18 settembre 2019 | Panorama 47SOTTO ASSEDIO
Pig. E sempre la Cina mesi fa ha messo le mani sui
pub inglesi: con un’offerta da 4,6 miliardi Victor Li,
il figlio del magnate Li Ka Shing, l’uomo più ricco di
Hong Kong e patron della compagnia telefonica 3
in Europa e anche di Wind in Italia, ha annunciato
l’acquisto di Greene King, la catena di pub più grande
del Regno Unito con 3.200 locali in gestione.
Difficile distinguere tra propaganda e rischi
effettivi perché l’Inghilterra è sempre stata aperta
ai capitali stranieri e lo stesso mondo della finanza
che oggi grida all’invasione è lo stesso che fino a
ieri salutava con favore l’ingresso di soldi esteri. Ma
capitali stranieri significa anche un padrone stranie-
ro. Il bicchiere può essere sempre o mezzo pieno o
mezzo vuoto. Di certo all’Inghilterra l’invasione di
capitali esteri, almeno sulla carta ed entro certi limiti,
non fa paura, anzi la cerca. Londra guarda a Riyad
e Pechino per sostituire la Ue come mercato una
volta che sarà uscita dall’Europa. Ma il disegno di un
Impero 2.0, o di un nuovo Commonwealth, rischia
di sfuggire al controllo. Londra è finita sotto assedio,
schiacciata tra la Brexit e le mire di
quegli stessi stranieri. L’Inghilterra
è oggi un Paese bloccato, dove non
c’è più un parlamento, chiuso fino a
metà ottobre da Johnson con un’astuta
forzatura istituzionale, ma dove però
non c’è nemmeno lo stesso primo ministro,
sconfitto dall’opposizione a Westminster.
In questo vuoto di potere, mentre Londra è
sull’orlo di un precipizio sconosciuto chiamato Hard
Brexit, gli stranieri si sono lanciati all’assalto dei
centri nevralgici inglesi. Un Paese (troppo) aperto
rischia di finire fagocitato dai mega capitali globali:
lo scenario è chiaro allo stesso Johnson che, se pure
uscito malconcio dalla lotta in parlamento, ha subito
alzato le barricate contro la ex colonia: la Borsa di Lon-
dra non si tocca. Adam Smith era britannico: il libero
mercato è giusto, ma gli interessi nazionali si difendono
con le unghie e con i denti. Insomma, benvenuta la Cina
finché si limita a comprare i pub; ma se vuole entrare
nella stanza dei bottoni, no grazie. ■
© RIPRODUZIONE RISERVATAIl primo
ministro Boris
Johnson mentre si
gusta una birra in un
pub della catena Greene
King, appena acquisita
per 4,6 miliardi dal
magnate di Hong
Kong Victor Li.