Il Sole 24 Ore Venerdì 13 Settembre 2019 31
Dossier
IoT. Test pratici per migliorare i prodotti
effettivamente presenti sul mercato
Le prove di efficienza
in un vero appartamento
L’
accesso ai locali del labora-
torio è spiazzante: un ap-
partamento in piena regola
con tanto di mobili di designe cucina attrezzata. Colori vivaci, un
bell’arancione dominante, linee mo-
derne della cucina e dei divani. Il la-boratorio Domus delle Officine Edi-
son di Milano-Bovisa, all’apparenza
qualcosa di molto lontano dai labo-ratori a cui siamo abituati,
simula una casa reale in
cui vengono svilupparti etestati sistemi di Internet
delle cose (IoT) con
l’obiettivo di trovare solu-zioni per il massimo
comfort domestico con ilminimo consumo di risorse.
Domus è la riproposizione di un
tipico appartamento cittadino e, adifferenza dei laboratori tradizionali,
viene anche gestito come se fosse re-
almente abitato da una famiglia, conle sue esigenze quotidiane: i ricerca-
tori analizzano poi i vari dispositivi in
prova come se il tecnico fosse unutente privato che si deve interfac-
ciare con tutti i problemi legati all’in-
troduzione nell’ambiente domestico
di un nuovo dispositivo, come adesempio la sua installazione, even-
tuali lavori di muratura o la connes-
sione internet. E poi l’uso quotidiano,i problemi di funzionamento, la ma-
nutenzione ordinaria e straordinariaL’ambiente di prova consente di
indagare le reali opportu-
nità offerte da tecnologie epiattaforme IoT, combi-
nando la prospettiva tecni-
ca, quella del funziona-mento vero e proprio, con
quella commerciale.
Lo scopo ultimo di que-sto esperimento davvero sui generis
è identificare i benefici abilitati dalle
applicazioni e prevedere l’evoluzionedel mercato. Per favorire, natural-
mente, i miglioramenti suggeriti da
un vero e proprio utente che, in ag-giunta, ha le conoscenze di un ricer-
catore scientifico.
© RIPRODUZIONE RISERVATAGiovanna Mancini
D
i sinergia tra industria e
università si fa un gran
parlare da anni, ma in
Italia i casi virtuosi resta-no isolati. Uno di questi
ha sede a Milano, nella
periferia nord-ovest della città, dove l’exquartiere operaio della Bovisa si è tra-
sformato negli ultimi vent’anni in un
distretto tecnologico e dell’innovazio-ne, capace di attrarre start up e aziende.
Il cuore pulsante del distretto è al Poli-
tecnico e in particolare nel Polihub, l’in-cubatore di imprese nato nel , oggi
sede di start up. Di queste, spiega
l’amministratore delegato Stefano Mai-netti, una ventina sono piccole unità
operative di Ricerca&Sviluppo di socie-
tà già strutturate che hanno scelto ditrasferire qui i propri laboratori e team
di ricerca, per avvalersi delle professio-
nalità dell’ateneo e operare secondo ilmetodo sperimentale e fortemente in-
novativo tipico degli incubatori.
Tra queste c’è Edison, società italia-na dell’energia che ieri ha inaugurato le
proprie “Officine” milanesi, un polo per
l’innovazione e la sperimentazione disoluzioni digitali per il settore energeti-
co, sede del Data Center del gruppo, che
qui ha trasferito gran parte delle pro-prie attività di Ricerca e Sviluppo, con
circa persone operative gia da alcunimesi in due laboratori e un progetto di
trasformazione digitale (si vedano i box
sotto). «Tutto ha inizio a marzo –spiega Giovanni Brianza, direttore
Strategia, sviluppo e innovazione di
Edison – quando la nostra azienda, peraccelerare sul tema dell’innovazione,
ha creato una divisione aziendale spe-
cifica». Guidato dallo stesso Brianza, ilteam dedicato alle attività di R&S ha ini-
ziato a operare tra il quartier generale di
Milano in Foro Bonaparte e il centro diricerca di Trofarello, nel Torinese. «Per
dare vita a un processo virtuoso di in-
cubazione servono tre spalle robuste –osserva Brianza –: un’area ricerca e svi-
luppo, che avevamo già, ma che abbia-
mo rafforzato; un approccio di OpenInnovation, cioè di interazione con le
start up, per il quale ci siamo affidati a
un fondo di venture capital, investendoin un fondo di Idinvest Partners; e un
approccio strutturato al digitale». Una
volta consolidati questi tre elementi,restava ancora un problema di tipo lo-
gistico, con la necessità di riunire il te-
am di ricerca e di avvicinare i propri la-
boratori alle imprese, potenziali part-
ner dei progetti di sviluppo. Così sononate le Officine Edison, quella di Mila-
no-Bovisa inaugurata ieri e quella
aperta lo scorso giugno a Torino, all’in-terno dell’Energy Center del Politecni-
co torinese. «L’obiettivo delle Officine
è stare vicino al business – aggiungeBrianza – ma anche aprirci alle eccel-
lenze nell’ambito dell’innovazione,
creando un rapporto osmotico con idue atenei e i loro incubatori. E, non da
ultimo, avere accesso ai talenti, in parti-colare su competenze come quelle del
digitale, difficili da trovare».
Se Edison potrà attingere a compe-tenze e metodo del Polihub, quest’ulti-
mo trarrà giovamento da una collabo-
razione che porta la concretezza di chiconosce «le reali esigenze delle impre-
se – spiega il rettore dell’ateneo Ferruc-
cio Resta – oltre a possedere la capacitàindustriale ed economica necessaria a
trasformare i progetti in prototipi e poi
ingegnerizzarli, se il caso, per portarlisul mercato». Sull’integrazione tra uni-
versità e impresa il Politecnico milane-
se sta investendo con decisione: «Ci so-no altre realtà industriali al Polihub,
tutte molto interessanti – precisa il ret-
tore –. Ma per lo più hanno attivatopunti di osservazione per interagire
con noi e intercettare start up e idee.
Edison ha fatto un passo ulteriore, cre-ando un vero punto di sviluppo, deci-
dendo di essere al nostro fianco per fare
massa critica». È il primo caso, ma altrine seguiranno, scommette Resta.
La strategia del Politecnico per ab-
battere le distanze tra impresa e ricercasi fonda su tre livelli progressivi: «Il pri-
mo è fare ricerca estemporanea insieme
su progetti una tantum – dice Mainetti–. Poi si avviano progetti multidiscipli-
nari e pluriennali e infine si compie unavera integrazione dell’industria all’in-
terno delle Università». Ed è questo lo
scopo del Polihub: portare le aziende vi-cino alla materia prima e ai talenti, se-
guendo un modello agile, facendo del-
l’innovazione una missione che con-templa anche il rischio, talora, di fallire.
Tra i primi progetti realizzati da
Edison e Polihub c’è il prototipo di unmonopattino elettrico ideato per ri-
spettare le norme di sicurezza non
solo in termini di telaio, ma anche disoftware che ne regolino velocità e
andatura sulle strade.
© RIPRODUZIONE RISERVATAInaugurate ieri le “Officine” milanesi di Edison, un polo per la sperimentazione e l’applicazione
di soluzioni digitali per il settore energetico con persone operative in due laboratori specializzati
Innovazione
A Milano-Bovisa un hub per la ricerca sull’energia
Energie alternative. Quattro stazioni
replicano le utenze domestiche
Un algoritmo per gestire
rinnovabili fatte in casa
V
elocità, flessibilità e con-
cretezza sono le parole
d’ordine di Energy Storage,
il laboratorio delle OfficineEdison a Milano che esegue prove di
componenti e di sistemi di genera-
zione di energia elettrica da fontirinnovabili, di sistemi cogenerativi
(in grado di produrre contempora-
neamente energia elettrica e vapo-re) e di sistemi di accumu-
lo di differenti tecnologie.
Il laboratorio ha l’obietti-vo di acquisire una cono-
scenza diretta dei sistemi
di accumulo di energia e dianalizzare l’evoluzione
tecnica delle soluzioni ef-fettivamente sul mercato. Testare
soluzioni presenti nelle abitazioni e
nella vita quotidiana delle famiglie.La sperimentazione è incentrata
sull’analisi di sistemi di accumulo di
taglia residenziale (- kWh) inte-grati a impianti di generazione fo-
tovoltaica per favorire la produzio-
ne distribuita di energia. Le fontirinnovabili sono per loro natura
non programmabili e l’uso delle
batterie permette di immagazzinare
l’energia prodotta in eccesso ren-dendola di nuovo disponibile quan-
do ce n’è bisogno.
Il laboratorio dispone di quattrostazioni di prova dotate di sistemi
programmabili in grado di simularele condizioni reali di funzionamento
tipiche delle utenze dome-
stiche dotate di impiantofotovoltaico. I test avven-
gono sui sistemi più avan-
zati e su quelli più diffusisul mercato europeo. Le
campagne sperimentali
permettono di evidenziareaspetti spesso non enfatizzati dai
produttori, come per esempio l’inci-
denza dei consumi interni (legati allelogiche di controllo e alla eventuale
gestione termica dei sistemi) e l’affi-
dabilità degli strumenti nella gestio-ne di periodi di inattività dei sistemi
in caso di black-out non ripristinati.
© RIPRODUZIONE RISERVATAAsset strategici. In cerca dei modelli
per le nuove organizzazioni aziendali
Il digitale diventerà
una filosofia d’impresa
D
afne (Digital Arena for the
next Edison), è un progetto
di trasformazione digitale
della società che parte dal-l’energia. Si tratta di un asset strate-
gico di sviluppo dell’innovazione che
Edison ha adottato per affrontare lesfide di un mercato energetico in ra-
pido cambiamento, in cui il digitale
non è più un’opzione ma una neces-sità. Un progetto trasver-
sale a tutti gli ambiti della
ricerca applicata condottadalla società energetica.
Il presupposto di par-
tenza è evidente: il digitalesta rivoluzionando la vita
quotidiana di famiglie eaziende e inevitabilmente anche il
rapporto delle imprese con il merca-
to. Per questo Edison punta ad acce-lerare lo sviluppo digitale partendo
da una trasformazione culturale
profonda dell’azienda.All’interno delle Officine Edison,
nel Polihub della Bovisa, è nato così
un Digital Center focalizzato sui temidi data science, automazione e user
experience design che si occupa del-
l’incubazione dei progetti digitali
che hanno un maggiore impatto eco-nomico e di processo sul business.
Progeti in cui gli aspetti digitali pos-
sono fare la differenza.Gli ambiti di intervento della tra-
sformazione digitale danno l’ideadello sforzo di cambiamento di men-
talità che Edison vuole af-
frontare: centralità delcliente; piattaforme digi-
tali in grado di valorizzare
al meglio le informazionifornite dai clienti e com-
prenderne a fondo bisogni
e necessità; nuovi modellidi business nei settori energy, gas e
servizi di efficienza energetica; sem-
plificazione ed efficienza; progettiper rendere i processi e i modelli in-
terni sempre più agili in linea con la
strategia di business. Temi inevita-bilmente destinati a condizionare
l’azione della multinaziionale.
© RIPRODUZIONE RISERVATAScopo del
laboratorio
Domus è
identificare
i benefici
delle appli-
cazioni e
prevedere
l’evoluzione
del mercato
Energy Sto-
rage dispo-
ne di quat-
tro stazioni
di prova che
simulano
il funziona-
mento
di forniture
alle famiglie
Innovazione e business. La ricerca e gli studi condotti da Edison e dal Polihub di
Milano all’interno delle Officine di Milano-Bovisa hanno concrete applicazioni nello
sviluppo di attività energetiche industriali già esistenti, ad esempio nella centraletermoelettrica di Altomonte, nel Cosentino (foto in alto). Oltre al laboratorio
Energy Storage dedicato alle fonti rinnovabili e all’accumulo di energia, le Officine
Edison di Milano ospitano anche un laboratorio di ricerca sull’Internet of Things(Domus), rivolto in particolare all’ambito domestico, e il progetto Dafne sulla
trasformazione digitale (foto a sinistra e in basso)
60
UN TEAM
DEDICATO
Sono circa 60
le persone della
divisione R&S
di Edison
che seguono
le attività di
sviluppo digitale,
operative nei
laboratori delle
Officine in BovisaIl rettore
del Politec-
nico Resta:
«Scambio
di compe-
tenze che
porterà
giovamento
a entrambe
le parti»
Il progetto. Grazie al Politecnico, l’ex quartiere operaio si è trasformato negli ultimi anni in un distretto tecnologico
e dell’innovazione che oggi accoglie, nel Polihub, start up con un tandem industria-università