la Repubblica - 28.10.2019

(Ben Green) #1
Il RITRATTO

Il califfo nero


da calciatore timido


a regista del terrore


L’incoronazione dal


pulpito della moschea


di Al Nouri, a Mosul,


nel luglio 2014


Fino alla creazione


dello Stato islamico


di Giampaolo Cadalanu

Sul pulpito della moschea di Al Nou-
ri, a Mosul, l’uomo che tutti chiama-
no Abu Bakr al Baghdadi quel 4 lu-
glio del 2014 si presenta con mode-
stia: «Sono stato nominato per go-
vernarvi, ma non sono il migliore fra
voi. Se mi vedete agire nel giusto, se-
guitemi. Se sbaglio, consigliatemi.
Se disobbedisco al volere di Dio, non
obbeditemi». È una parafrasi delle
parole di Abu Bakr, suocero di Mao-
metto e primo Califfo dopo la morte
del Profeta. A lui si è ispirato per il
nome di battaglia, quando a 39 anni
ha preso la guida dell’Isis, Ibrahim
bin Awwad, nato a Samarra da una
famiglia di discendenza del Profeta.
Ma quel venerdì c’è poco di mode-
sto nella voce di Al Baghdadi. Indos-
sa abiti neri, per evocare i califfi re-
gnanti dopo il 700, e chiede obbe-
dienza a tutti i musulmani come Ca-
liffo Ibrahim. La ummah, la comuni-
tà dei credenti, lo ascolta a bocca
aperta. E così l’Occidente, e il mon-
do intero, sconvolti dalla rapidità
con cui il gruppo fondamentalista
fondato dal giordano Abu Musab al
Zarqawi ha conquistato l’egemonia
della jihad violenta in Iraq e in Siria,
poi un territorio vasto quanto una
nazione europea.
La sua non è una storia particola-
re. Oltre alla timidezza e al fervore
religioso, i biografi parlano di una
forte passione per il calcio. Raccon-
ta William McCants, studioso del ji-
hadismo, che la voce flebile del gio-
vane Ibrahim diventa sonora solo
quando recita il Corano, e più squil-
lante quando manca un goal, nella
squadra della moschea Haji Zaydan.
È l’epoca dell’invasione americana:
laureato in studi coranici dopo aver
fallito l’ammissione agli studi di Leg-
ge, Awwad vive con due mogli e sei
figli nel modesto quartiere di Tob-

chi, a Bagdad. Insegna la recitazio-
ne del Corano e chiama alla preghie-
ra dagli altoparlanti.
Ibrahim non tollera i comporta-
menti poco rispettosi dell’Islam, al
punto, racconta un vicino, da inter-
venire a un matrimonio per fermare
balli troppo peccaminosi. Le sue do-
ti diplomatiche si manifesteranno
più tardi, dopo la fondazione di un
suo gruppo jihadista e soprattutto
dopo la cattura e l’internamento nel

centro Usa di Camp Bucca. Per gli
americani è solo un sospetto fian-
cheggiatore, ma riesce a diventare
un mediatore fra i fondamentalisti e
conquista la fiducia dei sorveglianti
grazie al calcio. A Bagdad lo chiama-
vano “il nostro Messi”, a Camp Buc-
ca “Maradona”.
Ma più che uno stadio, il centro di
detenzione è una scuola di radicali-
smo, i fondamentalisti stessi lo chia-
mano “l’Accademia”. Ibrahim Aw-

wad esce trasformato, pronto alla ji-
had più spietata. In più, ora è dotato
di preziosi contatti con ex ufficiali
di Saddam e militanti integralisti,
impegnati assieme a progettare un
futuro di terrore dietro i reticolati
Usa. Il dogma ha preso il posto della
timidezza: Awwad entra in Al Qaeda
in Iraq, il gruppo di Al Zarqawi che
ha avuto un riluttante via libera da
Bin Laden e al Zawahiri, decisi a
sfruttare l’insurrezione antiamerica-
na. Come studioso dei testi sacri, fa
una carriera rapida verso il vertice.
E’ il 2006: Al Zarqawi preme per pro-
clamare la nascita dello Stato islami-
co, Al Qaeda frena. Poi il giordano
viene ucciso da un raid americano,
al suo posto sono Ayyub al Masri e
l’emiro Abu Umar, che proclamano
lo Stato islamico.
Anche loro muoiono in un bom-
bardamento, è il momento di Ibra-
him Awwad, che diventa Abubakr al
Baghdadi e continua sulla strada
teorizzata da Abubakr Al Naji: la fe-
rocia diventa marchio dell’Isis, le
atrocità si susseguono, per polariz-
zare la società musulmana. Gli scii-
ti, che persino Ayman Al Zawahiri
chiedeva di rispettare, sono obietti-
vo di attentati e massacri. Il gruppo
si espande, colpisce ovunque. Al Ba-
ghdadi è capo carismatico, non stra-
tega sul campo, è attento a compari-
re pochissimo, ma impone un mar-
chio globale, una sorta di franchise
del terrore dove ogni gesto di fanati-
smo è rivendicato. Lo scontro con Al
Qaeda è frontale, in Siria i due grup-
pi si combattono. Poi la sconfitta del
Califfato sul campo vede Al Baghda-
di in fuga, più elusivo che mai. Ma la
sfida con Zawahiri va avanti, Bagh-
dadi cerca proseliti anche fra i qaedi-
sti. E forse non è eccessivo pensare
che da un passo falso nella ricerca di
altri militanti sia nato l’epilogo di
due giorni fa.

18,5m

15,5m

Equipaggio 2+2 PERSONE
Velocità
massima 298 KM/H
Peso 22.680 KG
Raggio
d'azione CIRCA 500 KM
Carico
massimo 33-55 PERSONE

Eufrate

Eufrate

SIRIA

LIBANO

TURCHIA
IRAQ

GIORDANIA

Latakia

Aleppo Erbil

50 km

N

Idlib

Damasco

Deir el Zor

Raqqa

Palmira

Il raid nel bunker


23.00 ora locale
Inizia l’operazione

1 8 elicotteri
CH-47 Chinhook
americani partono
da una base militare
vicino a Erbil in Iraq

2 Un commando
delle Delta Force
entra nel bunker.
Al Baghdadi cerca
di fuggire mettendosi
al riparo in un tunnel
senza uscita

3 Il leader dell'Isis si fa esplodere
alla fine del tunnel mentre le forze Usa
lo rincorrono all'interno del compound

QAveva con sé tre dei suoi figli,
morti nell’esplosione.
Morte anche le due mogli: indossavano
giubbotti esplosivi che non sono
riuscite però a far detonare

QNon sono rimasti uccisi né feriti
soldati statunitensi.
Ferito solo un cane delle forze Usa

QLe forze Usa hanno condotto
i test del Dna direttamente sul posto.
L'identificazione ha richiesto circa 15 minuti

Barisha

Compound
con all’interno
militanti Isis
Tunnel
senza uscita

1


2


3


CH-
Chinhook

Forze curde
Esercito turco

Primo piano Isis azzerato


Parigi 2015
Il 13 novembre 2015 tre gruppi
di attentatori inviati dall’Isis
attaccano Parigi uccidendo 130
persone, 413 i feriti. Luogo
simbolo, il teatro Bataclan
©RIPRODUZIONE RISERVATA

Gli attentati dell’Isis in Europa


Bruxelles 2016
Il 22 marzo 2016 due attentatori
suicidi colpiscono l’aeroporto.
Subito dopo un altro kamikaze
si fa esplodere nella metro. Le
vittime sono 32, i feriti 300

Nizza 2016
Il 14 luglio 2016, sulla
Promenade des Anglais, il
tunisino Lahouaiej-Bouhlel
uccide 86 persone con un tir.
Aveva giurato fedeltà all’Isis

. Lunedì,^28 ottobre^2019 pagina^9

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