Libero - 24.08.2019

(ff) #1
Inviateci i vostri racconti delle vacanze al mare o in
montagna. Pubblicheremo i migliori. Scriveteci a:
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Dalle prime cotte alle ultime delusioni


Da quell’estate a Riccione


non ho più lasciato il mare


Scelgo un’altra mèta


LA COLLINA È IL PARADISO


Un borgo nel Vicentino è diventato il mio rifugio: l’ho scoperto anni fa


grazie al mio amico prete di 89 anni ed è stato un colpo di fulmine


EMANUELE GIRALDI


■«Vièn qua, nina!». E
un’altra mosca va in Paradi-
so. La paletta fa saltare il col-
tello e il cacciatore di mo-
sche grida divertito. Sarà il
pranzo domenicale al risto-
rante, sarà l’onore di trovar-
si al tavolo dei preti... che
sussulta all’urlo del nonno
uccellatore. Niente paura
per le onde d’urto sulle cur-
ve di nero: diminuisce a vi-
sta d’occhio, ma è pur sem-
pre un buon vino fermo. In-
vece la signora novantenne,
un po’ sorda, al mio fianco,
sembra stordita dal triplice
attacco del cacciabombar-
diere: palettate, grida e liba-
gioni. Ma basta che l’aria
porti dalla cucina il battere
sordo del coltellaccio spez-
za costate della padrona di
casa perché cali religiosissi-
mo il silenzio. C’è un tempo
per ogni cosa. E la padrona
di casa sa modularlo in pa-
sti che vanno dalle alte mal-
ghe di latte, vento e fiori fi-
no ai crostacei rossi e zaffe-
rano nella «paella» colorata
di terracotta.
In battute e sorrisi e in ri-
chiami... armati! Sa portare
soprattutto e invero molta
pazienza – lei vedova e orfa-
na di un padre morto sui
monti per la libertà. Con le
figlie e i nipoti, nel suo «refu-
gium peccatorum», si strin-
ge le vesti ai fianchi, fa met-
tere a tavola l’ospite e passa
a servire. Che ospite? Eh...
Dagli «aficionados» di Bac-
co e Venere – due dei che li
hanno lasciati soli passata
la mezza età –, alle signo-
re-pagliaio in ciabatte, ai si-
gnori in gravidanza trigemi-
na, alle «normali» famiglie
con figli... Manovali, qual-
che insegnante, un carabi-
niere,... E i preti. Sì, sono sta-
to in vacanza in collina con
un grande amico sacerdote
di 89 anni. Non saprei nean-
che dell’esistenza di questo
posto senza di lui e senza
suo fratello. Eppure nel tem-
po proprio tale luogo è di-
ventato la meta ambita per
il mio riposo e quello della
mia famiglia. Così il movi-
mentato ristorante, in cui ci
si ritrova senza defezioni a
pranzo e a cena durante le
ferie, è ormai un ritrovo ca-
ro e familiare, entro un pic-
colo paese vicentino sem-
pre protetto dal falcetto di
un apostolo sull’attenti so-
pra il campanile.


IL PARROCO

Il parroco del paese ha
qui la sua canonica, il posto
fisso al tavolo dei preti e ci
dà la possibilità di vivere in
un’altra canonica del vicino
borgo che è sotto la sua cu-
ra pastorale. Per raggiunger-
la, si sale fino a 500 metri
sulla sommità di un colle
dove svettano chiesa, cimi-
tero, brolo e casa del prevo-
sto. Le abitazioni si sviluppa-


no distanziate, oltre e più in
basso, tra tornanti, vie e so-
prattutto lungo la costa che
riceve luce prolungata. La
sommità diventa allora una
vera e propria sentinella
che butta il naso in una con-
ca patria di motociclette e
alza la fronte verso l’altopia-
no; alle spalle, nelle giorna-
te limpide, la laguna all’oriz-
zonte brilla. Regnano incon-
trastati il fresco mattutino e
serale, come il silenzio.
«È un Paradiso!», confes-
sa un uomo che ha fermato
l’auto per godersi la silente
terrazza sulle montagne.
«Un piccolo lembo di Para-
diso», rincara un’amica al
telefono. In effetti il tempo
della sentinella, a volte, è
proprio un tempo da ange-
li: romba il vento e la tempe-
sta tutta la notte e al matti-
no, uscendo all’aperto, sem-
bra di accostare l’orecchio a
una conchiglia, i rumori so-
no quelli del mare; qualche
cirro rimane incastrato fra i
rami della conca di fronte
alla canonica, mentre le
pozzanghere riflettono ter-
se l’azzurro dell’altopiano;
la pioggia scende quale il so-
le nella piana che supera il
cimitero e le rocce delle Pre-
alpi diventano rame. Evi-
dentemente gli angeli si di-
vertono quassù e qualcuno
di loro dovrà essere di sicu-
ro cinese, perché al tramon-
to allestisce un palcosceni-
co tra le alture e le nuvole
dove passa come un’ombra
fine la luna nuova.

LE FAVOLE

Tanti angeli – e diavoletti


  • li ritrovo nei disegni di
    Guareschi che popolano il
    Don Camillo e Don Chichì
    portato con me dalla bassa
    riviera del Brenta. Accanto

  • riflessivo – un libro su
    Franco Fortini, poeta socia-
    lista «sui generis». Insom-
    ma, ci sono tutti gli ingre-
    dienti esplosivi per una del-
    le favole del grande fiume...
    sui monti! Una storia che
    qui, fra cielo e terra, porta
    tutto all’essenziale. L’incon-
    tro con qualche persona,
    l’addio a qualche altra; le
    preghiere quotidiane, quel-
    le rinnovate e quelle richie-
    ste, e il suono delle campa-
    ne; i Rosari e le Messe; le
    lente passeggiate che l’ami-
    co sacerdote comincia a
    concedersi dopo un triste
    periodo di indisposizione;
    gli altri amici che vengono a
    trovarci dall’afa della pianu-
    ra a quest’aria di Paradiso.
    È una storia tra due sponde

  • tra ciò che passa e ciò che
    rimane. Tra terra e cielo.
    «Quando ci fiorirà nella lu-
    ce del sole / Quel passo che
    in sonno si sogna», scriveva
    Fortini. La parte migliore, di-
    ceva qualcuno. Quella che
    già ora, in questa sponda,
    se la scegliamo, non ci sarà
    tolta.
    ©RIPRODUZIONE RISERVATA


per le ferie MARE O MONTI?


Uno scorcio delle spiagge libere di Riccione

SABRINA MANTOVANI


■Andai a Riccione per la prima vol-
ta nel lontano 1974. Avevo vinto lo
Zecchino d’oro con la canzone Coc-
co Drilli. Quella vacanza fu quasi un
regalo dei miei genitori Sulla spiag-
gia molti riconobbero in me Sabrina
la bambina vincitrice della kermesse
bolognese. Su quel bellissimo areni-
le mi sentivo una piccola star e istan-
taneo fu l’amore per il mare. Dal 74
quello di andare in vacanza divenne
un rito perpetuatosi anno dopo an-
no sempre nella stessa località cioè
Riccione. Riccione ha un largo litora-
le con una rena finissima di un bian-
co accecante. In alcune ore del gior-
no i fasci luminosi diretti e riflessi di-
ventano pervicacemente penetranti.
Ricordo quando sedicenne mi inna-
morai di Andrea: un Adone. Dopo 12
mesi lo rividi. Era diventato un mo-
striciattolo con il viso devastato
dall’acne giovanile. Devo dire che
aspettavo la vacanza estiva al mare
anche perché mia mamma Maria mi
lasciava più libera. Ed al mare sarà
stato il sole, la salsedine o l’aria ricca
di iodio immancabilmente mi pren-

devo una cotta per qualche coeta-
neo. Poi tutto terminava con la fine
della vacanza.
Anche da sposata con due figlie la
mia assoluta fedeltà per il mare di
Romagna non si è esaurita e nemme-
no si è dissolta dopo la separazione
da mio marito. Qualche anno fa, ri-
tornata single, durante la consueta
ed ormai inderogabile vacanza esti-
va avvertii dei desideri identici a quel-
li avuti da giovinetta.
Avevo conosciuto un signore della
mia stessa città (lo seppi dopo) che
però non avevo mai incrociato nem-
meno di striscio. Vicino d’ombrello-
ne iniziammo a parlare ed a fare lun-
ghe passeggiate sul bagnasciuga.
Ogni tanto ci fermavamo per ascolta-
re lo sciabordio delle onde sulla chi-
glia di una barca ancorata. Era come
se dal mare partisse una musica che
mi rapiva estasiata. Guardavo l’uo-
mo molto più anziano di me elegan-
te nel portamento e nel parlare ed
inebriata tornavo a casa felice. Mi in-
namorai. Ci scambiammo il primo
bacio sulla spiaggia. Non sempre pe-
rò sono come si usa dire rose e fiori.
Il fedifrago era sposato e a parole dis-

se di essere deciso a lasciare per me
la famiglia. La moglie, una attempata
signora, con l’aiuto della figlia mia
coetanea ostacolò il tutto. Risultato
rapido ritorno del superficiale insi-
gnificante damerino a casa con mo-
glie e figlia.
Rimasta sola mi abbandonai non
alla disperazione ma a lunghe ripetu-
te nuotate nell’amato Adriatico. Il da-
tato tipo da spiaggia abile venditore
(non per niente era un rappresentan-
te di commercio) non l’ho più visto
né sentito e di lui ormai non m’im-
porta un fico secco. Ogni estate torno
sempre a Riccione. Oggi cerco di go-
dere appieno la vacanza al mare,
una vacanza, però, scevra da implica-
zioni sentimentali. Potrei smarrire
per sempre i ricordi dei miei amori
estivi, ma non dimenticherò mai
quel lontano 1974 anno in cui “la
bambina dello Zecchino d’oro” vide
per la prima volta il mare.
Nel frattempo la bambina è cre-
sciuta. Oggi a 52 anni posso dire che
l’amore per il mare non è mai venuto
meno e rimane l’unico grande vero
amore della mia vita.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

17
sabato
24 agosto
2019
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