La fuga dalla morte

(Andrzej Budzinski) #1

questo ci viene spiegato da Giovanni Paolo II in una sua omelia,
«Abbà Pater»:


«Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato. (Salmo 2,7)
Io gli sarò Padre ed Egli mi sarà Figlio.(2 Sam 7,14)
Sono parole profetiche: esse parlano di Dio, che è Padre nel
senso più alto e più autentico della parola.
Dice Isaia: «Signore, tu sei nostro Padre: noi siamo argilla e tu
Colui che ci dà forma; tutti noi siamo opera delle tue mani (Is
64,8)»
Shemà Israel!
Sion ha detto: «Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha
dimenticato. Si dimentica forse una donna del suo bambino?
Anche se ci fosse una donna che si dimenticasse, io invece non
ti abbandonerò mai. (Is 49,14-15)»
Shemà Israel!
È significativo che nei brani del profeta Isaia la paternità di Dio
si arricchisca di connotazioni che si ispirano alla maternità.
Gesù annuncia molte volte la paternità di Dio nei riguardi degli
uomini riallacciandosi alle numerose espressioni contenute
nell’Antico Testamento.
Per Gesù, Dio non è solamente il Padre d’Israele, il Padre degli
Uomini, ma il Padre suo, il Padre mio^149 ».


  1. Perché Dio ci invita ad ascoltarlo?


La cosa fondamentale nel dialogo non è, come sembrerebbe, parla-
re, ma ascoltare. Chi non sa ascoltare, non è neanche capace di dia-
logare. Chi non è capace di imparare, non può insegnare. Scopria-
mo ciò guardando la nostra testa. Cosa vediamo? Una bocca per


149 Giovanni Paolo II, «Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato» (Sal 2, 7), Udienza gene-
rale Mercoledì, 16 ottobre 1985

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