Il Sole 24 Ore - 25.03.2020

(Kiana) #1

8 Mercoledì 25 Marzo 2020 Il Sole 24 Ore


Primo Piano Coronavirus


AZIENDE E LAVORO


Le autorizzazioni. Dirimente chi è il cliente (altre aziende
o amministrazioni) di ogni singola fornitura

in discussione, che tipo di commessa deve ricevere


e se questa è realmente indispensabile nell’ambito
della filiera essenziale

87


VOCI DELLA TABELLA ATECO
I settori destinati a restare aperti nel Dpcm del 22 marzo, ma
dopo la trattativa notturna oggi sono attese le ultime modifiche

Carmine Fotina


ROMA


È atteso per oggi, salvo sorprese nottur-


ne nella mediazione del governo con le


parti sociali, il decreto che il ministero


dello Sviluppo economico, d’intesa con


il ministero dell’Economia, sta predi-


sponendo per rivedere la lista delle atti-


vità che possono restare aperte.


Il ministero guidato da Stefano Pa-


tuanelli vuole integrare la lista con alcu-


ne voci come i contenitori in vetro per


alimenti, le agenzie per il lavoro e alcune


voci correlate alle forniture ospedaliere.


Dall’altro lato apre su una parte delle ri-


chieste dei sindacati (si veda la pagina


accanto). Un’altra ipotesi emersa a tar-


da sera è limitare il raggio d’azione dei


prefetti che possono autorizzare le


aperture alle zone del paese meno a ri-


schio per numero di contagi, quindi


escludendo la Lombardia ad esempio.


Cgil, Cisl e Uil chiedono in alcuni di


casi di circoscrivere il raggio d’azione


delle produzioni autorizzabili. È lo stes-


so Dpcm del  marzo ad ogni modo a


prevedere un filtro simile delegandolo,


però, ai singoli prefetti. Su di loro ricade


un grande onere per risolvere molti casi


potenzialmente controversi a partire


dall’esame delle deroghe per tutte quel-


le attività che, all’interno di una singola


fabbrica, possano risultare funzionali


ad assicurare la continuità delle filiere


delle attività considerate essenziali.


Quest’ultimo passaggio consente di


dare una lettura differente al dispositivo


di chiusura: in molte situazioni non con-


ta tanto il codice dell’attività economica


(Ateco) dell’impresa produttrice ma è
dirimente chi è il cliente (altre aziende o

amministrazioni) di ogni singola forni-


tura in discussione, che tipo di commes-
sa deve ricevere e se questa è realmente

indispensabile nell’ambito della filiera
essenziale, ad esempio se si tratta di ma-

teriale rotabile per un’infrastruttura fer-


roviaria chiave o di componenti mecca-
nici destinati a dispositivi utilizzati nelle

unità di terapia intensiva degli ospedali.


I prefetti sono chiamati a esaminare an-
che altre eventuali autorizzazioni, ad

esempio quelle relative agli impianti a


ciclo produttivo continuo che possono
continuare a operare e quelle che atten-

gono alle attività dell’industria dell’ae-


rospazio e della difesa e ad altre attività
considerate di «rilevanza strategica».

L’onda di comunicazioni è già


partita: ieri a Taranto è stata esami-


nata la richiesta dell’ex Ilva e a Ge-
nova il prefetto ha dato il via libera ai

lavori per il Ponte, anche per le


aziende della filiera. Il tempo ovvia-
mente è un fattore decisivo: in base

al Dpcm del  marzo è oggi l’ultimo


giorno utile prima che scattino le so-
spensioni, impiegabile per le ultime

attività necessarie prima della chiu-


sura compresa la spedizione della
merce in giacenza.

Ad ogni modo la ridefinizione dei co-
dici Ateco e il coinvolgimento delle pre-

fetture non potrà che essere solo una


parte della soluzione. Vanno sciolte in-
fatti difficoltà applicative e interpretati-

ve in molti casi evidenti, e contenute in


tante istanze di chiarimento che stanno
arrivando agli uffici ministeriali.

Non c’è solo la confusione che può


essere generata dalle classificazioni
di codice prevalente e di codice pri-

mario o secondario nel caso in cui


una stessa azienda svolga due attività
distinte. Ci sono situazioni in cui una

mera semplificazione in sede di clas-


sificazione originaria può porre
un’azienda tra i settori chiusi e una

sua diretta concorrente tra quelli che


possono restare aperti.
Da ieri intanto, per facilitare una ve-

rifica veloce del codice dell’impresa,


Unioncamere-Infocamere consentono
la ricerca anagrafica gratuita sul sito re-

gistroimprese.it del codice prevalente,


primario e secondario.


© RIPRODUZIONE RISERVATA

In gioco il ruolo dei Prefetti


e la correzione Mise sulle filiere


Le procedure. Le prime valutazioni sulle forniture strategiche: ok ai lavori per il ponte di Genova


Nel nuovo elenco lo Sviluppo vuole inserire confezioni in vetro per alimenti e agenzie per il lavoro


Va valutato


il rispetto


delle misure


di conteni-


mento per


escludere


la responsa-


bilità


del debitore


RAPPORTI COMMERCIALI


Ma l’emergenza


non è il liberi tutti


sui contratti


L’eccezionalità non consente


di ritenersi non vincolati


Va ridotto il sacrificio altrui


Carlo Felice Giampaolino


L’emergenza coronavirus si ripercuote


sui rapporti commerciali, determinan-
do un’emergenza anche legale. A fronte

di provvedimenti straordinari, l’impre-


sa dispone di strumenti legali previsti
nel Codice civile o anche in clausole

contrattuali, ma questi generalmente


non affrontano l’evento pandemia. Un
esempio di intervento ad hoc sul piano

dei contratti, ma che non fornisce alle


imprese un rimedio specifico, è l’artico-
lo  del cura Italia il quale chiarisce che

va sempre valutata la necessità di ri-


spettare le misure di contenimento per
escludere la responsabilità del debitore.

Va subito detto che la situazione ec-


cezionale non consente di considerarsi
per sempre non vincolati agli obblighi

contrattuali assunti, per quanto gravosi.


Essa piuttosto aggiunge agli obblighi as-
sunti il dovere di cooperare affinché il sa-

crificio dell’interesse altrui sia il minore


possibile. Se la prestazione non è possi-
bile, la prestazione è inesigibile, almeno

temporaneamente. Tuttavia, la sicurez-


za dei traffici passa per la cooperazione
tra imprese e la lealtà reciproca, preva-

lendo su forme e articoli del Codice.


L’articolo  non esclude tout court
la responsabilità, ma impone in ogni

caso che della situazione straordinaria
determinata dai decreti emergenziali

si tenga conto. E una valutazione caso


per caso sarà sempre necessaria per
l’impresa che non intende incorrere in

responsabilità, quando la riduzione
del flusso produttivo o addirittura la

sua interruzione renda attuale il ri-


schio di non rispettare l’obbligo con-
trattuale. Andranno innanzitutto indi-

viduate eventuali clausole del contrat-


to che affrontino la situazione specifi-
ca. Il principio, anche laddove clausole

ad hoc vi siano, rimane però quello fis-


sato nell’articolo  del Codice civile
per cui le obbligazioni contrattuali de-

vono essere rispettate pena la respon-


sabilità dei danni derivanti al credito-
re, purché l’adempimento puntuale

non sia reso impossibile da una causa


estranea alla sfera di controllo del de-
bitore. Il principio è di fondamentale

importanza per la tenuta dei rapporti


commerciali, e per questo è il debitore
a dover provare che l’impossibilità è

dovuta a fattori esterni specificamente


rilevanti per l’obbligazione.
L’articolo  prevede che il debito-

re sia liberato dall’obbligazione, quan-
do questa sia divenuta impossibile, ma

sempre per causa non imputabile. Par-


ticolarmente attuale la seconda parte
dell’articolo, secondo cui il debitore

non risponde del ritardo quando il ri-


tardo è stato dovuto ad una impossibi-
lità temporanea. L’articolo  si inseri-

sce in questo quadro, e specifica che si


tiene conto della necessità di adeguarsi
alle misure governative anche relativa-

mente all’applicazione di eventuali de-


cadenze o penali connesse a ritardati o
omessi adempimenti. Certamente è

obbligo dell’impresa agire in buona fe-


de, e quindi applicare con estremo ri-
gore tale disposizione, che non può tra-

dursi in un’esenzione generale dal


principio pacta sunt servanda.


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Comunica-


zione alle


prefetture


necessarie


anche per


aerospazio,


difesa e


impianti


a ciclo


continuo


(il caso Ilva)


In arrivo


la lista. Atteso


oggi salvo
sorprese,

il decreto che


il ministero dello
Sviluppo, d’intesa

con quello


dell’Economia,
sta disponendo

sulla lista delle


attività che
possono

rimanere aperte


IMAGOECONOMICA

LE COMUNICAZIONI


Filiere


Va comunicata al prefetto
competente la richiesta di

proseguire quelle attività che sono


funzionali ad assicurare la
continuità delle filiere delle attività

considerati essenziali (allegato del


Dpcm del 22 marzo). Il prefetto
decide sull’autorizzazione

Imprese a ciclo produttivo
Analoghe comunicazioni vanno

effettuate per proseguire l’attività


di impianti a ciclo produttivo
continuo e per i settori

dell’aerospazio e della difesa

Free download pdf