La Stampa - 14.11.2019

(Brent) #1
Lara Loreti

Morra Stefanino
Castellinaldo
(Cuneo)
via Castagnito
50
telefono
0173213489
Una bottiglia di
Barbera d'Alba
«Castlè» 2016:
euro 15

I


Romani lo consideravano un vino di
lusso, il più prelibato dell’antichità,
citato da Varrone e Plinio il Vecchio. E
già gli Etruschi avevano provato
inutilmente a copiarlo. Ma per 2500
anni, il segreto di Chio, isola cara a
Lord Byron, è rimasto custodito
gelosamente nelle anfore di terracotta
negli abissi dell’Egeo orientale, di
fronte alla costa turca. Isola chiama
isola. Dal mare di Poseidone al Tirreno.
2016: il professore Attilio Scienza,
guru dell’enologia, docente di viticoltura
all’Università di Milano, tiene una conferenza
all’Elba. Parla di quel nettare che solo gli
abitanti di Chio riuscivano a rendere così
speciale immergendo i grappoli nel mare. Un
procedimento unico, oggetto di un suo studio
archeologico. «Se ci fosse un produttore
disposto a sperimentare...», è la
provocazione del professore.
Detto fatto, all’appello risponde Antonio
Arrighi, vignaiolo elbano, pioniere dell’uva,
instancabile esploratore, già protagonista di
ricerche legate alla vite. «Lo faccio io», dice
convinto. Ed ecco, oggi, dopo un periodo di
preparazione, il miracolo avverarsi, il mito
rivivere e il segreto disvelarsi, acino dopo
acino. Ieri a Firenze, in un convegno
organizzato dalla Regione Toscana, per la
prima volta Nesos - questo il nome del vino
marino - è stato presentato al pubblico. Giallo
oro, lievemente torbido, profumato di
mandorle, sapido, retrogusto di frutta secca.
Le uve Ansonica, raccolte e messe in ceste di
vimini, vengono immerse da sub
specializzati, a dieci metri nelle profondità
marine, cinquanta metri dalla costa di fronte a
Porto Azzurro, e lì restano 5 giorni. Le nasse in
fila sott’acqua, legate a un corpo morto,
oscillano cullate dal moto ondoso, e l’acqua,
per osmosi, penetra all’interno. Poi le uve,
recuperate in superficie, vengono fatte
asciugare al sole su dei graticci, diraspate e
successivamente affinate per 6 mesi nelle
anfore, nella cantina elbana di Arrighi. La
fermentazione in terracotta avviene sulle
bucce. Quindi, senza filtraggio, il mosto
maturo viene messo in bottiglia dove rimane

per otto mesi. «È un vino naturale, da bere
subito - dice Arrighi -. Prezioso per lo spessore
storico e affascinante. Non so quanto possa
costare sul mercato, di certo ha un valore
altissimo. La prima bottiglia è di terracotta, è
numerata e ha una etichetta particolare, che
richiama l’antica Grecia».

Un sorso dal passato
Ma qual è l’azione dell’acqua di mare sui
grappoli? «Il sale corrode la pruina, la cera
protettiva della pelle degli acini, e fa sì che
l’uva sprigioni intatti i propri aromi», spiega il
professor Scienza. Nel 2018 sono state fatte
solo 40 bottiglie, quest’anno saranno di più.
La scelta dell’Ansonica non è casuale. «È l’uva
tipica dell’Elba, ma soprattutto del Giglio,
isola a cui i Greci si appoggiavano nei loro
viaggi verso Marsiglia; è un incrocio fra i
vitigni greci Sideritis, che deriva dalla parola
ferro, con grappoli dotati di acini duri e
resistenti, perfetti per l’affinamento in mare, e
Rhoditis, che viene dall’isola di Rodi, dalla
polpa ben croccante - spiega il prof Scienza -.
Questo vino è un esempio di archeologia
sperimentale molto significativo, perché
ripropone un metodo di vinificazione di 2500
anni fa, una tecnica dimenticata. Neanche
gli etruschi facevano più così il vino. Loro
avevano provato a copiare dagli abitanti di
Chio le anfore, ma quelle greche originali si
distinguevano per la presenza del metallo
cadmio nella lega del materiale».
In realtà dietro Nesos c’è molto di più: «Il
vino è un elemento di sinestesia, che mette
in contatto memorie, ricordi, sensazioni,
emozioni. Un po’ come le madeleine per
Proust: il profumo di quei dolci ricordava allo
scrittore sua madre». Gli aromi di Nesos
rievocano Chio, isola che incantò anche il
pittore Delacroix. E l’Elba, con la sua macchia
mediterranea, le sue vigne che degradano
eleganti e nel contempo selvagge verso il
mare, e con i colori dei tramonti, in coppia con
Nesos ha ammaliato la giuria del 26° Festival
internazionale del cinema, l’Enovideo di
Marsiglia, che ha conferito due premi a un
cortometraggio di 14 minuti ispirato al vino
marino, girato da Stefano Muti, dal titolo
Vinum Insulae. Un sorso dal passato,
destinato a far parlare i posteri. –
c BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

Bottiglie rare —

RINASCE IL VINO

CULLATO

DALLE ONDE

Prodotto con uva Ansonica, tipica dell’Elba,

rispolvera un metodo di vinificazione di 2500 anni fa

Sincera e profonda


Una Barbera


che sorprende


In cantina

Paolo Massobrio
S

tefanino Morra lo conobbi durante il
servizio militare in aviazione ma, a
distanza di 34 anni, assaggiare il suo
Arneis alla Madonna della Neve di
Cessole è stata una folgorazione. In un
attimo ho ripercorso la sua storia di
vignaiolo nel Roero, iniziata a metà degli Anni
80 quando riconvertì l’azienda frutticola di
famiglia (Castellinaldo era nota per le pesche).
Furono venduti i terreni di pianura per
acquistare appezzamenti in collina alla sinistra
del Tanaro e piantare barbera, arneis e nebbiolo.
Oggi Stefanino, affiancato dalla moglie Edda,
dal figlio Luca (enotecnico) e dal cognato Gianni
Olivero, si è affermato con una proprietà di
tredici ettari vitati per 75 mila bottiglie. E
siccome lui è una persona sincera, altrettanto lo
sono i suoi vini, a cominciare dalle Barbera che
qui hanno un’enclave speciale. Come la Barbera
d’Alba «Castlè» 2016, prodotta solo nelle
migliori annate da un vigneto nell’omonima
collina di Vezza d’Alba. Affinata per un anno in

tonneau, ha un naso profondo, che poi in bocca
significa morbidezza trapassata da un’elegante
acidità. Nella versione classica del 2017, più
fresca e fruttata, senti la viola e il mallo di pesca.
Buonissima! Mentre solenne sarà la Barbera
d’Alba «Castellinaldo» 2016. Nasce dalla vigna
più vecchia di proprietà a dimora su terreni
calcarei di argilla e tufo. Si affina per 15 mesi in
barrique e qui senti la rosa della Barbera e tutta
la sua mineralità. Che spettacolo! Il Roero Arneis
«Vigne San Pietro» 2017 colpisce per corpo e
robustezza e rivela sentori di spezie e crosta di
pane. Infine, il nebbiolo che ispira la doc Roero,
dove Stefanino produce due versioni: il Roero
Riserva «Srai» 2015 ha ampi sentori di frutta
rossa e sembra lasciarti con una nota aromatica.
Da un blend di nebbiolo prende invece vita il
Roero 2017, dove avverti la grafite e la viola.
Stefanino mi hai proprio sorpreso. Soprattutto
con la Barbera, che era la sfida più difficile,
almeno con me. —
c BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI


  1. e 4. L’uva, raccolta e messa in ceste di vimini, viene immersa da sub specializzati a dieci metri nelle
    profondità marine, cinquanta metri dalla costa di fronte a Porto Azzurro; 2. L’uva Ansonica è tipica
    dell’Elba, ma soprattutto del Giglio, isola a cui i Greci si appoggiavano nei loro viaggi verso Marsiglia;

  2. Il produttore elbano Antonio Arrighi e il professor Attilio Scienza brindano con Nesos, il vino marino


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