La Stampa - 28.03.2020

(Ben Green) #1

LA STAMPA
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I BUROCRATI

OSTACOLANO

LA NAZIONE

ALESSANDRO DE NICOLA

LI


LETTERE

& IDEE

«I

l virus non ha nazionalità» dice il presi-
dente tedesco Frank-Walter Steinmeier,
commosso dalle immagini che giungo-
no dall’Italia. Ricorda l’accoglienza in
Germania di pazienti francesi e italiani in
terapia intensiva e invoca più solidarietà
nello spirito europeo, mentre da noi arrivano attrezzatu-
re e materiali sanitari tedeschi. Cina, Russia e Cuba non
sono soli, aiuti consistenti vengono anche dall’Europa,
più silenziosamente, con nostra minore gratitudine. In
un rarissimo messaggio a reti unificate, Angela Merkel ri-
conosce che la gravità del dramma in atto trasforma la
nostra vita come mai prima d’ora. Non accenna all’Euro-
pa, ma forse non pensa solo alla Germania. Intanto gli
sguardi di molti sono rivolti a Bruxelles, nella speranza
di una tempestiva solidarietà in una congiuntura eccezio-
nale. Se la crisi impone «un cambiamento di mentalità
come in tempo di guerra» (Mario Draghi), un segnale for-
te per dare fiducia a milioni di donne e uomini smarriti e
impauriti deve venire anche dall’Europa. Invece è il pro-
getto di integrazione europea il più esposto alla tempe-
sta che attraversiamo.
Il nuovo scambio tra i Ventisette, nella laboriosa vi-
deo-conferenza di giovedì sera, si è chiuso senza pro-
gressi. I Paesi rigoristi, inclusa la Germania, si oppongo-
no all’idea di uno strumento finanziario straordinario
per alleviare specificamente le conseguenze economi-
che della pandemia. E’ molto improbabile che superino
la loro contrarietà tra due settimane, nonostante la Bce
raccomandi quale prima misura un’emissione di titoli
europei agevolati, come sollecitato da nove Paesi con l’I-

talia in prima linea. Né purtroppo è prevedibile un ripen-
samento della cancelliera Merkel. A Berlino si continua
a ritenere che gli strumenti per fronteggiare la crisi sia-
no già disponibili (Mes) e non sia necessario crearne di
nuovi, straordinari. Il mantra è ripetuto senza scosta-
menti dai responsabili tedeschi. Ma è fondato il timore
che non siano ancora chiare le “proporzioni bibliche” di
emergenza e recessione. E si sottovaluta il fattore tem-
po, pericolosissimo quando la miccia è già in gran parte
consumata. La cancelliera si muove impercettibilmente
con prudenza proverbiale, anche se il momento impo-
ne scelte coraggiose, che ci si attende dal maggior Paese
europeo. Pesa un forte condizionamento di politica in-
terna, oltre che costituzionale per le prerogative del Par-
lamento. In Germania un’ipotesi anche vagamente col-
legabile a trasferimenti di risorse verso Paesi meno vir-
tuosi sposterebbe notevoli consensi dalla Cdu di Merkel
all’Afd, minaccioso contenitore di istanze nazional-po-
puliste e programmi anti-europei. Ne soffre anche la
Spd, divisa tra dirigenti in parte possibilisti e base non
entusiasta di ricette tipo Eurobond. Contrari i liberali,
tiepida la Linke. Unica sponda favorevole sono i Verdi,
da soli insufficienti a modificare la rotta tradizionale.
Trenta anni fa, contro il volere della Bundesbank e de-
gli ambienti economici, Helmut Kohl ebbe il coraggio
e la fermezza di fissare a 1-1 il cambio tra le valute delle
due Germanie. Ed entrò nella storia come cancelliere
dell’Unità. La riunificazione era un obiettivo straordi-
nario, anche gli strumenti dovevano esserlo. Ma quelli
erano altri tempi. —
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SE BERLINO IGNORA IL FATTORE TEMPO

MICHELE VALENSISE

V

i scrivo dall’Italia, scrivo quindi dal vostro
futuro. Noi siamo ora dove voi in Francia sa-
rete tra pochi giorni. I grafici dell’epidemia
ci mostrano allacciati in una danza paralle-
la in cui noi siamo qualche passo avanti a
voi nella linea del tempo, così come Wuhan
lo era rispetto a noi di qualche settimana. Vi vediamo che
vi comportate come ci siamo comportati noi. Fate le stes-
se discussioni che noi facevamo fino a poco fa, quelle tra
chi ancora dice «Tutte queste storie per poco più di un’in-
fluenza», e chi invece ha già capito. Da qui, dal vostro futu-
ro, sappiamo per esempio che quando vi diranno di stare
chiusi nelle vostre case qualcuno di voi citerà Foucault,
poi Hobbes. Ma presto avrete ben altro da fare.
Innanzitutto, mangerete. E non solo perché cucinare
sarà una delle poche cose che potrete fare. Nasceranno
gruppi sui social network con proposte per passare il
tempo in modo utile istruttivo; vi iscriverete a tutti, poi
dopo qualche giorno non ne potrete più. Tirerete fuori
dallo scaffale la “Peste” di Camus ma scoprirete di non
avere voglia di leggerlo davvero. Mangerete di nuovo.
Dormirete male. Vi interrogherete sul futuro della de-
mocrazia. Avrete una vita sociale incontenibile, tra ape-
ritivi in chat, appuntamenti di gruppo su zoom, cene su
skype. Vi mancheranno come mai prima i figli adulti, e
come un pugno in pancia vi colpirà il pensiero che per la
prima volta da quando sono usciti di casa non avete idea
di quando li rivedrete. Vecchi screzi e antipatie vi appari-
ranno irrilevanti. Telefonerete per sapere come sta a
gente che avevate giurato di non rivedere più. Molte
donne saranno picchiate nelle loro case. Vi chiederete
cosa sta succedendo a chi a casa non può restare perché
una casa non ce l’ha. Vi sentirete vulnerabili quando
uscirete a fare la spesa nelle strade vuote, soprattutto se
siete donne. Vi chiederete se è così che collassano le socie-
tà, se davvero va così veloce, poi vi proibirete di avere que-
sti pensieri. Tornerete a casa e mangerete. Ingrasserete.
Cercherete i video di fitness online. Riderete tantissimo.
Vi uscirà uno humour nero sarcastico da forca. Anche chi
prende sempre tutto sul serio avrà piena coscienza dell’as-
surdità della vita. Vi darete appuntamento nelle fila con-
tingentate fuori dai negozi per incontrare di persona gli
amici, anche se a distanza di sicurezza. Vi sarà chiaro tut-
to ciò di cui non avete bisogno. Vi verrà rivelata con evi-
denza assoluta la vera natura degli esseri umani che ave-

te intorno e avrete sia conferme che sorprese.
Intellettuali che fino a ieri avevano pontificato su tutto
non avranno più parole e scompariranno dai media, qual-
cuno si rifugerà in astrazioni intelligenti ma da cui sarà
mancante il minimo soffio di empatia quindi smetterete di
ascoltarli. Persone che avevate sottovalutato si riveleran-
no invece pragmatiche, rassicuranti, solide. Chi invita a ve-
dere tutto questo come occasione di rinascita planetaria vi
aiuterà ad ampliare la prospettiva ma vi darà anche terribil-
mente fastidio: il pianeta respira per le emissioni di CO 2 di-
mezzate ma tra un mese voi come pagherete le bollette?
Non capirete se assistere alla nascita del mondo di domani
sia cosa più grandiosa o miserevole. Farete musica dai bal-
coni. Quando ci avete visto in video che cantavamo l’opera
avete pensato “ah, les Italiens”, ma noi lo sappiamo già che
anche voi canterete la Marsigliese. E quando anche voi spa-
rerete dalle finestre col volume al massimo “I will survive”,
noi vi guarderemo annuendo come da Wuhan, dove han-
no cantato dai balconi a febbraio, hanno guardato noi. Mol-
ti si addormenteranno pensando che la prima cosa che fa-
ranno appena usciti sarà divorziare. Verranno concepiti
molti bambini. I vostri bambini faranno i corsi online, sa-
ranno insopportabili, vi daranno gioia. Gli anziani vi di-
sobbediranno come adolescenti, dovrete litigare per non
farli andare in giro a farsi contagiare e morire. Cercherete
di non pensare alla morte in solitudine dei ricoverati. De-
sidererete lanciare petali di rosa al personale medico. Vi
diranno come la società sia unita in uno sforzo comune,
che siete tutti su una stessa barca. Sarà vero. Questa espe-
rienza cambierà per sempre la vostra percezione di indivi-
dui. Essere chiusi in una casa con terrazza o giardino, op-
pure in un condominio popolare affollato: no, non sarà la
stessa cosa. Non lo sarà poter lavorare da casa o veder sfu-
mare il proprio lavoro. Quella barca in cui sarete insieme
per sconfiggere l’epidemia non apparirà la stessa per tutti
perché non lo è e non lo è mai stata. A un certo punto vi
renderete conto che è dura. Avrete paura. Ne parlerete
con i vostri cari, oppure vi terrete dentro l’ansia per non
fargliela pesare. Mangerete di nuovo. Questo vi diciamo
dall’Italia sul vostro futuro. Ma è un profetizzare di picco-
lo cabotaggio: pochi giorni appena. Se giriamo lo sguar-
do al futuro lontano, quello sconosciuto sia a voi che a
noi, sappiamo dirvi solo una cosa: quando tutto sarà fini-
to, il mondo non sarà più quello di prima. —
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LETTERA DALL’ITALIA SUL VOSTRO FUTURO

FRANCESCA MELANDRI

O

rbene, in questa eco-
nomia di guerra che
si sta instaurando a
causa del virus, ap-
pare evidente come
le pastoie e la men-
talità burocratiche siano il primo
peso di cui dovremmo liberarci per
avere una chance di successo.
Non stiamo parlando solo delle
tragicomiche autocertificazioni
che cambiano ogni pochi giorni, né
dei dubbi divieti (questione di inter-
pretazione) per i supermercati di
vendere gli articoli di cancelleria
poiché non sono beni essenziali.
L’invasività di grida manzonia-
ne, ukaze, proibizioni e disposizio-
ni confusionarie è la stessa che, in
modo molto più drammatico, fa si
che – come si apprende dalla stam-
pa- chi è pronto a produrre più respi-
ratori non lo possa fare perché non
si capisce di chi sia la competenza
ad acquistare e chi potrebbe impor-
tare centinaia di migliaia di masche-
rine certificate Ce dalla Cina non è
in condizione di iniziare perché Re-
gione Lombardia e Protezione civi-
le non rispondono alle sue email.
E in tema di scelte di politica eco-
nomica, mentre la Germania garan-
tisce fino a 500 miliardi di prestiti
emessi dalla Kfw, la loro Cassa de-
positi e prestiti, che rimane al di fuo-
ri del perimetro dei conti pubblici,
da noi la Ragioneria Generale bloc-
ca le garanzie dirette pubbliche per
il credito alle imprese perché equi-
parabili ad aiuti di Stato proibiti dai
Trattati europei. Ora, nessuno cre-
do sia più contrario ai sussidi pubbli-
ci di chi scrive, ma è sensato che
mentre non si batte ciglio a buttar
miliardi in Alitalia, non si adotti la
procedura tedesca per dare fiato al
sistema produttivo?
E quanto sarebbe stato utile oggi
avere ancora i voucher, che avrebbe-
ro permesso di dare lavoro non in ne-
ro a molte persone per quelle poche
attività produttive o di servizi sovrac-
cariche in questo periodo, quali la di-
stribuzione porta a porta, i super-
mercati, le strutture sanitarie?
Peraltro basta leggersi la mag-
gior parte delle segnalazioni
dell’Autorità Antitrust al parlamen-
to per rendersi conto che l’Italia è in-
castrata in un reticolo di regole che
la blocca o la costringe a sotterfugi.
Forse si potrebbe recuperare una
proposta proveniente da una fonte
non sospetta quanto a credenziali
no-global e di primato della politi-
ca, Giulio Tremonti. Nel 2011,
quando era ministro dell’Econo-
mia, il Consiglio dei ministri appro-
vò una serie di proposte di revisio-
ne costituzionale che avrebbero
cambiato l’art. 41 stabilendo che sa-
rebbe stato “permesso tutto ciò che
non è vietato dalla legge”, si sareb-
be riconosciuto il merito e la capaci-
tà nella Pa e affermato che gli enti lo-
cali dovevano garantire e favorire
l’autonomia individuale.
Non sarebbe necessario per libera-
lizzare l’economia se veramente lo si
volesse, ma dovrebbe aiutare. —
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Le lettere vanno inviate a
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Email: [email protected]
Fax: 011 6568924
Anna Masera
Garante del lettore: [email protected]

Il premio Carlo Casalegno, il ricono-
scimento intitolato alla memoria del
vicedirettore del giornale simbolo dei
valori della Costituzione e vittima del
terrorismo, che la direzione de «La
Stampa» assegna ogni settimana al
giornalista che più si è messo in evi-
denza, questa volta va a Paolo Russo,
collaboratore della redazione roma-
na ed esperto di sanità, per gli articoli
sull’emergenza coronavirus.


Paolo Russo


PREMIO CARLO
CASALEGNO

SEGUE DALLA PRIMA PAGINA

SABATO 28 MARZO 2020 LASTAMPA 19
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