NEI SECOLI DEI SECOLI - Gianni Zito - Biografia

(Gianni Zito) #1

Anche la cravatta non era da meno rispetto allo stile pseudo aristocratico dei pantaloni e della
giacca luccicante, infatti trattandosi di un maldestro papillon nero non meritava affatto le scarpe da
goffo soldatino, ambiziose di rappresentare un improbabile ritorno dalla trincea.
I capelli erano costretti in una dispettosa e fiera frangetta, ma anch’essi, passo dopo passo, salendo
lungo le scalinate della Chiesa dei Salesiani di Salerno, sudati e sgocciolanti, venivano trascinati
nell’imbarazzante vortice emotivo della compassionevole comprensione di parenti ed amici.
Era una “mise” degna di un aspirante comico o di un soggetto aristocratico impacciato ed incapace
di ottenere il minimo apprezzamento da parte dei presenti. In effetti chiunque avesse voluto
giudicarmi lo avrebbe dovuto fare cercando di capire prima a quale delle due categorie io
appartenessi, quella dei comici, appunto, o quella dei figli di papà, anzi di “mammà”, viziati e goffi.
La scelta in tal senso, almeno ai presenti, era stata permessa da parte di mia madre, era libera,
mentre al sottoscritto non era stato consentito nulla nella fase dell’addobbo preparatorio.


Fortunatamente, e lo intuii dai loro sguardi commossi, grazie alla solennità della Comunione ed
essendo quindi tutti più buoni, i presenti tollerarono l’approssimazione del mio abbigliamento
cerimoniale giustificandola con la mia tenera età di 11 anni e soprattutto intuendo la regia della ben
nota verve artistica di mia madre.
Infatti lei, la regista e sceneggiatrice di quella sottospecie di rappresentazione cinematografica a cui
mi aveva sottoposto - tanto efficace che se l’avesse realizzata ai tempi attuali avrebbe oscurato in
gradimento le più eclatanti scene di “I nuovi mostri” di Strisca la notizia - già in altre occasioni mi
aveva utilizzato come piccolo ed aitante “modello da esposizione” per le sue stravaganti creatività
modaiole.
La maggior parte dei parenti, quindi, erano consapevoli della mia totale estraneità ed innocenza
rispetto a quella messa in scena, e non osavano inveire con eccessiva ilarità nei miei confronti.

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