Il Sole 24 Ore Giovedì 14 Novembre 2019 3
Emergenza clima Primo Piano
Scirocco e
maree. Un mix di
forti venti di
scirocco
sull’Adriatico e
marea
astronomica è
all’origine
dell’acqua alta da
record registrata a
Venezia. Nella foto
il sindaco Luigi
Brugnaro a Piazza
San Marco
di Fabio Tamburini
—Continua da pagina
A
d essi vanno sommati
altri investimenti
significativi per le opere
in Laguna (più difficili da
calcolare, l’ordine di grandezza
dovrebbe risultare intorno a
miliardi). Numeri imponenti, che
però non sono serviti a mettere in
funzione le quattro grandi
paratoie che in situazioni di
emergenza saranno alzate per
mettere Venezia al riparo dagli
allagamenti. Così, ancora una
volta, la città e i suoi abitanti
stanno soffrendo, con danni forse
irrimediabili al patrimonio
artistico e culturale della città.
Ci sarebbe da scrivere un libro
per raccontare quello che
rappresenta il paradigma di
quanto non funziona nel Paese.
Peccato, perché gli interventi in
corso nascono da una intuizione
geniale. In tutto il mondo per
imbrigliare la potenza del mare
vengono costruite dighe. A
Venezia, per salvare la laguna,
sono state progettate quattro
barriere mobili di metri l’una,
che si alzano e si abbassano
secondo le necessità. Un progetto
unico. Peccato che nel passare dal
dire al fare i risultati siano
demoralizzanti.
Le inchieste sulla corruzione
hanno confermato che quando la
torta è ricca le tentazioni finiscono
con il prevalere. Il problema è che
danni altrettanto clamorosi sono
stati fatti dai rimedi immaginati
per bloccare la degenerazione dei
costumi. Prima di tutto il codice
degli appalti, che ha ingessato le
procedure amministrative, creato
lacci e lacciuoli, posto le condizioni
per il prevalere dei ricorsi alla
magistratura. Troppo spesso
chiamata in causa per bloccare i
concorrenti vittoriosi nelle gare,
con l’unico scopo di mettere i
bastoni tra le ruote nella speranza
di rientrare in gioco.
Il tutto mentre, venuta a
mancare la spinta della
corruzione, i fondi necessari
hanno cominciato ad arrivare con
fatica, senza più la regolarità e
l’abbondanza di quando una parte
delle somme finiva nelle tasche di
corrotti, corruttori e funzionari
infedeli. Così l’opera è rimasta
incompleta e in questi giorni,
ancora una volta, Venezia è
esposta al massimo degrado. Il
tocco finale è la mancata nomina
di un super commissario che
dovrebbe garantire di percorrere
l’ultimo miglio mancante per
completare l’opera. Una nomina
attesa troppo a lungo anche se ora,
come risulta dal servizio
pubblicato in questa pagina, la
nuova ministra Paola De Micheli
sta per procedere all’assegnazione
dell’incarico. Meglio tardi, si
potrebbe commentare, che mai. Le
vicende del Mose contribuiscono a
spiegare il distacco tra il teatrino
della politica e la vita reale. Forse
c’è ancora la possibilità di un colpo
di reni, perché si possa realizzare
in pochi mesi quanto necessario.
La speranza è l’ultima a morire.
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L’EDITORIALE
UNA ITALIA CHE NON CI PIACE
Elisabetta Spitz sarà
il supercommissario
per completare il Mose
Ampi poteri. L’ex direttore dell’Agenza del Demanio indicata
dal ministro delle Infrastrutture Paola De Micheli
Per la nomina manca solo l’intesa con il governatore Zaia
Giorgio Santilli
ROMA
Sarà Elisabetta Spitz il super-
commissario del governo per il
Mose. Il nome dell’ex direttore
dell’Agenzia del Demanio è stato
fatto nei giorni scorsi dalla mini-
stra delle Infrastrutture, Paola De
Micheli, cui spetta per legge la
designazione.
Per la formalizzazione dell’in-
carico manca ora soltanto l’intesa
formale con il presidente della Re-
gione Veneto, Luca Zaia, che do-
vrebbe arrivare in queste ore. Se
ne è parlato anche ieri nel corso
del vertice che si è tenuto in Pre-
fettura a Venezia sull’emergenza
nella città lagunare, presente an-
che il presidente del Consiglio,
Giuseppe Conte.
Il supercommissario per il Mose
è previsto dal decreto legge sbloc-
ca cantieri varato dal governo gial-
loverde lo scorso marzo e avrà am-
pi poteri straordinari per portare
a termine rapidamente l’opera,
anche in deroga alle procedure or-
dinarie. È la forte accelerazione
impressa dalla ministra De Miche-
li per chiudere l’opera dopo an-
ni di tira e molla, di finanziamenti
pubblici che sfiorano i miliardi,
varie inchieste della magistratura.
Quella della Spitz sarà anche
la prima nomina di un super-
commissario sblocca cantieri e
non è un caso che De Micheli ab-
bia deciso di iniziare proprio da
qui. È significativo, per altro,
che l’indicazione della De Mi-
cheli sia arrivata già qualche
giorno fa e si si frmata in attesa
dell’intesa con Zaia. Non è quin-
di una risposta all’emergenza,
quella della ministra delle Infra-
tsrutture e del governo, ma
esprime la volontà comunque di
completare rapidamente l’ope-
ra. «Siamo al -% dell’opera
- ha detto ieri De Micheli - e
guardando all'interesse pubbli-
co non possiamo fare altro che
finire l’opera al più presto per
renderla funzionante».
E sull’operazione ha messo il
timbro anche il presidente del
Consiglio. «Il governo è presente
- ha detto Conte - siamo qui per
dare il segno di una fattiva parteci-
pazione del governo. Venezia è un
patrimonio dell'Italia e dell'uma-
nità che ha bisogno di risolvere
una serie di problemi storici che si
trascinano».
Il governo stasera riunirà anche
il Consiglio dei ministri per deli-
berare lo stato di emergenza per la
città lagunare. È il primo atto per
riconoscere poi il risarcimento
danni a cittadini e imprese. «Come
avviene sempre dopo un'emer-
genza - ha detto Conte - prima ci
sarà un'istruttoria tecnica e suc-
cessivamente verranno ristorati i
danni, anche ai privati».
Pieno sarà il coinvolgimento
nell’mergenza del Governatore
Zaia.
«Non siamo in grado - ha detto
ancora il presidente del Consiglio
- di quantificare i danni. Domani
c'è un Consiglio dei ministri tecni-
co, molto limitato, che sicuramen-
te prenderà in carico la richiesta di
stato di emergenza del presidente
Zaia. Allo stato non ci sono ragioni
per negare lo stato di emergenza e
stanziare i primi fondi».
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I LAVORI INFINITI
Venezia nel caos dopo 5,3 miliardi
già spesi per le paratoie mobili
ANSA
Attualmente è completa
solo la struttura di cemento
e acciaio delle quattro dighe
Jacopo Giliberto
Il Mose per salvare Venezia dalle ac-
que alte non è ancora finito. È quasi
finito, e in quella parola “quasi” è con-
tenuto ciò che manca a far funzionare
la macchina ormai pronta: manca il
“motorino d’avviamento”. Per questo
motivo il Mose — le dighe colossali a
scomparsa — non è stato fatto fun-
zionare martedì sera quando le sirene
d’allarme coprivano Venezia con i bri-
vidi quadritonali dell’allerta generale.
Del Mose è completa, pronta e fini-
ta da mesi la parte pesante e colossale
di cemento e acciaio, cioè ci sono le
quattro dighe.
Invece deve essere finito ciò che fa-
rà muovere le paratoie per chiudere
fuori dalla laguna l’acqua alta. Vanno
istallati compressori, attuatori, sen-
sori, cablaggi e così via.
Finora sono stati spesi almeno ,
miliardi (tangenti, generosità e rega-
lìe comprese) su una spesa totale e fi-
nale di oltre , miliardi, cui vanno ag-
giunti altri interventi e progetti corre-
lati per una stima che potrebbe avvici-
narsi ai miliardi. Questi costi e le
spese future sono soldi pubblici.
Il progetto Mose è gestito dal Con-
sorzio Venezia Nuova, concessiona-
rio unico dello Stato. Dopo gli scanda-
li del , ogni più piccola attività
oggi è controllata con severità da due
commissari.
Il Mose prevede che le dighe a
scomparsa resistano a maree alte fino
a metri (quella di martedì era alta
poco meno di ,) e, se il cambiamento
del clima farà innalzare i mari, possa-
no governare un livello medio del ma-
re più alto di centimetri rispetto a
oggi. È prevista una durata di progetto
di anni, anche se segnali di degra-
do tecnico fanno temere un impegno
importante per far funzionare per un
secolo questa macchina immensa.
Le persone interessate ad allunga-
re i tempi e i lavori sono molte, e sono
molte anche le persone cautissime nel
non impuntare il passo nel percorso
finale dell’opera. Adesso l’opera lavo-
ra con impianti provvisori e il Mose e
sarà effettivamente pronto per fun-
zionare fra un annetto, se non ci sa-
ranno nuove legioni di frenatori. Dal-
l’apertura del cantiere avvenuta nel
, la consegna finale e ufficiale —
con le firme, le strette di mano davanti
ai fotografi, il tappeto rosso, la banda
musicale con gli ottoni lucidati e il
consenso unanime degli elettori — è
prevista fra due anni.
Poi ci sarà la gestione e la manu-
tenzione, che a progetto costerà fra gli
e i milioni l’anno. Ma il buon-
senso dice che per la manutenzione
bisognerà spendere non meno di un
centinaio di milioni l'anno, visto che
perfino le cerniere delle paratoie mo-
strano segni di corrosione prima an-
cora che il Mose sia in funzione.
Dopo anni di lavori, sono state
posate da molti mesi tutte le pa-
ratoie che formano le quattro bar-
riere alle bocche di porto di Lido
(due sezioni affiancate), Malamoc-
co e Chioggia. Sono stati costruiti
gli edifici tecnici e la sala comando
a Rocchetta, a fianco della torre pi-
loti della bocca Malamocco, che è la
torre di controllo dell’intero porto.
Mancano gli impianti accessori,
come alcune batterie di compresso-
ri, gli arredi, gli ascensori, diverse
condutture, numerosi attuattori
oleodinamici.
Le barriere funzionano già in via
sperimentale con una dotazione
minima di impianti ma mancano i
collaudi finali, manca la cabina di
regìa e la procedura di autorizza-
zione per l’apertura e la chiusura
delle dighe mobili.
Le prove di sollevamento hanno
dato esiti positivi ma l’esperimen-
to alla bocca di Malamocco in pro-
gramma per il novembre era sta-
to sospeso e rinviato per paura che
diventassero un intoppo le ano-
malie di alcune condutture che en-
travano in vibrazione.
Il progetto risale a quel novem-
bre del quando ci fu l’acqua al-
ta più devastante per Venezia; da
allora la città cominciò a svuotarsi
di abitanti e a trasformarsi in un tu-
ristificio furibondo. Seguirono la
Legge Speciale per Venezia e una
legge che nell’aprile individuò
nelle dighe a scomparsa la soluzio-
ne per salvare dal mare la città. Il
aprile il Comitatone diede il
via libera al progetto.
Nel maggio il presidente
del Consiglio Silvio Berlusconi po-
sò la prima pietra e annunciò:
l’opera sarà pronta nel .
Nell’estate un’inchiesta (
arresti) portò al il blocco totale dei
lavori e al commissariamento del
Consorzio Venezia Nuova.
Il cronoprogramma dice che il
giugno prossimo il Mose sarà pron-
to e il dicembre con la con-
segna delle opere comincerà la ge-
stione ordinaria.
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IL SOLE 24 ORE
2 NOVEMBRE
2019 PAG. 8
Il livello del
Mediterraneo si
innalza per il
riscaldamento
globale. Secondo
le proiezioni
dell’Enea entro il
2100 migliaia di
chilometri
quadrati di aree
costiere italiane
rischiano di
essere
sommerse. I
picchi a Venezia,
Napoli e Cagliari
REUTERS
ELISABETTA
SPITZ
Ex direttore
dell’Agenzia del
Demanio
IL PERSONAGGIO
Verso la nomina
La ministra De Micheli l’ha
indicata nei giorni scorsi come
supercommissario al Mose
8 Sabato 2 Novembre 2019 Il Sole 24 Ore
Economia
Imprese
Allarme Enea: porti a rischiocon l’innalzamento del mare
CLIMATE CHANGE / 1 «Entro fine secolo coste sommerse, in pericolo anche strade e ferrovie»
Merlo (Federlogistica): serve un piano per la sicurezzadell’economia del mareMarco Morino
Aree costiere e porti a rischio inonda-zioni a causa del cambiamento cli-matico. Entro / anni il mare si alzerà mediamente di centimetrilungo le nostre coste e nei nostri portie di centimetri/un metro nel giro
di novant’anni. Ma per alcune areel’innalzamento del mare potrebbe anche essere maggiore. Gran parte dei porti sono destinati ad andaresott’acqua, così come parte delle fer-rovie e delle autostrade che corronolungo le coste italiane. No, non è l’an-
ticipazione di un film apocalittico. Èquanto accadrà a fine secolo secondostudi basati su modelli affidabili, giunti a ipotesi realistiche. A lanciarel’allarme sono l’Enea e Federlogistica(Conftrasporto), con quest’ultima as-sociazione che, attraverso il suo pre-
sidente Luigi Merlo, chiede «un pia-no nazionale urgente di messa in si-curezza delle opere pubbliche por-tuali e non del nostro Paese». Almomento, però, dalla politica non èarrivata alcuna risposta.
Lo studio dell’Enea Il livello del Mediterraneo si sta in-nalzando velocemente a causa del ri-scaldamento globale. Secondo leproiezioni dell’Enea entro il mi-gliaia di chilometri quadrati di aree
costiere italiane rischiano di esseresommerse dal mare, in assenza di in-terventi di mitigazione e adattamen-to. Entro la fine del secolo l’innalza-mento del mare lungo le coste italia-ne è stimato tra , e , metri(modello cautelativo) e tra , metri
e , metri (su base meno pruden-ziale). I picchi a Venezia (+ , me-tri), Napoli (+ , mt), Cagliari(+, mt), Palermo (+, mt) e Brindisi (+, mt).A questi valori bisogna aggiunge-
re il cosiddetto coesistenza di bassa pressione, ondee vento, variabile da zona a zona, chein particolari condizioni determinaun aumento del livello del mare ri-spetto al litorale di circa metro.storm surge, ossia la
Le coste a rischio Il fenomeno dell’innalzamento ri-guarda praticamente tutte le regioniitaliane bagnate dal mare per un to-tale di aree costiere a rischio inon-dazione: vasta area nord adriatica tra
Trieste, Venezia e Ravenna; la foce del Pescara, del Sangro e del Trontoin Abruzzo; l'area di Lesina (Foggia)e di Taranto in Puglia; La Spezia in Liguria, tratti della Versilia, Cecina, Follonica, Piombino, Marina di Cam-po sull’Isola d’Elba e le aree di Gros-
seto e di Albinia in Toscana; la pianaPontina, di Fondi e la foce del Teverenel Lazio; la piana del Volturno e delSele in Campania; l'area di Cagliari,Oristano, Fertilia, Orosei, Colostrai
(Muravera) e di Nodigheddu, Pilo,Platamona e Valledoria (Sassari), diPorto Pollo e di Lido del Sole (Olbia)in Sardegna; Metaponto in Basilica-ta; Granelli (Siracusa), Noto (Siracu-sa), Pantano Logarini (Ragusa) e le
aree di Trapani e Marsala in Sicilia;Gioia Tauro (Reggio Calabria) e SantaEufemia (Catanzaro) in Calabria. Sommando la superficie delle zo-ne costiere già mappate nel dettagliosi arriva a un’estensione totale a ri-schio inondazione di ., chilo-
metri quadrati, pari a una regione co-me la Liguria. Logistica in allarme Per Luigi Merlo, ex presidente del-l’Autorità portuale di Genova e at-tuale presidente di Federlogistica,
è urgente un grande piano per pro-teggere le coste italiane. «La nostra- spiega Merlo al Sole Ore - è unabattaglia culturale: si parla moltospesso degli effetti terrestri prodot-ti dal climate change ma assai meno
di quelli marittimi, che sono altret-tanto complessi».segue Merlo - sarà tra le principaliemergenze che dovrà affrontare l’Italia nei prossimi anni, ma siamo«L’innalzamento dei mari - pro-
in drammatico ritardo. L’Olanda haemesso un green bond da miliardidi euro per investire proprio su que-sto e da tempo ha attivato un pianodi sicurezza, come dimostra il casodel porto di Rotterdam. Centinaia diporticcioli e spiagge rischiano di
scomparire e i porti di finire sott’ac-qua. Ci sono situazioni, a partire daVenezia, che non possono più aspet-tare, e il Mose, quando entrerà in funzione, rischierà di essere già su-perato – incalza Merlo –. Occorre su-bito un piano coordinato dei mini-
steri dell’Ambiente e dei Trasporti dainserire nella prossima legge di bi-lancio. Se non iniziamo subito con leopere di prevenzione ci troveremmoa inseguire costantemente emer-genze e disastri».
una significativa ed efficace opera didifesa della nostra costa richiedereb-be alcune decine di miliardi di euro diinvestimenti. Basti infatti pensare che la sola diga di Genova ha un costoprevisto di un miliardo. Che fare, nelSecondo Federlogistica, varare
concreto? Costruire dighe e muri altialmeno tre metri potrebbe essere unaprima mossa, come pure sorpaeleva-re ferrovie e strade costiere. Prima ditutto, però, serve un cambiamentoculturale. «I fenomeni meteorologiciviolenti nelle città e nei porti - dice il
presidente di Federlogistica - non so-no più un fatto straordinario ed ecce-zionale, ma un fatto di cui tenereconto, sono fenomeni che si ripete-ranno e saranno sempre più violentie bisogna far sì che le infrastrutture
siano più resilienti, realizzando ope-re per affrontare questo fenomeno».stema di lavoro nei porti, dal puntodi vista della sicurezza, delle attrez-zature portuali, come i sistemi diancoraggio, perché vento e mareg-Un fatto che «cambia anche il si-
giate spesso portano via le navi». «Poi - conclude Merlo - c’è anche untema delle difficoltà di lavoro dei si-stemi tecnico-nautici, come rimor-chiatori, piloti e ormeggiatori. I ri-morchiatori, ad esempio, dovrannoessere più potenti».
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Tra il e il l’occupazione del comparto è cresciuta del %. Sono i mestieri nel polo emiliano che si è dotato anche di un centro professionale ad hoc —a pagina
Nuove fabbriche A Piacenzacade il confinetra logistica
Presente dal con punti vendita tra boutique, corner e shop in shop, il marchio di abbigliamento di alta gamma e manifattura
nato a Napoli nel prosegue l’espansione retail
Marchi storici Kiton cresce negli Stati Uniti: nuova boutique
a Palm Beach
In Florida. L’interno della nuova boutique Kiton cambiamenti in corso nel retail http://www.ilsole24ore.com/moda +Articoli e gallery sui
In un’epoca di cambiamenti climatici ogni piccola iniziati-va ha un valore, insieme simbolico e sostanziale.iniziative locali Spa (Sinloc), che lavora sia nell’ambitodella consulenza che in quello dell’investimento, asse-conda questo obiettivo. Un recente progetto che vede Sinloc impegnata sul fronte ambientale ha un respiroBisogna andare verso le emissioni zero e la Società
europeo e mediterraneo, prendendo il nome da divinitàdell’antica Grecia. Si chiama infatti Nesoi (le dee delleisole e del mare) ed è un acronimo per tions Optimised for Islandsdi finanziarlo e Sinloc è capofila di un consorzio (che com-prende, tra le aziende italiane, anche Rina ConsultingSpa) che, nell’arco di quattro anni, dovrà supportare l’ide-. La Commissione Ue ha decisoNew Energy Solu-
azione e l’attuazione di progetti nelle isole europee per leenergie rinnovabili, l’efficienza energetica e la creazionedi infrastrutture energetiche.l’energia è costosa, inquinante, inefficiente, quasi sempredipendente da forniture esterne oppure da generatori die-Oggi, nelle . isole abitate nell’Unione europea,
sel a gasolio. Le isole Ue avranno così la possibili-tà di lavorare insieme per un’energia stabile, piùeconomica e pulita, per promuovere l’autosuffi-cienza e la lotta contro i cambiamenti climaticii cui effetti sono più forti sulle isole a causa del-l’erosione delle coste e della scarsità d’acqua.L’impatto sarà rilevante anche per il nostro
Paese e, in particolare, per le sue isole grandi epiccole, dal momento che Nesoi punta a nuovee migliori forme di energia, per liberare il poten-ziale delle isole della Ue e farle diventare le loco-motive della transizione energetica europea. In-dirizzerà investimenti nel settore dell’energiaverde a favore delle . isole coinvolte, offren-
procci energetici innovativi, competitivi in termini di costi.gretariato per l’energia pulita per le isole della Ue, fornendoalle isole stesse formazione, supporto tecnico, opportunitàdi cooperazione e di finanziamento per convertire concreta-Lo strumento Nesoi lavorerà a stretto contatto con il Se-do loro l’opportunità di testare tecnologie e ap-
mente i piani d’azione per l’energia sostenibile delle isole inimpianti di fonti di energia rinnovabile, adeguamenti di in-frastrutture edilizie ed energetiche, riduzione delle bolletteenergetiche, creazione di posti di lavoro locali, ecc. piattaforma digitale e fisica in grado di fornire finanzia-menti per i piani di transizione energetica delle isole e diPer raggiungere questo obiettivo, Nesoi costruirà una
essere punto d’incontro per le isole, dove trovare idee e strumenti organizzativi, tecnici e finanziari efficaci per l’intera catena del valore del progetto. Sinloc, da coordinatore, metterà a disposizione sia le suecompetenze analitiche e finanziarie che l’esperienza nellagestione e nella facilitazione all’accesso ai fondi europei.Nesoi ha messo in piedi un consorzio di aziende dove
Attraverso la piattaforma, Nesoi mira a mobilitare oltre milioni di euro di investimenti in energia sostenibileentro il , portando a risparmi attesi di energia prima-ria pari a GWh all’anno.© RIPRODUZIONE RISERVATA—R.E.
IL CASOCLIMATE CHANGE / 2 Progetto europeo
per l’efficienza energeticain 2.400 isole
7,5% TASSO DI CRESCITA Nei prossimi anni il mercato dell’energia sostenibile
Conftrasportopresidente diFederlogistica-Luigi Merlo, ESPERTO socialecrescerà, a livello sospinto dalla maggiore consapevolezza mondiale, del 7,5%,
Fonte: Enea
Sollevamento del livello del mare al 2100.Dati in metri1,
0,
0,9170,
0,9510,
0,9851,
1,0191,
1,
Ancona 1,
Trieste 0,
Livorno 1,
Catania 0,
1,0241,025 TarantoBari - Olbia Salerno 1,020 Cagliari 1,033 AugustaPalermo 1,028 Brindisi
Civitavecchia 1,
La Spezia 0,
Napoli 1,
Venezia 1,
Massa 0,
GenovaSavona 0,
Gioia TauroMessina 0,
NOTAA questo valore potrebbe aggiungersi l’effettodello storm surge, valea dire la coesistenzadi bassa pressione, ondee vento, variabile da zonaa zona, che in particolari condizioni determina un aumento del livello
del mare rispetto al litorale di circa 1 metro
Venezia e Napoli le città più colpite