Il Sole 24 Ore - 25.03.2020

(Kiana) #1

4 Mercoledì 25 Marzo 2020 Il Sole 24 Ore


Primo Piano Coronavirus


GLI INTERVENTI


I provvedimenti della Salute. Il primato dei singoli
provvedimenti per l’emergenza Covid-19 emanati spetta

al dicastero guidato da Roberto Speranza: in circa 60


giorni 46 tra circolari, decreti ministeriali, documenti
esplicativi e ordinanze

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LE MISURE DI CONTENIMENTO
Quelle definite dal Dl adottato ieri e che dovranno essere
definite nell’applicazione dai decreti di Palazzo Chigi

Marco Mobili


Gianni Trovati


ROMA


Imprese ed esercizi commerciali che


non rispetteranno gli obblighi di chiu-


sura imposti dai decreti di Palazzo Chi-


gi per contenere la diffusione del Coro-


navirus si vedranno imporre uno stop


dell’attività fino a  giorni. E chi verrà


colto a violare le altre misure di distan-


ziamento sociale, per esempio uscen-


do di casa senza poter documentare


una delle tre ragioni che lo permettono


(lavoro, salute o esigenze indifferibili


tipo spesa) incapperà in una multa da


 a mila euro, che diventano mila


per i recidivi. Importi a cui si applica lo


sconto del % per chi paga in fretta.


Salta invece dal testo finale la previsio-


ne del fermo amministrativo dell’auto;


ma curiosamente le violazioni com-


messe in auto comportano l’aumento


di un terzo della sanzione: i  euro,


in pratica, diventano , e i mila di-


ventano mila.


Ma dalle nuove sanzioni, scritte nel


decreto legge approvato ieri dal consi-


glio dei ministri per costruire la “legge


quadro” sulle misure di emergenza,


arriva anche una buona notizia per i


mila denunciati nei giorni scorsi


dalle Forze dell’ordine perché fermati


in strada in violazione delle regole: la


depenalizzazione di fatto decisa con il


decreto legge fa cadere le accuse pena-


li nei loro confronti, che poggiavano


sull’articolo  del Codice che preve-


de la reclusione fino a  mesi o l’am-


menda fino a  euro per chi viene


giudicato colpevole di «inosservanza


dei provvedimenti dell’Autorità». Sul
piano economico, insomma, il colpo

previsto per chi aggira i limiti emer-


genziali alla libertà di movimento si
indurisce parecchio. Ma cade la pro-

spettiva di essere messi a processo e di
vedersi macchiare la fedina penale. Su

questo terreno continua a muoversi


solo chi viola l’obbligo di restare in ca-
sa perché risultato positivo al tampo-

ne del Covid-: per loro c’ è la reclu-


sione da uno a  anni previsto dall’arti-
colo  del Codice penale per i delitti

colposi contro la salute pubblica.


Sanzioni e quadro ordinamentale
sono appunto i due compiti fonda-

mentali assegnati al nuovo decreto, at-


teso sulla Gazzetta Ufficiale fino a tar-
da notte, che come anticipato ieri su

queste pagine nasce anche per supera-


re le incognite prodotte dagli incroci


multipli con le ordinanze regionali.
In pratica, il decreto costruisce

un’architettura normativa che prova a


evitare il caos prodotto dal meccani-
smo basato sugli annunci e sui succes-

sivi provvedimenti di Palazzo Chigi. E


coinvolge governo e Parlamento nella
gestione di fondo dell’emergenza, an-

dando incontro anche alle sollecitazio-


ni del Quirinale. «Con questo decreto
abbiamo regolamentato in modo più

trasparente i rapporti con il Pralamen-
to, prevedendo - ha detto ieri Giuseppe

Conte - che ogni iniziativa sia trasmes-


sa ai presidenti delle Camere e che il
Governo vada a riferire ogni  giorni».

Per questa ragione il decreto mette in


fila  possibili misure di contenimen-
to, dalla circolazione delle persone alla

chiusura di imprese ed esercizi com-


merciali, dalla limitazione degli eventi
agli obblighi di ridurre al minimo il

personale presente negli uffici pubbli-


ci, che tocca poi ai decreti di Palazzo
Chigi definire nell’applicazione.

Questa architettura, specifica il de-


creto, che potrà rimanere in piedi fino
al  luglio, ma al momento la data si

spiega semplicemente con la durata se-


mestrale dello stato di emergenza par-
tito a fine gennaio. Il compito di far ri-

spettare le regole è affidato ai Prefetti,


che oltre alla Polizia potranno far ricor-
so alle Forze Armate ai cui componenti

viene attribuita la qualifica di agenti di


pubblica sicurezza.


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Nuovo Dl, stop un mese


all’impresa che non chiude


Emergenza. Cornice valida fino al  luglio ma i Dpcm definiscono la durata delle misure


Sanzione a mila euro, mila per i recidivi. Depenalizzazione per i mila denunciati


Conte: «Il


governo


riferirà ogni


15 giorni al


Parlamen-


to». Ancora


modifiche,


slitta a oggi


la pubblica-


zione in


Gazzetta


EMERGENZA E NORME


Dal governo misure a pioggia:


150 provvedimenti in due mesi


Finora da Palazzo Chigi


 atti,  dalla Protezione


civile e  dalla Salute


Marco Rogari
ROMA

«Il  dicembre  la Commissione
sanitaria di Wuhan (Cina) ha segnala-

to all’Organizzazione mondiale della


sanità (Oms) un cluster di polmonite
ad eziologia ignota nella città di

Wuhan, nella provincia cinese di Hu-


bei». Cominciava così la prima circo-
lare del ministero della Salute su quel-

la che in pochi giorni sarebbe diventa-


ta l’emergenza Coronavirus. Era il 
gennaio. E a firmare il primo atto mi-

nisteriale che ha dato il via a una raffi-


ca di norme a getto continuo per ten-
tare di arrestare la corsa del Covid-

è stato il direttore generale della pre-
venzione sanitaria, Claudio D’Ama-

rio. Da quel momento in poi è stato un


susseguirsi di misure, a suon di decre-
ti legge, Dpcm, ordinanze e circolari,

a volte accavallate e non bene amalga-


mate tra loro e in altri casi non prive di
qualche contraddizione. In due mesi

il Governo ha sfornato, al netto delle


ricadute collegate al lavoro dell’Unità
di crisi attivata alla Farnesina, ben 

provvedimenti (diventati di fatto 
con la legge di conversione del primo

Dl) compreso il protocollo per la sicu-


rezza sui luoghi di lavoro.
Ultimi della serie il decreto legge (il

sesto) varato ieri dal Consiglio dei mi-


nistri per definire le nuove sanzioni
nei confronti di chi non rispetta le mi-

sure restrittive in vigore e la nuova


circolare del ministero dell’Interno
sui casi di estrema urgenza per i quali

si può derogare all’obbligo di perma-
nenza del comune di residenza. Un

treno quasi infinito di disposizioni,


che è stato a sua volta inseguito, e in
qualche caso anche superato, dal rin-

corrersi delle ordinanze di governato-


ri regionali e sindaci.
Il Governo nella sua collegialità ha

formalmente acceso i motori una de-


cina di giorni dopo la circolare “di av-
vio” del ministero della Salute. È in-

fatti il  gennaio quando il Consiglio


dei ministri delibera lo stato d’emer-
genza. Ma, scorrendo le date di riferi-

mento che compaiono sulla Gazzetta


ufficiale, occorrerà attendere il  feb-
braio, per il primo dei sei decreti legge

varati fino a ieri. Una data che segna


un’altra prima volta: quella del batte-
simo del Dpcm formato” Covid-”,

che, a tutto il  marzo, sarà seguito da


altri sette provvedimenti emanati dal
premier con le stesse sembianze.

L’elenco è arricchito da un’altra deli-


bera (del  marzo) del Consiglio dei


ministri e dal protocollo sulla sicurez-
za nei luoghi di lavoro.

C’è poi il vero e proprio fiume di di-


sposizioni e indicazioni alimentato dai
 atti targati Protezione civile: dalle

ordinanze ai decreti del responsabile


della struttura, Angelo Borrelli. Sul
fronte della lotta al Coronavirus, l’ordi-

nanza di partenza è del  febbraio. Al 


marzo ne risulta una sola firmata dal-
l’altro commissario straordinario, Do-

menico Arcuri, nominato più recente-


mente dal Governo per gestire la forni-
tura (e la produzione) di dispositivi

medici e apparecchiature agli ospedali.


Il primato dei singoli provvedi-
menti emanati spetta, fin qui, al mi-

nistero della Salute. In circa  giorni


dal dicastero guidato da Roberto
Speranza sono arrivati  provvedi-

menti tra circolari, decreti ministe-


riali, documenti esplicativi e ordi-
nanze. Che sono culminate in quella

del  marzo con cui è scattato l’ob-


bligo per tutta la popolazione di non
lasciare il comune di residenza. Tra

i ministeri più attivi quelli della Giu-


stizia ( atti) e dell’Interno (). Gli
altri dicasteri al  marzo risultano

fermi a quota  provvedimenti, al
netto dell’attività della Farnesina.

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ENTI TERRITORIALI


Ancora impasse Stato-Regioni


Salta la verifica sulle ordinanze


Il tentativo di mettere ordine alla


maionese impazzita dei rapporti fra


Stato ed enti locali nella gestione
dell’emergenza sanitaria ha compli-

cato parecchio la nascita del nuovo


decreto legge quadro sulle misure di
contenimento del contagio. Al punto

che i tecnici di Palazzo Chigi hanno


dovuto lavorare al testo per molte
ore dopo la chiusura del consiglio dei

ministri e la conferenza stampa in


cui il premier Conte ha illustrato le
nuove misure. E il lavoro è sfociato

in una norma di poche righe, che


butta al macero il meccanismo com-
plesso finito nel pomeriggio sul ta-

volo del consiglio dei ministri. «Col-
laboriamo con le Regioni e questa

modalità sta dando risultati», ha so-


stenuto Conte parlando in videocon-
ferenza con i giornalisti: «un inter-

vento autoritativo dello Stato cen-


trale non è pensabile - ha aggiunto -,
anche perché le Regioni hanno un

patrimonio informativo che non


possiamo avere a livello centrale».
Il principio è chiaro. Ma la sua

traduzione pratica si è rivelata deci-


samente è più complicata. Al punto
che, alla fine, ci si è dovuti acconten-

tare di una norma di principio che


permette alle Regioni di emettere
ordinanze solo «nell’ambito delle

attività di loro competenza», e ai


sindaci torna a vietare di andare con


le loro decisioni «in contrasto con le


misure statali». Nulla di diverso, in
verità, da quanto già previsto dal-

l’ordinamento.


Perché il meccanismo individua-
to dalle prime bozze del decreto sa-

rebbe stato decisamente più com-
plesso. E prevedeva la verifica stata-

le sulle ordinanze territoriali che,


una volta superato l’esame, sareb-
bero state da confermare tramite

decreto di Palazzo Chigi. A pena di


decadenza.
In pratica, anche le Regioni avreb-

bero dovuto pescare dal ventaglio


delle  misure di contenimento in-
dividuate dal nuovo decreto legge. La

decisione locale avrebbe avuto una


validità a tempo, sette giorni, e sa-
rebbe stata comunicata sotto forma

di proposta a Palazzo Chigi entro 


ore dall’adozione. Entro i sette gior-
ni, la presidenza del Consiglio avreb-

be dovuto confermare le misure in-


serendole in un Dpcm. In caso di
mancata conferma, l’ordinanza loca-

le sarebbe decaduta da sola scaduto


il termine dei sette giorni.
Come si vede, un meccanismo del

genere avrebbe rischiato di inciam-


pare parecchio sul piano pratico e su
quello ordinamentale, perché le

competenze delle Regioni in materia


sanitaria sono forti e il terreno delle
decisioni prese per la tutela della

«salute pubblica» è delicato. Questo


tentativo di armonizzazione è arri-
vato inoltre in una fase in cui i rap-

porti fra Roma e i presidenti di Re-


gione sono concitati per una miscela


di fattori che vanno dalla tensione
per l’emergenza alla concorrenza

politica, in particolare nel Nord a tra-


zione leghista dove il quadro sanita-
rio è più complicato. Come mostrano

bene le cronache dell’ultimo fine set-


timana che hanno visto l’accelera-
zione delle ordinanze di Piemonte e

Lombardia e Palazzo Chigi in rincor-


sa con le comunicazioni a tarda sera
del premier Conte e il testo del decre-

to di Palazzo Chigi arrivato solo 


ore dopo. Ad arricchire ulteriormen-
te il quadro ci sono poi i sindaci. Con

loro in realtà i rapporti del governo


sono nel complesso più semplici. Il
presidente dell’Anci Antonio Decaro,

anzi, era stato il primo a chiedere la


sospensione del potere di ordinanza
dei sindaci per evitare il caos (richie-

sta accolta dal governo qualche setti-


mana fa con una prima norma dalla
scarsa fortuna applicativa) e ieri è

stato tra i primi ad applaudire l’arri-
vo di sanzioni più severe per chi viola

le misure di distanziamento sociale.


Ma anche su questo aspetto il
mondo dei Comuni è variegato, co-

me dimostra per esempio il caos sul-


lo stretto di Messina con il sindaco in
prima fila nel tentativo di fermare gli

arrivi dalla Calabria. Il decreto esa-


minato ieri dal governo pensa anche
a loro, ma si limita a tornare a chie-

dere di non emettere ordinanze «in


contrato con le norme nazionali».


—G.Tr.
gianni.trovati@ilsole24ore.com

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Testo riscritto fino a notte


Resta soltanto una norma


di principio generica


IMAGOECONOMICA

Controlli. Le


forse dell’ordine


controllano in
strada il rispetto

delle restrizioni


per contenere il
contagio da

coronavirus


GOVERNO- PARLAMENTO


Informativa alle


Camere ogni 15 giorni


I NUOVI EQUILIBRI ISTITUZIONALI





Rafforzato il rapporto Esecutivo-


Parlamento nella gestione


dell’emergenza. Il Dl adottato ieri
prevede che ogni iniziativa

governativa venga trasmessa ai
presidenti delle Camere e che il

premier o un ministro riferisca in


Parlamento ogni 15 giorni sulle
misure adottate

L’ATTUAZIONE


Durata di 30 giorni


per i provvedimenti





Il decreto legge definisce 29


misure restrittive che potranno


essere adottati con successivi
provvedimenti «per periodi

predeterminati, ciascuno di
durata non superiore a 30

giorni, reiterabili e modificabili


anche più volte fino alla fine
dell'emergenza»

REGIONI


Niente verifica


sulle ordinanze





La competenza delle misure


anticontagio restrittive è dello


Stato. Le Regioni possono
adottarle a patto che le

decisioni rientrino nelle
«attività di loro competenza»:

I Comuni nelle loro decisioni


non possono andare in
contrasto con le norme statali.
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