aumenti Iva del , che


valevano , miliardi: non averli at-
tivati ha determinato nei calcoli Mef

un +,% di crescita in più. Oggi in


gioco c’è un’impennata fiscale quasi
doppia, , miliardi, che con criteri

analoghi possono pesare quindi uno


,-,% di crescita. Un -,% c’è an-
che nei calcoli di Bankitalia. Molto

dipende dalla velocità con cui gli in-


crementi fiscali si trasmettono ai
prezzi e una dinamica ordinaria,

spiegano da Via Nazionale, carica


sui consumatori l’% della nuova
Iva in due anni. Un aiuto, parados-

salmente ma non troppo, può arri-
vare dalla stagnazione: quando la

domanda interna è debole, le azien-


de sono più prudenti sui prezzi, l’ef-
fetto inflazione è meno immediato

e quindi si attenua anche la frenata


ai consumi. Con un “pass-trought”
ridotto, il peso sulla crescita potreb-

be anche ridursi fino allo ,%. Con-


siderazioni analoghe arrivano dal-
l’Ufficio parlamentare di bilancio,

che stima un -,% di crescita e pre-


vede “effetti relativamente più evi-


denti” sugli anni successivi quando
si completa la traslazione dell’Iva sui

prezzi. E l’incognita Iva rende timide


le previsioni di crescita anche degli
istituti privati: Prometeia, per esem-

pio, nel Rapporto flash di luglio ha
stimato un +, nel , lo stesso

dato proposto ieri da Moody’s, ipo-


tizzando un aumento parziale del-
l’Iva da , miliardi. Con incrementi

più decisi, il quadro peggiora.


Con un corollario, indicato sem-
pre da Bankitalia: l’Iva è recessiva, e

gli aumenti programmati per il 


diminuirebbero dell’,% il reddito
netto disponibile delle famiglie più

povere (primo decimo della distri-


buzione) e avrebbero un impatto più
che dimezzato (,%) per le famiglie

più ricche (ultimo decimo della di-


stribuzione). Rispetto al , que-
sto effetto sarebbe compensato dal

reddito di cittadinanza.


Il problema è speculare se si par-
te dai saldi di finanza pubblica. In

quest’ottica, l’Iva serve a tagliare


dell’,% del Pil un debito che viag-
gia già a livelli dell'% superiori ri-

spetto ai numeri del Def di aprile a


causa del mancato avvio del pro-
gramma di privatizzazioni da 

miliardi. Non solo: con la sua spinta


all’inflazione, l’Iva può rinvigorire
un po’ il Pil nominale. Sempre dal

punto di vista dei saldi, in realtà, un


pezzo di strada è già stato compiuto
con la correzione di luglio, i cui

meccanismi (come scritto sul Sole
 Ore del  agosto) possono por-

tare sul  fino a - miliardi (-


decimali di Pil) fra minori spese per
reddito di cittadinanza e pensioni e

maggiori entrate fiscali.


In questo senso, un aiuto impor-
tante può arrivare da una nuova on-

data di flessibilità europea (fino a -


 miliardi; Sole  Ore di ieri) che
ridurrebbe a - miliardi la parte an-

cora da coprire. Ma ovviamente da-


rebbe un’altra spinta a un debito
pubblico già in crescita.

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23,1 miliardi


Le clausole Iva


Il valore degli aumenti di


aliquota nel 2020 senza


sterilizzazione delle clausole


‘‘


Puntare su


micro


interventi di


integrazione


della rete di


importo


modesto ma


dalle


potenzialità


elevatissime


Irene Pivetti


Con il


«mix» (ri-


modulazio-


ne e au-


mento se-


lettivo) la


dote po-


trebbe lie-


vitare a 4-


miliardi


OUTLOOK RESTA INCERTO


Moody’s taglia


le stime italiane


Moody’s taglia le stime di crescita
dell’economia italiana sia per il

 che per il . Per


quest’anno, la proiezione è ora di
una crescita modesta pari allo ,%

rispetto al +,% atteso a giugno


mentre per il  si attende
un’espansione al ritmo dello ,%,

tre decimi in meno delle stime di
due mesi fa. «L’outlook per l’Italia

rimane particolarmente incerto


con un’economia che continua a
stentare». Un rallentamento più

accentuato rispetto a quello


registrato nella «maggior parte dei
paesi dell’eurozona».
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