Libero - 09.09.2019

(Darren Dugan) #1

LUCIA ESPOSITO


■Accade all’ora di pranzo,
in una brasserie parigina, tra il
sudore dei camerieri e le risate
dei colleghi e tutto quello che
eri - o pensavi di essere – non
sei più. Emmanuelle ha qua-
rant’anni e una vita che lei stes-
sa crede felice. Un marito, tre
figli, una bella casa, un lavoro
che le piace, un’amica con cui
ridere e una madre elegante-
mente depressa. Ama quell’esi-
stenza senza sbavature che si
srotola in quella cornice dora-
ta: d’estate i viaggi e i castelli di
sabbia dei bambini e d’inver-
no le serate in casa a rincorre-
re i figli per i compiti e a sorseg-
giare del buon vino rosso. Em-
ma, così la chiamano tutti, si
sente ancora a suo agio dentro
gli abbracci del marito Olivier
e ha sempre pensato che il suo
posto sia quello, anzi neanche
ci ha mai pensato perché non
esiste altro che quella casa con
l’odore della pelle di Olivier, il
rumore dei passi dei figli e il
suono delle loro canzoni prefe-
rite.
Un giorno Emma entra nel-
la brasserie André per mangia-
re qualcosa prima di ritornare
al lavoro. Incontra gli occhi
chiari di un uomo. Un attimo e
il terreno le frana sotto i piedi.
In quel preciso istante capisce
che per quell’uomo di cui non
conosce il nome è disposta a
tutto perché quel-
lo sguardo riem-
pie un vuoto che
neanche lei sa di
avere. Colma uno
spazio impercetti-
bile, un bisogno
nascosto da qual-
che parte, nella
sua testa o nel suo
corpo, ed esplode
dirompente. Sod-
disfarlo diventa
un’urgenza. Il pen-
siero di lui è un
morbo che si insinua nella te-
sta, un desiderio che le sale dal-
le viscere e un brivido al cen-
tro del corpo.


INCONTROLLABILE

Il giorno dopo Emma torna
nella brasserie come un’auto-
ma. Lo rivede. E sbanda anco-
ra. Sudore e battiti. Nota la boc-
ca, con la fossetta che gli buca
la guancia quando sorride. Em-
ma non ha più appigli. Il suo
passato si sbriciola.Danzan-
do sull’orlo dell’abisso(DeA


Planeta, 235 pagg. euro 17)è
l’ultimo romanzo diGrégoire
Delacourt, lo scrittore france-
se che racconta la storia di una
donna così imprevedibile che
a volte sembra scappare dalla
sua penna. E ci si chiede come
un uomo possa conoscere così
bene quello che accade nella
testa di una signora quando lei
perde l’equilibro e viene ingo-
iata dalla vertigine del deside-
rio. Scrive: «È la comparsa for-
tuita di una promessa di sazie-
tà, talvolta affasci-
nante, talvolta
brutale, a riaprire
una crepa, a rive-
lare i nostri vuoti
e a mettere in di-
scussione le cose
che credevamo
acquisite e immu-
tabili – matrimo-
nio, fedeltà, ma-
ternità – quella
promessa inatte-
sa, quasi mistica,
ci mostra chi sia-
mo veramente». Per tre setti-
mane Emma entra nella bras-
serie. Va a cercarlo. L’uomo è
sempre lì, e la fiamma è diven-
tata incendio.
Inizia una danza di sguardi
felini come se tra loro ci fosse
una palla invisibile che rimbal-
za da uno all’altra. Gli occhi
dalle labbra precipitano sulle
mani e poi risalgono su e si in-
castrano nella piega del collo. I
battiti del cuore accelerano,
colpi di tamburo che coprono
il rumore delle stoviglie e della
gente che scherza nel locale.

Ogni volta la donna esce della
brasserie disorientata. Da una
parte vorrebbe scappare dalla
prigionia di quello sconosciu-
to e dall’altro inizia il conto al-
la rovescia per l’incontro suc-
cessivo. Un giorno trova la for-
za di parlargli.

RESA INCONDIZIONATA

Le prime parole sono una re-
sa incondizionata. «Ora mi pia-
cerebbe sentire la sua voce. So-
no pronta». E lui: «Mi chiamo
Alexandre. Sono sposato. Non
abbiamo figli e penso a lei da
tre settimane». Emma raccon-
ta di sé. Gli dice che davanti a
lui si sente nuda e che nei suoi
occhi trova tutto quello che le
manca. Emma ha la sensazio-
ne palpabile che sta per entra-
re nella bocca del lupo. Il peri-
colo è lì, ma lei non scappa, si
sporge oltre «come per essere
divorata più facilmente».
«Domani le risponderò di
sì», gli dice.
«Allora cercherò di non sba-
gliare domanda», replica lui.
Emma torna a casa. Vorrebbe
fare una doccia gelata come se
l’acqua che le scivola addosso
potesse portarsi via anche i bri-
vidi che ha provato per Alexan-
dre. Vorrebbe lottare per difen-
dere la sua famiglia da quella
tempesta annunciata. Ma ha
già messo la sua vita nelle ma-
ni di quello sconosciuto. Lo ve-
de ancora. Ha già deciso di
cancellare il passato. I figli. Il
marito. La casa. E pure l’amica
che cerca di farla ragionare.

Emma ha perso la testa. Ale-
xandre le chiede di andare con
lui. E lei va. Spiega, ma nessu-
no capisce. Saluta e nessuno
risponde. I bimbi piangono, il
marito spacca quello che trova
sotto mano, chiede motivazio-
ni che lei non ha. Emma non
voleva un amante, ma solo
una vertigine. Come spiegare
quest’abisso in cui si lancia?
Come dire che con Alexandre
perde le parole e il fiato ma ri-
trova se stessa? Chi può capir-
la?
L’appuntamento è alla sta-
zione dei treni. Emma non ha
certezze se non quella di vive-
re l’istante, l’unico luogo possi-
bile del piacere. «L’unico mo-
mento che basti a se stesso. La
durata non è una virtù
dell’amore. L’intensità sì». Ac-
cade qualcosa che non svelia-
mo. Lei resta vedova di un so-
gno, prigioniera di una possibi-
lità. A casa sua la vita continua
anche senza di lei. Un’altra,
più giovane, si infila nel letto di
Olivier. Sua madre si occupa
dei ragazzi che riprendono la
loro vita. Ora c’è un’altra don-
na dentro quella cornice dora-
ta e lei guarda il quadretto del-
la sua famiglia come un capo-
lavoro appeso alla parete di un
museo. Poi arriva, anzi si ripre-
senta più feroce di prima, la
malattia di Olivier... Emma tor-
na dai lui, ma i cocci della sua
vita a pezzi non combaciano
più. Il finale ve lo lasciamo leg-
gere perché ognuno possa sce-
gliere il suo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

LAURA AVALLE


■I figli so’ piezz ’e coreesu
questo siamo tutti d’accor-
do, ma anche i migliori con-
traccettivi al mondo. Siamo
onesti: tra lavoro, casa, pan-
nolini da cambiare, pappe e
notti insonni chi ha più il
tempo, la voglia e l’energia
per fare sesso? Dimenticate
la spontaneità dei richiami
della carne: il bambino ha bi-
sogno di attenzioni continue
e, almeno che non dorma,
difficilmente potrete metter-
lo in stand by per soddisfare
le vostre voglie. Che poi i
suoi sonni beati sono appa-
renti: provate solo ad avvici-
narvi al vostro compagno e
inizierà a strillare come un
antifurto, raffreddando ogni
intenzione! I bimbi sono dei
piccoli, adorabili tiranni, ma
quasi nessuno ha il coraggio
di ammetterlo e per la cop-
pia rappresentano un bel
banco di prova.
«La nascita del primo figlio
costituisce la più forte crisi
“transizionale” che la coppia
attraversi», spiega Alessan-
dra Graziottin, direttore del
Centro di Ginecologia e Ses-
suologia Medica dell’Ospe-
dale San Raffaele Resnati di
Milano. «Oggi molto più di ie-
ri, con un aumento netto del
senso di solitudine, ma an-
che di rabbia e collera, all’in-
terno del matrimonio: quel
“sentirsi in gabbia”, che si al-
terna al “sentirsi in colpa” so-
prattutto quando i sentimen-
ti che si avvertono sono diver-
si da quanto la coppia sogna-
va. In termini quantitativi, la
percentuale di mariti che giu-
dicano “buona” la qualità
della relazione di coppia pas-
sa dall’84% al 48% dopo la na-
scita del primo figlio, con un
crollo ancora più deciso per
la qualità della vita sessuale.
Un’epidemia, per così dire,
di insoddisfazione coniugale
post nascita che si muove nel
segreto delle case, ma che
può poi esplodere in separa-
zioni, tradimenti, insoddisfa-

zioni e delusioni reciproche,
a meno che non venga tem-
pestivamente affrontata».
Ma quali sono, esattamen-
te, i fattori che mettono a ri-
schio la coppia? «La rapidità
e la gravità del crollo della
soddisfazione affettiva han-
no tre fattori predittivi princi-
pali: 1) gli atteggiamenti ne-
gativi del partner nei confron-
ti della moglie, incluse le gelo-
sie più o meno segrete che il
neopapà nutre nei confronti
del figlio e dell’esclusività di
legame tra il piccolo e la ma-
dre; 2) la delusione coniuga-
le del marito nei confronti
del matrimonio, percepito
come noioso, faticoso, poco
erotico; 3) la percezione di
uno o entrambi i partner di
una vita coniugale “caotica”,
specie dopo la nascita del pic-
colo. Tuttavia», aggiunge Gra-
ziottin, «esistono altrettanti
fattori protettivi, che miglio-
rano la soddisfazione coniu-
gale dopo la nascita del picco-
lo: la tenerezza del neopapà
verso la moglie e non solo
verso il bambino; un’alta con-
siderazione di lei e del valore
della coppia; la considerazio-
ne in cui lei tiene il compa-
gno e la relazione».
Cosa si può fare allora per
recuperare una buona soddi-
sfazione coniugale? «Biso-
gnerebbe riuscire a mantene-
re un proprio spazio», con-
clude la professoressa. «È
prezioso avere ancora una se-
ra alla settimana per sé, me-
glio se con l’aiuto di una per-
sona di famiglia che guardi il
piccolo, così da uscire in pie-
na serenità. La neomamma
dovrebbe evitare di fare “cop-
pia fissa” con il figlio, specie
se maschio, mantenendo un
giusto equilibrio di attenzio-
ne anche nei confronti del
partner. Anche il partner
può fare molto, se ricorteggia
un po’ la moglie... invece di
“fuggire” simbolicamente
nel lavoro, nella palestra, ne-
gli amici o, più pericolosa-
mente, in un nuovo amore».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

LiberoPensiero


Quando il colpo di fulmine ti rovina la vita


L’ultimo libro di Delacourt racconta la storia di una donna che molla marito e figli per un sogno d’amore. Poi perde tutto


OCCHIO AL BATTICUORE


Sesso libero


Arriva il bambino


ela coppia va in crisi


■L’artista messicano Francisco Toledo,
pittore e scultore tra i maggiori protagonisti
del panorama latinoamericano, erede e con-
tinuatore della grande tradizione dei murali-


sti (Orozco, Rivera, Siqueiros), che ha contri-
buito a rinnovare, è morto ieri all’età di 79
anni. Toledo ha esposto nelle più importanti
gallerie e musei del mondo.

Addio a Toledo erede dei muralisti messicani


■Nuova luce sulle antiche vicende di Smir-
ne, in Turchia, città rifondata da Alessandro
Magno nel 333 a.C.: i recenti scavi a Izmir
hanno permesso di identificare inediti monu-

menti, tra i quali un grande teatro sulla colli-
na dell’acropoli, capace di far concorrenza
alle rivali Mileto ed Efeso affacciate sullo stes-
so tratto di costa anatolica sul mar Egeo.

Nuove scoperte sull’antica città di Smirne


La locandina del film «Colpo di
fulmine» (1941) diretto da Howard
Hawks con Gary Cooper e Barbara
Stanwyck. Sotto la copertina del
libro di Grégoire Delacourt

15
lunedì
9 settembre
2019
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