La fuga dalla morte

(Andrzej Budzinski) #1

  1. Significato della libertà in senso filosofico, teologico e assoluto.


La libertà è un argomento molto attuale e nello stesso momento
molto antico, perché esiste fin dall’inizio dell’esistenza dell’uomo
sulla Terra. La libertà è legata strettamente con uomo, direi che co-
stituisce la sua natura. La libertà è una cosa bella, ma nello stesso
momento molto pericolosa^87. La libertà suppone la responsabilità
delle scelte che facciamo insieme con le loro conseguenze. Ancora
di più. La libertà è uno dei più grandi paradossi che esistono. Per-
ché? Non ci da la possibilità di non scegliere. Siamo obbligati di sce-
gliere. Se anche non scegliamo, anche questa decisione è la scelta.
Punto e basta. Ci piace, o no! Dobbiamo scegliere! Siamo obbligati
farlo! Non scegliere è per noi un lusso che non possiamo permet-
tercelo. Allora pensando logicamente su questo che ho scritto pos-
siamo dire che là, dove è la scelta l’uomo non è libero veramente.
Dove è l’obbligo non c’è la libertà^88.


87 Già ho parlato di questo attraverso il peccato originale di Adamo ed Eva. Il loro pec-
cato ha condannato alla sofferenza e alla morte non soltanto tutti gli uomini del mon-
do ma anche condannato alla crocifissione Figlio di Dio.
88 Spinoza, L’uomo e l'illusione della libertà L’uomo. Per la sua stessa natura di essere li-
mitato, non potrà mai aspirare alla pienezza della libertà (cioè a non essere condizionato
da niente se non da se stesso nel proprio agire): la natura umana, infatti, è caratterizzata
dagli «Affetti» e dalle «passioni» che spesso ne determinano le scelte. Il condizionamen-
to, quindi, fa parte dell'essenza dell'uomo, ma è possibile liberarsene con un uso corretto
della ragione. a) L’errore è ignoranza (B. Spinoza, Etica, Parte seconda, Prop. XXXV,
L’errore consiste in una privazione di conoscenza [.]. Gli uomini s’ingannano nel creder-
si liberi; e tale opinione consiste solo in questo, che essi sono consapevoli delle loro
azioni e ignari delle cause da cui sono determinati. L’idea della loro libertà è dunque
questa: che essi non conoscono alcuna causa delle loro azioni. b) Ubriachi e deliranti (B.
Spinoza, Etica, Parte terza, Prop. II, E se [gli uomini] non sapessero per esperienza che
noi facciamo molte cose di cui poi ci pentiamo, e che spesso, quando cioè siamo agitati
da Affetti contrari, vediamo il meglio e seguiamo il peggio, niente impedirebbe loro di
credere che facciamo tutto liberamente. Così il bambino crede di appetire liberamente il
latte, e il fanciullo adirato di volere la vendetta. Parimenti l'ubriaco crede di dire per libe-
ro decreto della sua mente ciò che poi, da sobrio, vorrebbe aver taciuto; così il delirante,
la ciarliera, il fanciullo e moltissimi della medesima specie credono di parlare per libero
decreto della mente, mentre, invece, non possono frenare l'impulso che hanno a parlare;
sicché la stessa esperienza, non meno che la ragione, insegna che gli uomini credono di
essere liberi solo perché sono consapevoli delle proprie azioni, e ignari della cause da
cui sono determinati, e inoltre che i decreti della mente non sono altro che gli appetiti
stessi e perciò sono diversi a seconda della diversa disposizione del corpo. c) È libero chi

Free download pdf