Focus Storia - 09.2019

(Brent) #1

Chi erano veramente Robin Hood,


Omero, Re Artù e tanti altri personaggi in


bilico tra storia e leggenda? Forse non lo


sapremo mai, perché...


Artù, condottiero
romano e britannico

R


e Artù è una delle figure centrali
delle saghe e leggende fiorite nelle
Isole britanniche prima dell’anno
Mille. Rappresenta il monarca ideale,
saggio in pace, valoroso in guerra, e
alcuni studiosi lo hanno considerato
una figura storica, un condottiero di
stirpe romano-britannica che avrebbe
contrastato l’invasione della Britannia
da parte degli Angli e dei Sassoni tra
la fine del V e gli inizi del VI secolo.
Neanche un castello. Questa
scuola di pensiero considera
autentiche le citazioni relative ad
Artù contenute in alcuni testi storici
risalenti al IX secolo. La maggior
parte degli studiosi non condivide
questa tesi, così come non hanno
trovato riscontro neppure le
numerose attribuzioni ad Artù di
reperti archeologici risalenti a prima
dell’anno Mille ritrovati in Inghilterra.
Per ora nessuna tomba e nessun
castello legati al grande sovrano sono
stati individuati con certezza.

L’identità di
Omero? Un’odissea

L


a disputa sull’esistenza di Omero
dura oramai da più di duemila anni.
Secondo la tradizione, l’autore dei
due maggiori poemi epici del mondo
greco era un cantore cieco nato a Chio
o in un altro centro della regione greca
della Ionia e vissuto nell’VIII secolo
a.C., qualche secolo dopo gli eventi
narrati nell’Iliade e nell’Odissea.
Dubbi senza fine. Fin dall’antichità,
ci furono dei dubbi sulla reale identità
del poeta anche perché Omero
in greco significa “cieco” e quindi
potrebbe trattarsi di un epiteto più
che di un nome proprio. Una risposta
univoca non si è trovata e oggi
emergono due scuole di pensiero.
Secondo la prima Iliade e Odissea sono
opera di due poeti diversi che però
attingevano allo stesso patrimonio
di storie orali. Secondo altri questo
patrimonio orale sarebbe stato
rielaborato da un’unica mano.
Difficile se non impossibile dire se
fosse quella di Omero!

L’infallibile
Guglielmo Tell

S


imbolo della lotta svizzera contro
l’egemonia degli Asburgo è
Guglielmo Tell, l’infallibile balestriere
celebrato a teatro da Friedrich Schiller
e nella lirica da Gioacchino Rossini.
Secondo la tradizione Tell era un
abitante di un paese del canton Uri
che un giorno rifiutò di togliersi il
cappello di fronte alle insegne degli
Asburgo. Per non finire in prigione
dovette colpire con un colpo di
balestra una mela posta sulla testa
del figlio. La vicenda è probabilmente
una leggenda nata a posteriori per
cementare l’unità dei cantoni svizzeri.
Dalla Danimarca. Secondo gli storici
fa parte di quella che viene chiamata
la “tradizione della liberazione”,
storie in cui ritroviamo perfidi
ufficiali imperiali che sottopongono
i fieri montanari elvetici a ogni
tipo di sopruso fino all’inevitabile
vendetta. Alcuni studiosi ritengono
la storia frutto di una rielaborazione
trecentesca di un’antica saga danese,
quella dell’eroe Toko che con un suo
tiro colpisce appunto una mela.

di Roberto Roveda

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